Di fronte alla delusione

Di Peter Amsterdam

Ottobre 27, 2013

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Nella vita di ognuno di noi ci sono stati momenti in cui abbiamo sentito il morso amaro della delusione. Quando succede, è difficile da sopportare. La Bibbia dice. “La speranza insoddisfatta fa languire il cuore” [Proverbi 13,12 NR]. È molto difficile riprendersi da una speranza insoddisfatta, una delusione.

Quando le cose non si risolvono come sperato, nella nostra carriera, finanziariamente, nei nostri rapporti, con i nostri figli, con la perdita di opportunità in cui avevamo sperato, è difficile, è scoraggiante e ci si sente molto soli.

Può danneggiare la nostra fede. Si può cominciare a dubitare dell’amore del Signore e delle sue cure, quando non si ottiene quel lavoro che si desiderava tanto, o il rapporto che sembrava andare tanto bene termina dolorosamente, o c’è una battuta d’arresto inaspettata, come un esame importante fallito, una cattiva valutazione dell’operato sul lavoro, o il mancato arrivo di finanziamenti per un progetto missionario.

In momenti del genere, non solo il presente si dimostra difficile, ma anche il futuro diventa sconfortante. Ci si può chiedere: “Dove sei, Signore? Sei consapevole della mia situazione? Te ne importa qualcosa?”

E poi, a peggiorare le cose, è facile guardarsi intorno e chiedersi perché sembra che tutto vada bene per altre persone — che magari non credono nemmeno in Dio. A volte può sembrare tutto confuso.

Quando si è colpiti da una profonda delusione è facile provare stress e preoccupazione e perdere il sonno, girandosi e rigirandosi tutta la notte, chiedendosi che cos’altro succederà e come si riuscirà ad andare avanti. In momenti del genere si spera disperatamente in qualche segno, qualche svolta o buona notizia che dimostri che Dio si sta prendendo cura di noi.

La speranza insoddisfatta, la delusione, può portare a scoraggiamento, depressione e disperazione. Quando si è avvolti dalla coltre fredda e pesante della delusione, bisogna rivolgersi a Dio, anche se al momento ci si sente abbandonati da Lui. Forse siete arrabbiati con Lui. Forse vi sentite trascurati o messi da parte. Forse siete tormentati da mille domande. Parlatene con Lui. Se siete arrabbiati e vi sembra che uno sfogo potrebbe aiutarvi, sfogatevi con Lui. Potete dirgli onestamente come vi sentite. Non si offenderà. E quando vi trovate in quella spirale vorticosa di delusione e disperazione, è a Lui che vi dovete rivolgere. Non tagliatelo fuori. Al contrario, fatelo entrare e fategli sapere come vi sentite, chiedetegli aiuto. Affidate a Lui la vostra delusione e poi lodatelo e ringraziatelo per la vittoria in arrivo, anche se non la vedete o non la sentite, anche se vi sembra che la delusione non passerà mai.

Sentite come il re Davide parla a Dio dei suoi problemi, in un momento di disperazione. Leggo dal salmo 31:

La mia vita vien meno per l’affanno, i miei anni svaniscono nel pianto; la forza m’è venuta a mancare per la mia afflizione, si logorano tutte le mie ossa. A causa dei miei nemici sono diventato obbrobrio, un grande obbrobrio per i miei vicini, e uno spavento per i miei conoscenti. Chi mi vede fuori fugge via da me. Sono dimenticato completamente, come un morto; sono simile a un vaso rotto. Perché odo le calunnie di molti, tutto m’incute spavento intorno a me, mentr’essi si consigliano a mio danno e meditano di togliermi la vita. Ma io confido in te, o Signore; io ho detto: «Tu sei il mio Dio». I miei giorni sono nelle tue mani; liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori. Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto; salvami per la tua benevolenza. O Signore, fa’ ch’io non sia confuso, perché t’invoco.

Poi Davide continua, esprimendo la sua fede e lodando Dio:

Sia benedetto il Signore; poich’Egli ha reso mirabile la sua benevolenza per me, ponendomi come in una città fortificata. Io, nel mio smarrimento, dicevo: «Sono respinto dalla tua presenza»; ma tu hai udito la voce delle mie suppliche, quand’ho gridato a te. Amate il Signore, voi tutti i suoi santi! Il Signore preserva i fedeli, ma punisce con rigore chi agisce con orgoglio. Siate saldi, e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutti che sperate nel Signore (Salmi 31,10-17; 21-24 NR).

