Tragedie e trasformazioni, quarta parte

Di Maria Fontaine

Dicembre 9, 2013

Da indigente a discepolo

Durante la mia visita alla missione a Tijuana che ho descritto in alcuni recenti articoli, ho avuto l’opportunità di visitare il loro centro di recupero dalla droga e di discepolato. Vedendo l’attenzione che queste persone mettevano nell’addestramento di nuovi discepoli, ho capito che il loro gruppo stava crescendo e moltiplicandosi.

Ho visto che erano cristiani sinceri e dediti, il cui desiderio più grande è rispecchiare la compassione di Cristo per gli altri. Aiutano molti a uscire dalla droga o dall’alcol, o da qualunque problema abbiano, ma il loro obiettivo principale è insegnare agli altri a essere discepoli di Gesù Cristo. A quelli che vanno da loro dicono: “Se stai soltanto cercando un aiuto per liberarti dalla droga, sei nel posto sbagliato. Perché il nostro obiettivo non è soltanto di farti uscire dalla droga, ma di fare di te un discepolo di Gesù”.


Stava piovendo quando abbiamo intrapreso il viaggio di un’ora fino al ranch di 13 ettari che funge sia da centro di riabilitazione sia da centro per l’addestramento dei discepoli. Il nostro gruppo era composto da me, la mia accompagnatrice, il giovane pastore con sua moglie e i loro due bambini e un ragazzo diciannovenne dall’aspetto intelligente, Ivan. Ivan era il figlio di un membro del personale del ranch. Gli ultimi venticinque minuti del viaggio li abbiamo passati percorrendo strade sterrate rese fangose dalla pioggia e quasi impraticabili.

Ivan ha chiacchierato con noi senza problemi. Quando gli ho chiesto com’era la giornata tipo degli uomini al ranch, me l’ha descritta ora per ora e sembrava conoscere bene tutti i particolari. Lui stesso aveva seguito il programma di un anno; era arrivato al ranch dopo essere vissuto sulla strada con un serio problema di droga. Guardandolo in quel momento — con un aspetto curato e un bel sorriso — non ci si sarebbe mai immaginati che fino a poco tempo prima fosse ridotto in uno stato di disperazione, indigenza e schiavitù della droga.

Il pastore del gruppo giovanile ci ha spiegato che il programma di un anno è gratuito e che non ci sono requisiti particolari per parteciparvi. Non è nemmeno necessario essere tossicomani o alcolisti, anche se per la maggior parte lo sono. Alcuni vengono perché vogliono rafforzare il loro rapporto con il Signore e per allontanarsi dalle distrazioni. Il generatore elettrico viene spento tutte le sere alle 20. Non ci sono TV, computer, o apparecchi elettronici di nessun tipo. Gli uomini hanno tre lezioni bibliche al giorno. Pregano insieme. Ricevono molto sostegno spirituale e molto addestramento dai direttori, che sono passati anch’essi per problemi simili e hanno trovato le risposte e la forza di trionfare grazie alla fede e al fare affidamento sul Signore. Fanno i lavori quotidiani insieme, fanno sport insieme e passano i loro momenti di relax stando in compagnia attorno al fuoco, cantando e chiacchierando.

Quasi tutti i membri del personale a tempo pieno che gestisce i vari progetti della missione hanno seguito il programma di discepolato in questo ranch, o i corsi biblici tenuti nella chiesa e in seguito hanno espresso il desiderio di restare e far parte al ministero. Sono molto grati a Dio per il modo in cui li ha cambiati. Sono stati salvati dalla morte, non solo spiritualmente, ma in molti casi anche fisicamente.

Dai frutti raccolti, è chiaro che hanno trovato la chiave che trasforma la vita. Il personale ha la piena convinzione di dover radicare saldamente i partecipanti del programma nella parola di Dio e nella preghiera, che daranno loro la forza di fare gli enormi cambiamenti di cui hanno bisogno nel loro stile di vita, nelle abitudini e nei modi di pensare. Il personale ha la compassione e l’umiltà di piangere con loro, pregare con loro, lottare per loro nello spirito, deporre letteralmente la vita per chi ha bisogno di loro e farlo per tutto il tempo necessario a portarli fino al successo, un piccolo passo alla volta (1 Giovanni 3,16).

