I valori fondamentali di LFI: vivere “per Lui”

Di Peter Amsterdam

Giugno 8, 2014

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Io infatti vi ho dato l'esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi.[1]

Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. Ora, se uno ha dei beni di questo mondo e vede il proprio fratello che è nel bisogno e gli chiude le sue viscere, come dimora in lui l'amore di Dio? Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma a fatti e in verità.[2]

E il Re, rispondendo, dirà loro: "In verità vi dico: tutte le volte che l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me".[3]

Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesù.[4]

Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio.[5]

Il nono e ultimo valore fondamentale della Famiglia Internazionale è:

Vivere “per Lui”. Mettiamo in azione la nostra fede e cerchiamo di raggiungere le persone turbate e afflitte, gli svantaggiati, gli oppressi e i bisognosi, facendolo per Gesù.

Gesù venne per servire e noi siamo chiamati a fare la stessa cosa. Servire le persone bisognose è un bel modo di esprimere la nostra fede. Gli svantaggiati, i bisognosi, gli affamati, tutti devono sapere che c’è chi li ama e si preoccupa per loro, chi li stima. Dio li stima, come pure noi, in quanto cristiani.

Aiutare negli orfanotrofi, visitare i malati, assistere i carcerati, scavare pozzi, insegnare agli svantaggiati, partecipare a campagne mediche, prendere posizione per gli oppressi e tante altre attività, sono maniere preziose di contribuire a fare del mondo un posto migliore e di portare lo Spirito di Gesù nella vita di chi ne ha bisogno. Impegnandovi in queste attività, forse non sarete sempre in grado di parlare della vostra fede, ma la vivrete dimostrando l’amore di Dio, mettendo in azione il vostro interesse e la vostra attenzione. Chi riceve il vostro amore riceve l’amore di Dio, perché state facendo queste cose “come se le faceste a Lui”.

Sant’Agostino disse: “Com’è fatto l’amore? Ha mani per aiutare gli altri. Ha piedi per affrettarsi verso i poveri e i bisognosi. Ha occhi per vedere la miseria e la penuria. Ha orecchie per sentire i sospiri e i lamenti degli uomini. Ecco com’è fatto l’amore”.[6]

Parlando di come Dio opera attraverso di noi, il nostro fondatore David disse:

Non ha altre mani che le vostre mani e non ha altre labbra che le vostre; non ha altri occhi che i vostri occhi e nessun altro corpo che il vostro. Perché voi siete il suo corpo, la sposa per cui è morto, affinché poteste vivere e amare gli altri come fece Lui — con le vostre mani, le vostre labbra, la vostra bocca, la vostra lingua, i vostri occhi e il vostro corpo spezzato per loro come Lui lo fu per voi, il vostro sangue sparso per loro come il suo lo fu per voi, la vostra vita data per loro come la sua lo fu per voi, fino a morire per loro come Lui fece per voi![7]

Come visse Gesù? Per che cosa era conosciuto? Aveva compassione, era paziente. Sfamava i poveri e guariva i malati. Aveva un cuore pieno di misericordia e perdono. Era buono e amorevole, amava incondizionatamente. Dimostrava attenzione. Era sincero e aveva un rapporto stretto con i suoi seguaci e con il suo Padre celeste. Aveva una missione: era venuto per servire, non per essere servito. Le caratteristiche che attiravano le persone a Gesù sono quelle che dovrebbero attirare gli altri a noi, suoi seguaci. Dovremmo dire, come Giovanni Battista: “Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca”.[8]

Vivere la nostra fede e seguire le orme di Gesù significa mettere in azione la nostra fede e preoccuparsi per gli atri in tutti i modi possibili, facendolo come per il Signore. Noi cerchiamo le persone che possono essere sane, ricche e sagge, ma anche stanche, inquiete e smarrite. Aiutiamo le persone che possono essere povere, afflitte e bisognose del balsamo guaritore di Dio e di una speranza per il futuro. Siamo commossi dalla situazione di chi è perseguitato, ostracizzato dalla società, o costretto in situazioni inumane contro la sua volontà.

