Le storie raccontate da Gesù: gli amici a mezzanotte e i buoni doni del Padre; Luca 11,5-8; Luca 11,9-13; Matteo 7,9-11

Di Peter Amsterdam

Ottobre 20, 2013

Lunghezza Video: 12:57

Scarica il video: Alta definizione (75MB) Bassa definizione (34MB)

Lunghezza audio: 12:44

Scarica l'audio originale in Inglese (12.2MB)

(Probabilmente avrai bisogno di cliccare con il tasto destro del mouse il link sopra e selezionare "Salva Link come" oppure "Save Target As" Per poter scaricare il video sul tuo computer.)


I Vangeli ci offrono alcuni insegnamenti fondamentali sulla preghiera mediante l’esempio delle preghiere di Gesù e i suoi insegnamenti. Nel terzo Vangelo, Luca raggruppa alcuni di quegli insegnamenti nel capitolo 11. Il capitolo inizia con Gesù intento a pregare; quando termina, i suoi discepoli gli chiedono di insegnare loro a pregare. Fu qui che Gesù insegnò loro la Preghiera del Padre, comunemente nota come “Padre Nostro”. È stata chiamata anche “Preghiera dei discepoli”, perché Gesù la diede ai suoi seguaci affinché la facessero loro, non perché la facesse Lui.

Luca prosegue con il tema dell’“insegnarci a pregare”, portandoci direttamente alla parabola dell’amico a mezzanotte. È un racconto breve, cui fa immediatamente seguito un detto o una poesia che continua gli insegnamenti sulla preghiera. Diamo un’occhiata alla parabola.

Poi disse loro: «Chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte, dicendogli: “Amico, prestami tre pani, perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti”; e quello di dentro, rispondendo, gli dice: “Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli”? Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno».[1]

Gesù inizia la parabola con una lunga domanda retorica, una domanda alla quale praticamente ogni ebreo del primo secolo avrebbe risposto: “Nessuno”. Riuscite a immaginarvi di essere svegliati nel mezzo della notte da un vicino che vi chiede di prestargli del pane per dar da mangiare a un ospite inaspettato, e rispondergli: “I bambini sono a letto e la porta è chiusa; come faccio ad aiutarti?”

La risposta è no. Nella Palestina del primo secolo l’ospitalità era un principio profondamente radicato. In un villaggio, l’ospitalità non era solo un obbligo individuale, ma anche di tutta la comunità. Se un amico visitava una famiglia del posto, l’ospite era considerato un visitatore dell’intera comunità. In questo caso, l’esigenza della persona che ospitava il suo amico sarebbe diventata una responsabilità comune. Quindi, il dovere dell’uomo che dormiva, per quanto fosse scomodo, era di alzarsi per aiutare l’amico dandogli i tre pani richiesti.

Nessuno degli ascoltatori di Gesù si sarebbe rifiutato di uscire dal letto, qualunque ora fosse, per aiutare un vicino nel bisogno. Tutti conoscevano l’importanza per il vicino di dimostrare ospitalità nei confronti del suo visitatore. Dato che il vicino non aveva il cibo necessario, l’amico si sarebbe alzato e gli avrebbe dato il pane che gli aveva chiesto. Nessuno avrebbe tirato in ballo la scusa dei bambini che dormivano o della porta chiusa a chiave. Gesù lo sapeva, come lo sapevano tutti i suoi ascoltatori, e questo, come vedremo, è uno dei punti principali della parabola.

Forse il vicino aveva in casa degli avanzi di pane, ma non poteva servirli a un visitatore. I pani serviti dovevano essere interi. L’autore Kenneth Bailey spiega così l’importanza del pane:

Il pane non è il pasto in sé. Il pane è il coltello, la forchetta e il cucchiaio con cui il pasto è consumato. Ogni persona ha davanti a sé una forma di pane. Ne spezza un boccone, lo intinge nel piatto comune e se lo mette in bocca. Poi prende un altro pezzo di pane e ripete l’operazione. Il piatto comune non è mai contaminato dalla bocca dei commensali, perché ogni boccone è preso con un pezzo nuovo di pane.[2]