Tijuana è il luogo dove vengono scaricati i deportati dagli USA. Secondo i documentari su questo problema, lo “scaricamento” non interessa soltanto i messicani, ma anche molti altri che hanno lasciato altri paesi senza i documenti validi per iniziare una nuova vita negli Stati Uniti. Passano per il Messico, solo per essere respinti al confine. Alcuni sono praticamente privi di nazionalità, non hanno nessun posto dove andare e cadono facilmente preda dei cartelli della droga e di altri predatori. Ho scoperto che molti degli uomini al ranch erano dei deportati.

Ho chiacchierato con un uomo di ventinove anni che lavorava in cucina e parlava bene l’inglese. Ecco alcune delle esperienze che ha raccontato.

Maria: Sei nato in Messico?

Mauricio: Sì. I miei genitori mi hanno portato negli USA quando ero molto piccolo.

Maria: I tuoi genitori sono ancora là?

Mauricio: Sì. Tutta la mia famiglia è là.

Maria: Com’è successo che ti hanno deportato?

Mauricio: Mi hanno preso mentre guidavo senza patente. Mi hanno tenuto in carcere per un mese, poi mi hanno deportato. Là ci sono anche la mia famiglia: i miei figli e la mia ex moglie.
     Ho vissuto qui in Messico tre anni dopo la mia deportazione, perché non avevo il denaro per riattraversare il confine, ma quando ho sentito che la mia ex moglie ha abbandonato i bambini, li ha lasciati con mia madre e non ha più voluto aver niente a che fare loro, sono dovuto tornare per aiutare mia madre a occuparsi dei bambini. È per questo che ho cercato di “saltare” il confine. Al mio secondo tentativo, l’anno scorso in ottobre, sono passato. Sono riuscito a restare negli USA solo tre mesi.
     Ma sono molto grato a Dio. Gli ho detto: “Ti prego, Dio, prenditi cura dei miei figli. Voglio darti la mia vita. Voglio dedicarti la mia e quella dei miei figli. Aiutami. Voglio vederli. Voglio stare con loro. Voglio essere in grado di occuparmi di loro, ma prima aiutami a essere un padre migliore, anche un figlio migliore”.
     È quello che Dio sta facendo nella mia vita adesso. Lui è così meraviglioso che mi ha permesso di attraversare il confine, di passare ottobre, novembre e dicembre con loro, di abbracciarli dopo tre anni, baciarli, portarli a scuola, portarli alla clinica. Poi, poiché mi stavo distraendo con diverse cose negli USA, il Signore ha detto: “Figliolo, non ti voglio qui. Stai andando nella direzione sbagliata. Se rimani qui, ricomincerai a fare cose brutte. Voglio che ritorni dove potrò aiutarti”.
     Sono molto grato a Dio, anche se mi hanno deportato, perché sta salvando nuovamente la mia vita. È per questo che mi sento tranquillo. Sono in pace con Lui.

Maria: I tuoi figli sono curati bene? Tua mamma gli vuole molto bene?

Mauricio: Sì. So che prima o poi Dio me li riporterà, o porterà me da loro. In un modo o nell’altro, lo farà. Lo so.

Maria: Che bella testimonianza. Hai una fede forte. Quando hai cominciato a vivere seriamente per il Signore?

Mauricio: Davvero seriamente? L’anno scorso in luglio. È quando ho cercato di riattraversare il confine la prima volta. Mi hanno preso e mi hanno messo in prigione in Arizona per due mesi, per aver saltato il confine. Ne sono stato grato lo stesso, perché grazie a quello ho cominciato ad ascoltare Dio. Ha cominciato  parlarmi, là in prigione in mezzo agli altri detenuti, nel carcere dell’immigrazione. Pensano di farci del male, mettendoci in prigione, ma in realtà è qualcosa di buono, se ascolti Dio sul serio. È lì che si presta più attenzione a Lui.

