1 Corinzi: capitolo 15 (versetti 37-58)

Di Peter Amsterdam

Aprile 28, 2026

[1 Corinthians: Chapter 15 (verses 37–58)]

Il precedente articolo di questa serie terminava con 1 Corinzi 15:35-36, in cui Paolo rispondeva alle domande e alle obiezioni sulla risurrezione e sull’aldilà sollevate da chi sosteneva che non ci fosse risurrezione dai morti.

Nei versetti successivi, Paolo continua la sua spiegazione riguardo alla forma corporea che avranno i risorti.

E quanto a ciò che tu semini, non semini il corpo che deve nascere, ma un granello nudo, di frumento per esempio, o di qualche altro seme (1 Corinzi 15:37).

Sottolinea che il seme che viene piantato nel terreno non è la pianta completamente cresciuta, ma piuttosto un «granello duro». In effetti, un seme non assomiglia affatto alla pianta che diventerà, quindi quando guardiamo un seme non vediamo tutto ciò che sarà. Allo stesso modo, i nostri corpi umani sono come semi rispetto ai nostri corpi risorti.

Uno studioso della Bibbia lo ha spiegato come segue:

Il seme corrisponde al nostro corpo deperibile che deve prima morire, mentre la vita incarnata che emerge dalla morte rappresenta il nostro nuovo corpo risorto. Il corpo corruttibile che viene sepolto nella terra alla morte non è lo stesso corpo che emerge nella nuova vita, ma l’immagine del seme implica fortemente la continuità dell’identità. In qualche modo sapremo di essere noi stessi nel nuovo corpo e riconosceremo gli altri nei loro nuovi corpi come le stesse persone che conoscevamo nei loro corpi corruttibili.1

Paolo continua: …e Dio gli dà un corpo come lo ha stabilito; a ogni seme, il proprio corpo (1 Corinzi 15:38).

Al momento della risurrezione i nostri corpi saranno trasformati. Mentre i nostri corpi fisici attuali sono mortali e deperibili, alla risurrezione i nostri corpi saranno imperituri e spirituali. Il cambiamento che avverrà è paragonabile a quello di un seme che viene piantato e poi cresce fino a diventare un bel fiore. I nostri corpi risorti saranno corpi soprannaturali che non subiranno il declino, la decomposizione o i limiti dei nostri corpi temporali.

Paolo sottolinea che è Dio che ha progettato e pianificato tutto questo. Come ha detto un commentatore:

Così, come Dio fa rivivere il seme morto trasformandolo in una pianta, gli conferisce anche la forma appropriata. Nella sua sovranità, Dio sceglie l’aspetto che avrà ogni pianta. Nella risurrezione, dice Paolo in sostanza, i credenti avranno il tipo di corpo che Dio ha determinato per loro. I corpi risorti saranno diversi dai corpi mortali, proprio come un seme è diverso dalla pianta in cui cresce.2

Non ogni carne è uguale; ma altra è la carne degli uomini, altra la carne delle bestie, altra quella degli uccelli, altra quella dei pesci (1 Corinzi 15:39).

La risurrezione non ridarà ai nostri corpi la stessa forma dei nostri corpi terreni; ci sarà una trasformazione. Dio ha progettato i corpi risorti perché siano specificamente adatti all’eternità con Lui.

Ci sono anche dei corpi celesti e dei corpi terrestri; ma altro è lo splendore dei celesti e altro quello dei terrestri (1 Corinzi 15:40).

Paolo afferma qui che esistono due categorie di corpi, quelli celesti e quelli terrestri, e sottolinea la differenza tra loro. I «corpi celesti» possono riferirsi alle stelle e ai pianeti, oltre che agli angeli. I «corpi terrestri» si riferiscono alle piante e agli animali, compresi gli esseri umani, che vivono sulla terra. Paolo sottolinea la meraviglia della creazione di Dio riferendosi alla gloria o splendore di ciascuna specie.

Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle; perché un astro è differente dall’altro in splendore (1 Corinzi 15:41).

Paolo prosegue indicando il diverso splendore del sole, della luna e delle stelle, ognuno delle quali risplende a modo suo. Ogni stella differisce dall’altra nel suo splendore e nella sua luminosità. Paolo sottolinea le meraviglie e la varietà della creazione di Dio, ognuna delle cui parti ha una sua bellezza unica; tutte sono gloriose ma sono diverse l’una dall’altra.3

Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile (1 Corinzi 15:42).

Proprio come quando i semi vengono piantati nel terreno e col tempo si trasformano in una pianta, così i nostri corpi risorgeranno dai morti con una nuova forma. Attualmente siamo soggetti a malattie, debolezze e morte, poiché i nostri corpi sono stati creati per essere solo dimore temporanee (2 Corinzi 5:1). Tuttavia, grazie al sacrificio di Cristo che ha dato la sua vita per noi, come credenti partecipiamo alla promessa che i nostri corpi presenti sono solo recipienti temporanei in attesa della meravigliosa risurrezione. Paolo ci dice che i nostri nuovi corpi saranno imperituri e liberi dalla debolezza del nostro mondo attuale. Attendiamo con ansia il compimento delle promesse di Dio per il futuro, sapendo che ci attende un’alba benedetta ed eterna.

È seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente (1 Corinzi 15:43).

Paolo continua a parlare della risurrezione, sottolineando che attraverso di essa saremo «risuscitati gloriosi». Le forme fisiche che possediamo ora sono solo temporanee e periture, al contrario della forma che riceveremo nella risurrezione. I nostri corpi attuali vengono sepolti al momento della morte e si decompongono nella tomba. Tuttavia, quella non è la fine.

I nostri corpi saranno risuscitati in gloria, completamente trasformati, liberi dalla decomposizione e splendidi. I nostri corpi attuali sono fragili. Ci ammaliamo, invecchiamo e moriamo. Tuttavia, saremo «risuscitati potenti». Il nostro nuovo corpo sarà pieno di vita e non morirà mai più.

È seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale (1 Corinzi 15:44).

Qui Paolo parla della trasformazione che avviene alla risurrezione. I nostri corpi attuali sono come un seme piantato nel terreno e, proprio come un seme cresce e diventa una pianta, i nostri corpi saranno trasformati in corpi spirituali. Non sperimenteremo più i limiti della carne o del corpo naturale. In un altro passo Paolo dice che i nostri corpi umili saranno trasformati per diventare simili al corpo glorioso di Cristo (Filippesi 3:21).

Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante (1 Corinzi 15:45).

Paolo paragona il primo uomo, Adamo, a Cristo, che in questo versetto chiama «l’ultimo Adamo». Come primo uomo, Adamo ricevette la vita da Dio. Tuttavia, Adamo disobbedì a Dio, introducendo il peccato e la morte nel mondo. Paolo sottolinea la vita che ereditiamo da Adamo, una vita che include la morte. Per contrasto, si riferisce a Cristo come allo «spirito vivificante», poiché quelli che sono in Cristo possono aspettarsi di risorgere e di ereditare la vita eterna (Matteo 19:29).

Però ciò che è spirituale non viene prima; ma prima ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale (1 Corinzi 15:46).

Paolo continua ricordandoci che dobbiamo abbracciare sia la vita naturale che quella spirituale. Mentre abitiamo corpi terreni, abbiamo anche uno scopo più elevato che va oltre la nostra vita fisica. Il corpo naturale è la prima fase della vita di un credente. Il corpo spirituale è lo stato che i credenti avranno nella risurrezione. Questa conoscenza dà speranza ai credenti, poiché garantisce che le loro difficoltà terrene saranno sostituite da una gloriosa esistenza spirituale. «E così saremo sempre con il Signore» (1 Tessalonicesi 4:17 NIV).

Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti (1 Corinzi 15:47-48).