Dio ci ama. Ascolta il nostro pianto e ha il potere di fare qualcosa per i nostri problemi e per ciò che ci manca. Si aspetta che gli parliamo dei nostri bisogni, delle nostre difficoltà e delle nostre delusioni, in preghiera e con fede.

Ci sono diversi modi di reagire davanti a situazioni deludenti. Possiamo dire. “Perché, Signore? Perché a me? Non mi merito queste cose”. Oppure possiamo guardare oltre le circostanze del momento e fidarci che Lui stia operando nella nostra vita in modi che non comprendiamo. Così, invece di dire: “Perché a me, Signore?” una reazione migliore potrebbe essere: “E adesso cosa, Signore? Che cos’è che stai facendo nella mia vita? Che cosa dovrei fare adesso?” Ricordate, spesso quando Dio chiude una porta, apre un portone.

Una nostra cara amica ci stava raccontando di suo figlio, che doveva uscire con la sua famiglia dalla casa in cui stava in affitto. Lui e sua moglie avevano deciso di comprare una casa e avevano trovato proprio quella che cercavano. Il proprietario era contento di loro e sembrava molto disposto a sentire la loro offerta. Aveva detto che potevano dirgli quanto gli offrivano, anche se era chiaro che non avevano a disposizione la somma che lui si aspettava. Il giorno dopo avevano pregato se fosse la casa giusta o no e il Signore aveva mostrato loro che era proprio la casa che aveva preparato per loro.

Avevano appena deciso di prenderla, quando ricevettero una telefonata dall’agente immobiliare: il proprietario aveva accettato un’altra offerta. Che delusione! Che cosa era successo? Dio aveva mostrato loro che era la casa giusta e il proprietario aveva praticamente detto di essere d’accordo, però aveva accettato l’offerta di un altro.

Ma la storia non terminò lì. Alcuni giorni dopo il proprietario li chiamò e spiegò che si era sbagliato e pensava di aver accettato la loro offerta. Appena si era reso conto che non lo era, aveva annullato l’altro precontratto e ora aspettava la loro offerta ufficiale. Perché voleva venderla a loro. Ci furono altri intoppi con la banca, che avrebbero potuto chiudere quella porta, ma alla fine tutto fu sistemato e poterono entrare nella loro nuova casa. Porte chiuse — che delusione — ma poi Dio aprì in portone.

Ecco alcune reazioni e alcuni atteggiamenti mentali utili da mantenere quando le cose non si risolvono come avevate sperato:

  1. Affrontate le delusioni di petto e con fede. Non abbiate paura dei momenti difficili; considerateli una sfida. Ricordate: spesso si matura nei momenti più difficili.
  2. Non irritatevi. Non cominciate a brontolare e lamentarvi. Non sviluppate un atteggiamento di autocommiserazione, dando voce alle vostre frustrazioni con tutti quelli che conoscete. Abbiate pazienza e parlate con fede. Dio può trasformare le delusioni in situazioni buone per noi — e spesso lo fa.
  3. Mantenete un atteggiamento grato, oltre che fiducioso. “E la pace di Cristo… regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti” (Colossesi 3,15 NR).
  4. Non arrendetevi. Non lasciate spegnere il vostro entusiasmo. Continuate a darvi da fare per i vostri obiettivi. Come diciamo spesso, il buio più profondo arriva prima dell’alba.

Qualcuno mi ha detto di recente che Dio le aveva parlato di questo quando aveva aperto un biscottino cinese della fortuna e il messaggio contenuto diceva: “La vita è più difficile prima della vetta”. A volte mi stupisce davvero il modo in cui il Signore ci parla in modi così strani e diversi, come con i biscottini della fortuna.

Dio indica chiaramente che “in questo mondo avremo tribolazione”, che naturalmente vuol dire anche problemi e delusioni (Giovanni 16,33), ma la storia non finisce qui. Certo, nella vita ci sono delusioni, ma non sono vicoli ciechi. La strada della nostra vita è sempre aperta e man mano che la percorriamo superiamo le delusioni, le prove e le difficoltà.