Abbiamo conosciuto uno dei direttori del ranch, che avevo visto in precedenza nel ricovero in città, mentre leggeva la Bibbia. Ci ha spiegato che ha un giorno libero la settimana e di solito va a studiare la Parola al ricovero, che durante il giorno è un posto tranquillo. Il personale qui lavora molto, così se usano il loro prezioso tempo libero per studiare la Bibbia, vuol dire molto della loro dedizione e del loro amore per la Parola di Dio e del fatto che si rendono conto che la loro vita, e quella degli altri, dipende da essa!

Siamo andati in un altro edificio sulla collina, dove abbiamo rivisto Ivan, il ragazzo che era arrivato al ranch con noi, che chiacchierava animatamente con un uomo attraente, che abbiamo scoperto essere suo padre, Sammy, che è un assistente direttore del ranch. È stato miracolosamente liberato dall’eroina e ha aiutato suo figlio a tirarsi fuori dalla droga anche lui. Ecco una breve intervista con Sammy.

Maria: Allora, Sammy, usavi droga?

Sammy: Eroina.

Maria: Per quanti anni?

Sammy: Oh, quindici. Ho perso la madre dei miei figli a causa della droga. Mi ha lasciato perché facevo molto uso di droga ed ero coinvolto in molti crimini.
     Dopo che mia moglie e i miei figli se ne sono andati, ho vissuto per le strade di Tijuana, frugando nei bidoni della spazzatura per sopravvivere. Ero davvero conciato male. Sembravo un vecchio, tutto ingobbito. Avevo i capelli lunghi oltre le spalle ed ero magrissimo. Il mio cuore si era molto indurito, ma con Gesù tutto è cambiato per me. Adesso leggo la Bibbia e prego ogni giorno, così posso andare avanti.
     A volte mi viene voglia di tornare indietro, ma non posso farlo, perché Gesù vive dentro di me. È per questo che vado avanti. Lui solleva la gente più umile e disprezzata, per dimostrare la sua potenza. Gesù mi ha risollevato ed io sto ancora leggendo, pregando e sperando in Lui.

Maria: Quando hai rinunciato alla droga, è stato un cambiamento drastico da un giorno all’altro, oppure è stata una strada lunga, un lungo processo con crisi da astinenza?

Sammy: Sono andato la prima volta al ricovero perché me ne aveva parlato qualcuno. Avevo cominciato a capire che se non cambiavo la mia vita sarebbe finita. Sarei morto. È quello che mi ha aiutato a decidere di venire qui al ranch e non sono più tornato alla mia vecchia vita. Fisicamente, però, è stata dura; per un mese non sono riuscito a dormire. Ho avuto dei fortissimi sintomi di astinenza per un mese intero.

Maria: Un vero inferno!

Sammy: Sì, e in altri posti alcuni muoiono per le crisi da astinenza. Io non ho usato nessuna medicina contro l’astinenza; è stata solo la misericordia di Dio che mi ha protetto e mi ha liberato dopo così tanti  anni di eroina. Ci sono stati momenti in cui avevo un bisogno così disperato di droga che solo Dio mi ha aiutato a restare qui. Tutto il corpo e la mente mi dicevano che dovevo andarmene e arrendermi. Provavo molto dolore fisico e anche nella mente, volevo andarmene — la battaglia mentale era molto forte. Le battaglie mentali sono durate più di quelle dell’astinenza fisica.

Maria: Perché sei rimasto, allora?

Sammy: Il mio desiderio di libertà dalla droga era ancora più forte del mio desiderio di andarmene. Così dovevo aggrapparmi a Dio, ma è stata una lotta durissima; le battaglie mentali erano fortissime. Non avevo i miei figli. Avevo perso mia moglie. Non avevo più niente, nessuna famiglia. Avevo solo Dio e non potevo staccarmi da Lui perché era tutto ciò che avevo. Volevo davvero essere libero e Dio mi ha aiutato. Non sono più schiavo di tutte quelle vecchie cose. Sono solo uno schiavo di Cristo.