L’importanza di mostrare ospitalità è dimostrata dal fatto che il vicino va a disturbare l’uomo che dorme e a svegliare la sua famiglia per chiedergli il pane. Anzi, forse sta chiedendo più del solo pane. Quando dice: “Un mio amico è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti”, non vuole per forza dire che non aveva cibo in casa. Gli ascoltatori originali avrebbero capito che il vicino diceva di non avere cibo adeguato al suo visitatore. In un simile caso, un anfitrione del primo secolo avrebbe fatto il possibile per dare all’ospite le cose migliori, anche se doveva chiederle in prestito o spendere oltre le proprie possibilità. Faceva parte della cultura dell’ospitalità. Alla fine della parabola, Gesù dice che l’uomo che dormiva si alzerà e darà al vicino tutti i pani di cui aveva bisogno, e forse non solo quelli.

Come faceva il vicino a sapere che l’uomo che dormiva aveva del pane disponibile? Le donne del villaggio cuocevano tutto il pane necessario in una sola infornata, quindi si sapeva chi nel quartiere aveva appena fatto il pane e probabilmente ne aveva un po’ a disposizione.

In quanto alla preoccupazione dell’uomo di svegliare i figli: le case contadine avevano una sola stanza e l’intera famiglia dormiva su materassi sul pavimento. Alzarsi da letto, prendere il pane e aprire la porta avrebbe probabilmente svegliato l’intera famiglia; ma per una richiesta legittima come il dovere di mettere in tavola il cibo adeguato a dimostrare la giusta ospitalità, era scontato che si tollerasse il fastidio.

La parabola inizia con la domanda: “Chi di voi?”, al che gli ascoltatori penserebbero subito: “Nessuno”. Gesù poi indica chiaramente la risposta, dicendo che anche se l’uomo che dormiva non si sarebbe alzato per dare il pane al vicino perché era un amico, lo avrebbe fatto a causa della sua insistenza.

Gli studiosi della Bibbia dibattono sul significato della parola greca anaideia, che è tradotta qui con “insistenza” e in altre versioni con “importunità”. Questo è l’unico punto della Bibbia in cui viene usata e il suo utilizzo nella parabola crea qualche difficoltà nell’interpretazione della storia. La definizione di anaideia è “sfacciataggine” o “sfrontatezza”, che non significano esattamente insistenza o importunità. Nelle prime interpretazioni della parabola fu usata la definizione di insistenza, ma ora la si vede in maniera diversa.[3] La parabola non afferma che il vicino abbia continuato a insistere e a esigere che l’altro uomo si alzasse e gli desse del pane. Non parla di un bussare continuo o di richieste ripetute, quindi insistenza o importunità non sono proprio le parole adatte.

Esaminando le definizioni di sfacciataggine e sfrontatezza, vediamo termini come: comportamento impertinente e offensivo; sicurezza eccessiva, accompagnata dal disprezzo della presenza o delle opinioni di altri; svergognatezza; impertinenza.

Invece di vedere il vicino che doveva farsi prestare il pane come una persona insistente, dovremmo vederlo come una persona disposta a rischiare di essere fastidiosa quando ce n’è buon motivo, che è sicura che, anche se svegliare il vicino può essere scortese, otterrà quello che chiede. L’uomo chiede apertamente e senza vergogna.

Vista alla luce della richiesta iniziale dei discepoli, “insegnaci a pregare”, la storia di Gesù ci incoraggia a pregare con decisione e a presentarci davanti a Dio senza vergogna quando gli chiediamo di sopperire ai nostri bisogni.

Una tecnica d’insegnamento utilizzata dai rabbini ebrei era di passare dal minore al maggiore, o dal leggero al pesante, intendendo con ciò che, se una conclusione si applica a un caso facile, si può applicare anche a uno più importante.[4] Nella sua parabola, Gesù utilizzò questo metodo e il punto che voleva mettere in evidenza era che, se l’uomo che dormiva si sarebbe alzato per rispondere alla richiesta del vicino che aveva bisogno, quanto più Dio risponderà alla nostre preghiere quando gli presenteremo le nostre richieste.