In qualsiasi circostanza, cerchiamo di discernere il modo migliore di essere un esempio dell’amore di Dio. Ciò fa parte dell’essere la luce del mondo e il sale della terra, riflettendo la luce dell’amore e della verità divini su chi ha bisogno e dimostrando in modo pratico l’amore di Dio.

Quando viviamo il nostro cristianesimo, mettendo in azione la nostra fede e perseguendo lo Spirito di Dio, cerchiamo di diventare effettivamente come Gesù e di acquisire le sue qualità, lasciando nascere in noi misericordia e compassione, avendo a cuore le persone, comprendendo le loro necessità fisiche e spirituali e venendo spinti a fare il possibile per migliorare la loro vita, sia in modo spirituale che materiale. Camminiamo come camminò Gesù. Seguiamo il Maestro.

Nel suo sermone intitolato “Pensa intensamente, rimani umile”, Francis Chan raccontò la storia di un uomo di nome Vaughn che irradiava l’amore di Cristo su tutti quelli che gli stavano intorno. Eccola:

Alcuni anni fa nella nostra chiesa venne un missionario che ci raccontò come era stato predicato il Vangelo a una tribù in una zona remota della Papua Nuova Guinea. Alla fine della sua storia il missionario disse: “In realtà dovrei dare il merito di questo a Vaughn, il pastore dei giovani che mi seguiva una volta, perché mi dimostrò amore e m’ispirò a vivere per Cristo e a parlare del Vangelo agli altri”. La settimana successiva venne a parlare in chiesa un’altra persona, che ci invitò a cominciare a dare donazioni per dei bambini che vivevano in povertà. Anche il secondo oratore concluse dicendo: “Mi sono impegnato in questo ministero a causa del mio pastore dei giovani, un uomo di nome Vaughn”. E scoprii che entrambi avevano fatto parte dello stesso gruppo giovanile.

La settimana dopo un altro oratore di nome Dan ci parlò del suo lavoro in una missione nel centro di Los Angeles. Alla fine, dissi casualmente: “Cosa strana, le ultime due settimane entrambi gli oratori invitati qui hanno parlato dell’influenza che aveva avuto su di loro il pastore dei giovani, Vaughn”.

Dan sembrò sorpreso, poi mi disse: “Conosco Vaughn. Adesso fa il pastore a San Diego e porta la sua gente nelle discariche di Tijuana [in Messico] dove i bambini lavorano in mezzo alla spazzatura. Sono stato con Lui da poco a Tijuana. Appena arrivavamo tutti quei bambini gli correvano incontro e lui aveva un sacco d’amore e d’affetto per loro. Li abbracciava, dava loro cibo e regali. Trovava il modo di fargli fare la doccia. Era così strano, Francis: mentre camminavo con Vaughn, continuavo a pensare: Se Gesù fosse sulla terra, penso che camminare con Lui sarebbe così. Aveva amore per tutti quelli che incontrava e parlava loro di Dio. La gente era attratta dal suo amore e dal suo affetto”.

Poi Dan aggiunse: “Il giorno che ho passato con Vaughn è stata la cosa più simile a camminare al fianco di Gesù che abbia mai sperimentato”.

Francis Chan concluse: Sentire questo mi ha fatto pensare: Una persona sana di mente direbbe questo di me? Lo direbbe di te? […] Ripensando a tutto questo, ho pregato: “Signore, ecco cosa voglio. Non voglio essere il miglior oratore del mondo. Non voglio essere conosciuto per quello. Voglio essere noto come una persona di cui si dica: “Assomiglia davvero molto a Gesù”.[9]

Questo è cristianesimo attivo. Questo è essere Gesù per gli altri, perché possano conoscere la potenza del suo amore, della sua verità e del suo perdono.

Un bell’aspetto del vivere “come per il Signore” sta nelle azioni invisibili o nascoste, nelle cose che la maggior parte della gente non consocerà mai: quando sostieni un gruppo missionario in un paese lontano; quando dai qualcosa di cui hai bisogno a qualcuno a cui serve di più; quando sacrifichi il tuo tempo prezioso per intercedere per i bisogni di un altro — qualcuno che forse non sa nemmeno che stai pregando per lui. Facciamo queste cose come per il Signore. Se non sei in una posizione tale da impegnarti sul fronte del lavoro missionario, puoi farlo in preghiera. Puoi pregare per le anime delle persone, per le loro vite. Puoi pregare per i loro ministeri, i loro bisogni.