Maria: Adesso sei in grado di aiutare molti altri.

Sammy: Sì, e mio figlio è venuto qui ed è riuscito a cambiare vita e smettere di fare uso di droga. Adesso sta aiutando i ragazzi nel suo quartiere e i loro amici. E Dio mi ha dato una moglie nuova e una famiglia nuova.

Sammy e Jessica si erano sposati solo un anno prima. Abbiamo incontrato la sua bella moglie, due figli più piccoli e il loro bebè di due mesi. Jessica ha trentadue anni e dall’età di dodici aveva vissuto negli Stati Uniti senza cittadinanza. A ventisette anni l’avevano arrestata per coinvolgimento nelle bande e uso di droga e l’avevano deportata insieme ai suoi due figli di uno e due anni. Questi missionari l’avevano accolta in uno dei loro centri. Aveva incontrato Gesù e poco dopo aveva cominciato a lavorare con il personale dell’orfanotrofio.

Guardando questa bella famiglia — compreso Ivan, il figlio grande di Sammy — mi sono meravigliata per la luce che brillava nei loro occhi, per la bellezza di Gesù che contenevano. Lui aveva preso i resti e i frammenti di queste vite e li aveva trasformati in una bella espressione della potenza divina di fare l’impossibile con chiunque si rivolga a Lui.

Ci siamo salutati, poi siamo andati nell’aula dove abbiamo parlato con alcuni degli uomini che avevano appena terminato il loro studio biblico. Ci hanno detto: “Per favore, pregate per noi. Non è facile continuare questo programma. Dobbiamo tenerci aggrappati con tutte le nostre forze”.

Vivendo nella Parola di Dio e rivendicandola, sono stati in grado di affrontare insieme battaglie mortali. Pregando gli uni per gli altri e incoraggiandosi a vicenda per tutto il tempo necessario a raggiungere una vittoria, diventano testimoni della miracolosa potenza di Dio nella loro vita.

Vedere una simile trasformazione mi ha ricordato in maniera fresca e viva che Dio, mediante i suoi figli, è ancora impegnato a cambiare la vita della gente. Prende persone perdute e prigioniere del vizio, completamente rotte, stroncate e quasi morte, e con la potenza della sua Parola dà loro vita nuova, radiosità e un’aura celestiale. Gesù li immerge nella sua luce splendente e scaccia l’oscurità in cui vivono, sanandoli e purificandoli, dando loro la vita grazie alla sua Paola (Matteo 4,16; 1 Pietro 2,9; Isaia 53,5, Giovanni 6,63).

Come seguaci di Gesù, il nostro bene più prezioso è la nostra connessione con Dio mediante suo Figlio. Quella connessione è anche il dono più prezioso che possiamo fare agli altri.

Come stanno dimostrando questi cristiani, condividere il Vangelo è molto di più che fare una predica. Deve essere messo in pratica nella vita reale: facendolo, sentendolo e vivendolo. Per ognuno di noi, qualsiasi cosa sia necessaria o in qualunque modo Gesù ci indichi di farlo, l’obiettivo è sempre aiutare gli altri a formare una connessione personale con Lui.

Io personalmente prego di poter essere un’amica in grado di fornire un rifugio spirituale sicuro a chi vuole imparare, crescere e vedere la potenza divina manifestarsi nella sua vita.

 

Il pastore che ci ha accompagnato al ranch, insieme a sua moglie.

 

L’intervista a Mauricio.

 

Uno dei responsabili del ranch adora studiare la Parola nel ricovero, nei suoi giorni liberi.
Notate la scrivania fai-da-te.

 

Sammy, Jessica e Ivan.


Titolo originale: Tragedies and Transformation, Part 4
Pubblicato originariamente in Inglese l'11 Giugno 2013
versione italiana affissa il 9 Dicembre 2013;
statistiche: 2.441 parole; 12.039 caratteri

Copyright © 2023 The Family International. Tutela della privacy Utilizzo dei cookie