In uno dei periodi più difficili e scoraggianti per Israele, Dio disse al suo popolo: “Ho fatto progetti precisi su di voi. Vi assicuro: sono progetti di benessere, non di sventure perché voglio darvi un futuro pieno di speranza” (Geremia 29,11 TILC).

La nazione di Israele, a cui Dio aveva dato la Terra Promessa e a cui aveva detto che era il suo popolo, là dove aveva stabilito il tempio in cui dimorava e in cui loro potevano adorarlo, era stata sconfitta dal regno di Babilonia. Il paese era stato conquistato, il tempio distrutto e la maggior parte della popolazione deportata a Babilonia. Le promesse divine sembravano annullate a causa dei loro peccati. Non erano più in possesso della Terra Promessa. Erano privi del tempio e senza di esso non sapevano come svolgere il culto e come essere perdonati per i loro peccati. Erano assillati da domande difficili: Dio continuava ad amarli? Erano ancora il suo popolo? I loro sogni, la loro fede e le loro speranze erano completamente a pezzi.

In mezzo a questa sconfitta e a questa delusione, il profeta Geremia scrisse loro una lettera e la fece pervenire a Babilonia, spiegando ciò che Dio voleva far sapere al suo popolo in questo momento in cui la loro fede era in crisi. Disse di continuare con la loro vita, di costruire case, piantare orti, sposarsi e avere figli, perché a suo tempo li avrebbe liberati dalla loro situazione presente. Disse che avrebbe portato un cambiamento in meglio. Non promise che sarebbe successo subito, ma che sarebbe successo. Disse: “Io, il Signore, ho fatto progetti precisi su di voi. Vi assicuro: sono progetti di benessere, non di sventure perché voglio darvi un futuro pieno di speranza. Allora, quando verrete a supplicarmi e a pregarmi, io vi esaudirò. Mi cercherete e mi troverete. Poiché mi cercherete con tutto il vostro cuore” (Geremia 29,11-13 TILC).

Speranze e sogni infranti non sono destinazioni finali. Dio dice che ha dei progetti per voi, progetti per il bene e non per il male. Un’altra traduzione della bibbia si esprime così: “Infatti, Io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29,11 NR).

Dio non ci abbandona nei momenti di delusione. Al contrario, è proprio lì. Ha pensieri buoni nei nostri confronti. Ha dei progetti per il nostro futuro. Vuole che continuiamo nella nostra vita, che non ci arrendiamo, che abbiamo speranza per ciò che verrà, anche se il presente sembra tanto terribile. La chiave è sperare in Lui, sapere che ci ama e si cura di noi, che ci sorreggerà in quel futuro. Non dobbiamo smettere di vivere, non dobbiamo rinunciare alla speranza, ma andare avanti con fede e fiducia. Lui porterà guarigione. Le cose cambieranno. La vita continuerà e c’è ancora speranza.

È bene ricordare che ci sono momenti in cui sembrano esserci grandi sconfitte, una perdita terribile e permanente, quando pensiamo ci non poterci risollevare, ma spesso in ogni situazione c’è qualcosa che non si nota a prima vista. A volte Dio opera in maniera molto misteriosa, in modi che non riusciamo a comprendere.

Molto dipende da come reagiamo alle delusioni. Siamo all’altezza della situazione e lottiamo? Confidiamo di vedere il bene e le benedizioni mandati da un Dio che ci ama? Oppure sguazziamo nell’autocommiserazione e piagnucoliamo? Come ha detto Rick Warren in La vita con uno scopo, nei momenti di tribolazione dovremmo “fare meno preghiere di ‘conforto’” — sapete, le preghiere tipo: “Signore, aiutami a stare bene” — “e più preghiere di ‘adeguamento’” — in altre parole: “Usa questa situazione per rendermi più simile a Te, Gesù”.

Billy Graham ha detto: “La vita cristiana non è fatta di continua euforia. Ho i miei momenti di profondo scoraggiamento. Devo rivolgermi a Dio in preghiera, con le lacrime agli occhi, e dire: ‘Dio, perdonami’, o ‘Dio, aiutami’”.

Non dimentichiamo nemmeno che Dio potrebbe avere in serbo qualche sorpresa per noi. Potrebbe benissimo essere all’opera dietro alle quinte in modi che non vediamo o non comprendiamo. Quindi dobbiamo semplicemente avere fiducia in Lui, sapendo che sa quello che fa, anche se noi non lo sappiamo.