Quello che facciamo per gli altri — il nostro servizio, le nostre preghiere, le nostre offerte — lo facciamo per Gesù. Non lo facciamo per riconoscimento, per dimostrare efficacia, per guadagno finanziario o per avanzare nella società. Tutto quello che facciamo, in qualsiasi ministero, lo facciamo per rendere gloria al Signore. Fa parte del vivere “come per Gesù”.

Il nostro scopo è esaltare Gesù, non noi stessi. Come dice quella famosa citazione vecchia di anni: “Uno può fare un sacco di bene nel mondo, se non gli importa a chi va il merito”.[10] È certamente vero. E oserei dire che un gesto d’amore può essere ancora più efficace quando uno lo fa come per il Signore, dando a Dio tutta la gloria e tutto il merito.

2 Corinzi 5,20 dice: “Noi facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro”. È un’affermazione stupefacente. Vediamo la prima frase, “facciamo da ambasciatori per Cristo”.

Che cos’è un ambasciatore? Secondo Wikipedia, è un inviato ufficiale, un agente diplomatico che rappresenta il suo paese, il suo governo o il suo sovrano, un rappresentante o messaggero autorizzato.

Così noi siamo inviati e rappresentanti ufficiali di Cristo. Siamo cittadini del cielo e rappresentiamo il regno di Dio. Siamo assegnati temporaneamente alla Terra per rappresentare il nostro paese, il nostro governante. È un grande onore essere un ambasciatore e dobbiamo comportarci di conseguenza.

L’altra parte del versetto dice che “Dio esorta per mezzo nostro”. Questo significa che Dio si rivolge al mondo attraverso di noi. Offre il suo messaggio attraverso di noi. Come nel mondo un ambasciatore è il volto del suo paese per le persone che incontra, così noi siamo il volto di Dio e del suo regno. Dobbiamo dare alle persone che incontriamo un assaggio del cielo, un campione della cultura celeste che rappresentiamo.

Uno degli scopi di un ambasciatore è di lavorare per la pace, promuovere la pace. Rappresentiamo il Principe della Pace e abbiamo il compito di dare il suo messaggio al mondo. E che cos’è questo messaggio? La seconda metà del versetto indica chiaramente il messaggio che dobbiamo dare: “Vi esortiamo per amore di Cristo: siate riconciliati con Dio”.[11]

Gesù conta su di noi come suoi rappresentanti per chi ci sta intorno, per dare loro la notizia meravigliosa che possiamo riconciliarci con Dio! E pensate: ci sono milioni, anzi, miliardi di persone che non conoscono Dio personalmente, che non hanno mai sentito parlare di Gesù e non hanno alcuna conoscenza del dono della salvezza e del tesoro della vita eterna che le attende se solo accettassero Gesù come loro Salvatore. Abbiamo il privilegio di diffondere quella buona notizia, di far conoscere Gesù alla gente e di portare più persone possibile con noi in cielo.

Che ognuno di noi possa essere un attivo e degno ambasciatore di Cristo. Non rappresentiamo semplicemente un bel paese sulla terra. Rappresentiamo il regno più meraviglioso e spettacolare dell’universo: il regno di Dio. Dovremmo essere immensamente orgogliosi della suprema vocazione che abbiamo ricevuto. È davvero un privilegio servire Dio come suo ambasciatore; possiamo e dobbiamo trasmettere l’amore, l’attenzione e la compassione di Gesù in tutto quello che facciamo, piccolo o grande che sia. “Prendendo la forma di servo”, Gesù diede il miglior esempio di servizio che il mondo potrà mai vedere.[12]

Madre Teresa disse:

Vedo Gesù in ogni essere umano. Dico a me stessa: questo è Gesù che ha fame, devo dargli da mangiare. Questo è Gesù ammalato. Ha la lebbra, o una cancrena; devo lavarlo e curarlo. Svolgo il mio servizio perché amo Gesù.