Nel libro della Genesi leggiamo che Dio creò il primo uomo, Adamo, dalla polvere della terra e lo mise nel giardino dell’Eden. Dopo aver peccato, fu allontanato dall’Eden e costretto a coltivare la terra. Gli fu anche concesso un tempo limitato per vivere, poiché sarebbe morto e tornato alla polvere da cui era venuto (Genesi 3:17-19). Con l’ingresso del peccato nel mondo, tutti gli uomini divennero peccatori per natura e conobbero la morte (Romani 5:12-15).

Paolo fa poi riferimento al «secondo uomo», Cristo, che è «dal cielo» ed è divino ed eterno. In questo modo Paolo sottolinea la differenza tra il naturale e lo spirituale, con Adamo che rappresenta il genere umano peccatore, mentre Gesù rappresenta l’umanità redenta. La natura di Adamo portò alla morte; la natura di Gesù portò alla giustizia e alla vita eterna. Mentre i nostri corpi presenti sono deperibili come quelli di Adamo, quelli che appartengono a Cristo alla fine avranno corpi glorificati come il suo.

Nel trattare la differenza tra Adamo e Gesù, Paolo sottolinea che tutte le persone condividono la natura terrena e peccaminosa di Adamo, insieme alle sue debolezze e alla sua morte finale. Tuttavia, quelli che appartengono a Cristo condividono anche la sua natura celeste. Su questo punto, il commentatore biblico Leon Morris ha scritto:

I nostri corpi sono corpi terreni e condividono la corruzione che è parte integrante delle cose terrene. Ma i cristiani non sono solo terreni; sono anche «celesti» grazie al loro rapporto con Cristo. Ciò significa che il popolo di Cristo sarà come lui (1 Giovanni 3:2). Il corpo risorto di Cristo ci mostra parte di come sarà la vita dei credenti in quel nuovo mondo che la loro risurrezione inaugurerà.4

E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste (1 Corinzi 15:49).

Paolo spiega che proprio come gli esseri umani hanno portato l’immagine della natura peccaminosa e mortale di Adamo, porteranno l’immagine celeste, che è giusta, immortale e conforme alla somiglianza di Cristo.

Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’incorruttibilità (1 Corinzi 15:50).

Paolo sottolinea che il nostro stato attuale, che è mortale e debole, non è compatibile con la natura divina del regno di Dio. Le cose della terra sono corruttibili e non raggiungeranno ciò che è eterno. Il corpo corruttibile non può entrare in uno stato di incorruttibilità, né entrare nel regno dei cieli nella sua condizione attuale. È necessaria la risurrezione per dare al corpo una nuova condizione incorruttibile. Paolo sottolinea questo concetto nella sua lettera ai Filippesi: «Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al suo corpo glorioso» (Filippesi 3:20-21).

Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati (1 Corinzi 15:51-52).

Paolo inizia con la parola «ecco» per indicare che ciò che sta per dire è importante. La parola «mistero» in questo contesto si riferisce a una verità divina non divulgata in precedenza, che adesso però viene rivelata.5 Paolo ha già accennato alla risurrezione dei morti che avverrà al ritorno di Cristo per quelli che appartengono a Lui (1 Corinzi 15:22-23). Naturalmente, alcune persone saranno ancora vive quando Cristo tornerà. Quelle che saranno vive e rimarranno per la sua venuta saranno trasformati quando entreranno nell’eternità e i loro corpi saranno trasformati in corpi glorificati (1 Tessalonicesi 4:16-17).

Il cambiamento avverrà in un istante. Sarà accompagnato dal suono di una tromba, associato nel Nuovo Testamento al ritorno di Cristo, alla risurrezione dei morti e all’inizio della nuova creazione.6 In un batter d’occhio tutti i corpi mortali saranno sostituiti da corpi immortali. I morti risorgeranno; non dovranno più affrontare la morte e la decomposizione. Anche quelli che sono vivi saranno trasformati.