In uno dei suoi sermoni, Bret Torman ha raccontato questa storia profonda:

Ruby Hamilton, un’imprenditrice sulla cinquantina, rimase profondamente colpita dalla morte del marito in un incidente d’auto, dopo trentadue anni di matrimonio. Era diventata una seguace di Cristo quando aveva quasi trent’anni, ma suo marito non aveva condiviso il suo nuovo interesse per gli argomenti spirituali. Tuttavia lei aveva cominciato a pregare incessantemente e con fervore che giungesse a conoscere il Signore. Un giorno, mentre pregava, si era sentita sommersa da un’ondata di pace e quel dolce sussurro le aveva assicurato che suo marito sarebbe stato a posto. Aveva atteso con ansia il giorno in cui suo marito avrebbe dedicato la sua vita a Gesù. E adesso era successo questo: era morto prematuramente.

Che cosa succede quando la fede non ha senso? Quando sembra che Dio non risponda o che non offra opportunità? Ruby Hamilton smise di vivere per Dio.

Roger Simmons stava facendo l’autostop per tornare a casa — e non si dimenticherà più quella data, il 7 maggio. La sua valigia era pesante ed era stanco di portarla. Non vedeva l’ora di togliersi l’uniforme dell’esercito una volte per tutte. Facendo segno col pollice verso l’auto in arrivo perse la speranza quando si accorse che era una lussuosa Cadillac nera; ma con sua sorpresa l’auto si fermò.

La portiera dal lato del passeggero si aprì. Lui raggiunse di corsa l’auto, buttò la valigia sul sedile posteriore, ringraziò l’uomo raffinato ed elegante e si sedette sul sedile anteriore.

“Va a casa per restare?”

“Proprio così”.

“Be’, è fortunato. Vado fino a Chicago”.

“Mmm, non vado così lontano. Lei vive a Chicago?”

“Ho una ditta là”, rispose il guidatore, “Mi chiamo Hamilton”.

Chiacchierarono per un po’, poi Roger, un cristiano credente, si sentì in obbligo di parlare della sua fede a questo imprenditore sulla cinquantina e apparentemente ben affermato. Ma continuò a rimandare la cosa, finché si rese conto che sarebbe arrivato a casa in una mezzora e che se voleva farlo avrebbe dovuto farlo subito.

“Sig. Hamilton, vorrei parlarle di una cosa molto importante”. Poi spiegò semplicemente a Hamilton il piano della salvezza e alla fine gli chiese se voleva ricevere Gesù come suo Salvatore e Signore.

La Cadillac accostò a un lato della strada. Roger si aspettava di essere buttato fuori dalla macchia. Invece, l’imprenditore chinò il capo e ricevette Cristo. Poi ringraziò Roger, dicendogli: “Questa è la cosa più sensazionale che mi sia mai capitata”.

Passarono cinque anni. Roger si sposò, ebbe un paio di figli e aprì una ditta. Preparando la valigia per un viaggio d’affari a Chicago trovò il biglietto da visita che gli aveva dato Hamilton cinque anni prima. Arrivato a Chicago andò a far visita alla Hamilton Enterprises. La segretaria gli disse che non era possibile vedere il Sig. Hamilton, ma che poteva vedere sua moglie. Un po’ confuso, fu accompagnato in un bell’ufficio dove si trovò di fronte a una donna sulla cinquantina, dallo sguardo penetrante.

Lei gli porse la mano e chiese: “Lei conosceva mio marito?”

Roger le raccontò che Hamilton gli aveva dato un passaggio mentre tornava a casa dopo la guerra.

“Può dirmi che giorno era?”

“Certo, Era il 7 maggio di cinque anni fa, il giorno in cui fui congedato dall’esercito”.

“È successo qualcosa di speciale quel giorno?”

Lui esitò, non sapendo se doveva accennare a come aveva parlato di Gesù a suo marito. “Signora Hamilton, ho spiegato il Vangelo a suo marito. Lui si è fermato a un lato della strada e ha pianto appoggiato al volante. Quel giorno ha offerto la sua vita a Cristo”.