Questa citazione esprime l’essenza di questo valore fondamentale. Svolgiamo il nostro servizio perché amiamo Gesù. Il nostro amore ci spinge a servire gli altri in sua vece. Ci sprona a essere suoi ambasciatori in qualsiasi situazione ci troviamo. Ci costringe a farci usare da Lui per assistere le persone che hanno bisogno e a dare speranza e guarigione a chi ha il cuore rotto. Se vediamo Gesù in ogni persona che incontriamo, ci comporteremo in modo più simile al suo.

Siamo le sue mani per aiutare e toccare, la sua bocca per parlare della verità e dare incoraggiamento e speranza, i suoi occhi per comunicare compassione, i suoi piedi per camminare al fianco di un’anima stanca e le sue braccia per aiutarla a portare il suo carico pesante. Lo facciamo per Lui, come se lo facessimo a Lui, perché cerchiamo di fare ciò che farebbe, se fosse qui. Nei Vangeli abbiamo l’esempio della vita di Gesù sulla terra, a dimostrazione di quanto amava noi, sue creature. Conosciamo dalla Bibbia il modo compassionevole in cui si comportava con chi viveva ai suoi giorni. Possiamo vedere come s’impegnava quando parlava di qualcosa con i suoi discepoli e altri.

Per un attimo, tornate indietro di duemila anni, se ci riuscite, e immaginate come sarebbe stato incontrare Gesù. Pensate a come sarebbe stato avere una conversazione con Lui, il Figlio di Dio. Immaginate la comprensione, la compassione, l’amore. Riuscite a immaginare di vedere il Figlio di Dio — l’incarnazione di Dio — e sentirlo parlare, ascoltarlo mentre vi parla di suo Padre, del mondo a venire, di come siamo stati creati e del meraviglioso piano divino per l’umanità? Una cosa bellissima!

Non abbiamo avuto quell’esperienza personalmente, tuttavia Gesù ci ha affidato la responsabilità di trasmettere il suo amore personale, incondizionato e totale al nostro prossimo, a tutti quelli che condividono con noi questo pianeta oggi. Confida in noi come suoi rappresentanti.

Come pensate che Gesù si comporterebbe con il vostro prossimo? Come tratterebbe un bambino che ha perso i genitori? Come parlerebbe a quell’anima abbattuta e in difficoltà che ha smarrito la via? Come parlerebbe al collega che vi irrita e che cercate di evitare a tutti i costi?

Quando pensiamo a Gesù, alla sua natura, al suo amore e al suo sacrificio sulla croce per ognuno di noi, e poi pensiamo a quelle risposte, abbiamo un’idea abbastanza buona di come dovremmo interagire con gli altri. Noi che seguiamo Cristo siamo il suo volto, il suo sorriso e il suo abbraccio. Siamo tutto ciò che Dio può utilizzare e Gesù conta su di noi. Su di me. Su di te. Su ognuno di noi.

Così facciamo del nostro meglio, va bene? Cerchiamo di essere come Gesù, di amare come Gesù. Apriamo il nostro cuore agli altri per conto di Gesù. Cerchiamo di essere dei canali liberi perché Dio possa guarire e salvare questo mondo bisognoso e infranto.

Tutto quello che facciamo, in parole e opere, facciamolo per Gesù, per la sua gloria.


Note: Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


[1] Giovanni 13,15.

[2] 1 Giovanni 3,16–18.

[3] Matteo 25,40.

[4] 2 Corinzi 4,5.

[5] 2 Corinzi 5,20.

[6] Tradotto dalla citazione in Quote, Unquote (Victor Books, 1977) di Lloyd Cory, p. 197.

[7] Come citato in “Amore per le anime smarrite”, novembre 2007 (originariamente maggio 1976).

[8] Giovanni 3,30.

[9] Bread for the Journey Blog, 26 gennaio 2011.

[10] Anonimo. Probabilmente basato sulla citazione di un gesuita, Padre Strickland, nel 1863, ma parafrasato da molte persone famose, tra le quali Harry Truman, Ronald Reagan e altri.

[11] 2 Corinzi 5,20.

[12] Filippesi 2,7.


Titolo originale: TFI’s Core Values: Living “as unto Him”
Pubblicato originariamente in Inglese il 26 Novembre 2013
versione italiana affissa il 8 Giugno 2014;
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