Questi versetti ci danno la certezza che anche nella morte abbiamo la promessa di una nuova vita che non finirà mai. Abbiamo la certezza che la trasformazione attende tutti quelli che credono.

Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità (1 Corinzi 15:53).

Paolo parla di ciò che accade quando i credenti passano dal mondo mortale alla vita eterna. Parla di come abbandoniamo della nostra natura corruttibile e assumianmo un’esistenza immortale. Nella vita a venire i nostri corpi mortali saranno sostituiti da corpi incorruttibili.

Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata inghiottita nella vittoria» (1 Corinzi 15:54).

Paolo cita Isaia 25:8 quando dichiara che «la morte è stata inghiottita nella vittoria». Ogni persona che ha creduto in Cristo sarà trasformata in ciò che Dio ha preparato per i suoi figli. I nostri corpi terreni scompariranno, sostituiti da corpi immortali che vivranno con Dio in eterno.

 «O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?» (1 Corinzi 15:55)

Le due domande poste da Paolo, dove è la vittoria della morte e dove è il suo dardo [o pungiglione (C.E.I.)], indicano la sconfitta della morte nella risurrezione di Cristo e la sua sconfitta definitiva al suo ritorno. La vittoria sulla morte e sulla tomba porta conforto e incoraggiamento ai cristiani, poiché ci ricorda il futuro trionfante ed eterno che ci attende attraverso Cristo. La morte è solo un ponte verso la nostra vita celeste.

Il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge (1 Corinzi 15:56).

Paolo sottolinea il legame tra peccato, morte e legge. Il peccato infligge la morte spirituale. La legge non ci salva dal peccato, ma indica piuttosto il nostro bisogno di redenzione. Mostra il potere del peccato e indica la necessità di un Salvatore che ci liberi dalla sua schiavitù.

Ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo (1 Corinzi 15:57).

Questa bellissima espressione di ringraziamento a Dio riguarda il trionfo sul peccato e sulla morte attraverso Cristo. Paolo riunisce i temi del ringraziamento e dell’adorazione, della vittoria e del ruolo centrale di Cristo nella nostra vita. Mentre il peccato ci separa da Dio, la morte sacrificale di Cristo sulla croce ci porta il perdono e la riconciliazione con Dio. La nostra risposta dovrebbe essere la gratitudine e il ringraziamento continuo per tutto ciò che ci è stato concesso attraverso Cristo.

Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore (1 Corinzi 15:58).

Paolo conclude la sua lettera ai Corinzi con affetto, rivolgendosi a loro come «fratelli miei carissimi», espressione che comprende fratelli e sorelle. Li esorta a rimanere saldi nella fede e a dedicarsi alla loro vocazione, a dedicarsi sempre all’opera di Dio. In questo modo, potranno sapere che «la loro fatica non è vana». I loro sforzi saranno significativi e porteranno frutto, anche se i risultati non saranno immediatamente evidenti.

Questo ci porta alla fine dei quindici capitoli di 1 Corinzi. L’ultimo capitolo, 1 Corinzi 16, non verrà trattato in questa serie. Questo capitolo, che conclude la lettera, si occupa delle istruzioni pratiche di Paolo alla chiesa, fornendo informazioni sui suoi piani di viaggio e altre questioni relative alla chiesa locale.


1 Alan F. Johnson, 1 Corinthians, The IVP New Testament Commentary Series (IVP Academic, 2004), 302.

2 Richard L. Pratt, Holman New Testament Commentary—1 & 2 Corinthians, Vol. 7 (B&H Publishing Group, 2000).

3 Leon Morris, 1 Corinthians: An Introduction and Commentary, Vol. 7, Tyndale New Testament Commentaries (InterVarsity Press, 1985), 194.

4 Morris, 1 Corinthians, 198–199.

5 Johnson, 1 Corinthians, 307.

6 Vedi Matthew 24:31; 1 Thessalonians 4:16; Revelation 11:15.


Pubblicato originariamente in inglese il 3 marzo 2026.

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