Il corpo della signora fu scosso dai singhiozzi. Alla fine riuscì a riprendersi e ancora singhiozzando disse: “Avevo pregato per anni per la salvezza di mio marito. Credevo che Dio l’avrebbe salvato”.

“Dov’è suo marito, Sig.ra Hamilton?”

“È morto. Ha avuto un incidente dopo aver lasciato lei. Non è mai arrivato a casa. Vede, pensavo che Dio non avesse mantenuto la sua promessa. Ho smesso di vivere per Dio cinque anni fa, perché pensavo che non avesse mantenuto la promessa!”[1]

Questo è un promemoria commovente di come non sempre vediamo tutto ciò che Dio vede. Potrebbe benissimo rispondere alle nostre preghiere in modi che non riusciamo ancora a comprendere. Non perdete la fede. Dio non verrà meno; manterrà la sua parola. Il suo piano potrebbe essere diverso da quello che ci aspettiamo, ma fa tutte le cose bene. (Vedi Marco 7,37.) Forse non vedremo le sue risposte per un po’ di tempo. Nel caso di Ruby ci vollero cinque anni. Ma nonostante ciò dovremmo mantenere la nostra fede e confidare in Dio senza arrenderci. I suoi progetti per chi lo ama e lo segue sono pensieri di bene e non di male.

Ricordate:

Dio vi ama.

Sta dalla vostra parte. Ha a cuore il vostro miglior interesse.

Vi consolerà e vi attirerà vicino a Sé.

Sta lavorando per voi e potete confidare in Lui qualsiasi cosa succeda, nei momenti buoni e in quelli cattivi.

Nessuno è più potente di Dio e nessuno vi ama più di Dio.

Voi potete deludere, io posso deludere, il mondo intero può deludere, ma Dio non delude mai.

Gesù ha detto: “Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; Io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi”, nemmeno davanti alla delusione (Giovanni 14,27 LND).

(Prega:) Signore, tutti affrontiamo delle delusioni nella vita e spesso più di una volta. Può sembrare una sconfitta, può sembrare difficile e scoraggiante. Può spingerci alla disperazione e alla mancanza di speranza. Ma, Signore, quando ci troviamo di fronte a questa delusione, quando ci accorgiamo che la nostra vita non segue il cammino che avevamo progettato, o che sono successe cose diverse che hanno cambiato tutto e che cambieranno il nostro futuro, aiutaci a non disperarci e a non essere delusi, ma invece a rivolgerci a Te, a sapere che Tu sei lì, che ci ami, che ti prendi cura di noi e che hai a cuore il nostro miglior interesse.

Forse non capiremo e forse potremo essere arrabbiati e delusi e sentirci malissimo e perfino dubitare di Te, Gesù, ma aiutaci ad avere fiducia, a sapere che sei sempre lì. Lo sei nei momenti più bui, non solo quando tutto va bene, ma anche quando le cose sono estremamente difficili. Aiutaci a riporre la nostra fiducia in Te, Gesù. Aiutaci a mettere il nostro amore, il nostro cuore, nelle tue mani, e a sapere che ci porterai in braccio, che ci aiuterai, che ci farai superare questo periodo buio e che la valle dell’ombra della morte ha un ingresso ma ha anche un’uscita, che non dura per sempre. E se possiamo restare aggrappati a Te, potremo benissimo vedere dei bellissimi risultati uscire dalle cose che oggi riteniamo così brutte e orribili.

Dacci la fede di confidare in Te, Gesù. Ti amiamo. Abbiamo bisogno di Te. Prego per chiunque si trovi in questi momenti difficili, che Tu possa parlare al loro cuore e farli sperare in Te e fargli capire che Tu sei con loro, che li tieni tra le braccia, che ti curi di loro, che i tuoi pensieri e i tuoi progetti per loro sono per il bene e non per il male, che li benedirai e li aiuterai a riuscire. Lo prego nel nome di Gesù. Grazie, Signore.

Dio vi benedica.


[1] Questo messaggio è stato ispirato dal libro di John Piper “La fonte di un costante amore pubblico”, DesideringGod.org; e dal sermone di Bret Torman “La forza di vivere la regola aurea”, 1/3/2011.


Titolo originale: Facing Disappointment
Pubblicato originariamente in Inglese l'8 Giugno 2013
versione italiana affissa il 27 Ottobre 2013;
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