Questa parabola è una storia di vita quotidiana e ci insegna che Dio risponderà alle preghiere. Si alzerà, come l’uomo che dormiva, e ci darà generosamente ciò di cui abbiamo bisogno. Gesù aveva appena terminato di insegnare ai suoi discepoli il Padre Nostro, che include le parole “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, e vi fece seguito con una parabola su qualcuno che aveva bisogno di pane. Il concetto espresso è che dovremmo rendere note a Dio le nostre richieste, con decisione, sicuri che ci risponderà.

Gesù sottolinea questo punto nei due versetti successivi, quando dice:

E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione?[6]

La risposta sottintesa è che nessun padre lo farebbe.

Nessun padre darebbe a suo figlio un serpente invece di un pesce, uno scorpione invece di un uovo, o una pietra invece di pane (vedi anche il Vangelo di Matteo). Era una questione ovvia per gli ascoltatori. Gesù quindi conclude la parabola con queste parole:

Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono.[7]

Anche qui Gesù impiega la tecnica “dal minore al maggiore”. Se un padre terreno, che è malvagio paragonato alla perfezione di Dio Padre, dà buoni doni ai suoi figli, quanto più Dio darà il grande dono del suo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono.

Se i bambini che chiedono cibo ai genitori non ricevono cose dannose, quanto più possiamo noi confidare che Dio, nostro Padre, infinitamente più grande di tutti i padri terreni, ci darà cose buone come risposta alle nostre preghiere – compresa la sua presenza in noi mediante lo Spirito Santo.

L’undicesimo capitolo di Luca fa luce su molti principi importanti riguardanti la preghiera: che dobbiamo presentarci fiduciosamente a Dio in preghiera, chiedendo con decisione che supplisca ai nostri bisogni, consapevoli che se chiederemo, riceveremo; che se busseremo, le porte saranno aperte. Gesù indica anche che, se possiamo aspettarci che le persone che ci amano e si prendono cura di noi — i nostri genitori — ci danno il nostro pane quotidiano — il cibo e altre necessità vitali — allora possiamo contare sul fatto che Dio, il nostro Padre nei cieli, farà lo stesso e immensamente di più. Possiamo presentarci davanti a Lui in preghiera, con franchezza, sapendo che si prenderà cura di noi.


L’amico a mezzanotte (Luca 11,5-8)

5 Poi disse loro: «Chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte, dicendogli: “Amico, prestami tre pani,

6 perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti”

7 e quello di dentro, rispondendo, gli dice: “Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli”?

8 Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno.


I buoni doni del Padre (Luca 11,9-13)

9 Perciò vi dico: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.

10 Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa.

11 E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe?

12 O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione?

13 Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto piú il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono.

(Matteo 7,9-11)

9 Vi è tra voi qualche uomo che, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra?

10 O se gli chiede un pesce, gli darà una serpe?

11 Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto piú il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono.


Note

Tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


[1] Luca 11,5–8.

[2] Kenneth E. Bailey, Poet & Peasant, and Through Peasant Eyes, edizione congiunta (Grand Rapids: William B. Eerdmans, 1985), 123.

[3] Per una discussione completa, vedi Kenneth E. Bailey, Poet & Peasant and Through Peasant Eyes, combined edition (Grand Rapids: William B. Eerdmans, 1985), 125–133, e Craig L. Bloomberg, Interpreting the Parable (Downers Grove: InterVarsity Press, 1990), 275–276.

[4] Klyne Snodgrass, Stories With Intent (Grand Rapids: William B. Eerdmans, 2008), 441.

[5] Luca 11,9–10.

[6] Luca 11,11–12.

[7] Luca 11,13.


Titolo originale: The Stories Jesus Told— The Friend at Midnight and the Father’s Good Gifts,
Luke 11:5-8, Luke 11:9-13, Matthew 7:9-11
Pubblicato originariamente in Inglese il 3 Settembre 2013
versione italiana affissa il 20 Ottobre 2013;
statistiche: 2.091 parole; 10.393 caratteri

Copyright © 2023 The Family International. Tutela della privacy Utilizzo dei cookie