Le storie raccontate da Gesù: il padre e i figli perduti, Luca 15,11-32

Di Peter Amsterdam

Aprile 8, 2015

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Questa terza parabola in Luca 15 è la continuazione della risposta di Gesù alle critiche degli scribi e dei farisei perché stava in compagnia di peccatori. Cominciò raccontando le due parabole gemelle della  Pecora Smarrita e della Dramma Perduta, che esprimevano entrambe la gioia del ritrovare ciò che si era perso. Continuò la sua risposta raccontando una delle sue parabole più lunghe e a mio parere più belle. La parabola consiste di tre parti: la partenza del figlio più giovane, il suo ritorno a casa con il benvenuto del padre e la conversazione finale tra il padre e il fratello più grande.

La partenza

Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E il padre divise fra loro i beni. Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente.

Questa richiesta fuori dall’ordinario del figlio più giovane avrebbe scioccato e scandalizzato gli ascoltatori originali. IL figlio chiedeva di ricevere la sua parte dell’eredità che normalmente avrebbe ricevuto alla morte del padre, mentre questi era ancora vivo e in buona salute. Praticamente stava dicendo che per lui suo padre era bell’e morto; stava essenzialmente tagliando ogni legame con lui. La mancanza di rispetto per il padre era tale che gli ascoltatori probabilmente si sarebbero aspettati che subito dopo Gesù avrebbe detto che il padre aveva avuto un’esplosione di rabbia e aveva punito il figlio per averlo trattato in maniera così ingrata e irrispettosa.

Invece il padre acconsentì e divise la proprietà tra i due figli. Secondo la legge mosaica, il figlio più anziano avrebbe ricevuto una porzione doppia (in questo caso i due terzi) di tutto ciò che il padre possedeva, mentre il più giovane ne avrebbe ricevuto un terzo.1 Un padre poteva dividere tra i figli l’eredità, che generalmente erano delle terre, in qualsiasi momento volessero. Comunque ne avrebbe ceduto la proprietà, non il controllo. Il controllo della terra, come pure i suoi frutti, sarebbero lo stesso appartenuti al padre fino alla sua morte. Poteva tenere qualsiasi parte del raccolto volesse e lasciare poi il resto ai figli. Il padre non poteva vendere la terra, perché apparteneva ai figli, ma ne controllava ancora l’uso e i prodotti. Se i figli volevano vendere la proprietà, potevano farlo, ma il nuovo proprietario ne sarebbe entrato in possesso solo alla morte del padre. Queste regole proteggevano i padri, assicurando loro un mezzo di sostentamento per il resto della loro vita.

Il figlio più giovane in realtà stava facendo due richieste: la prima era che il padre dividesse la proprietà; la seconda, sottintesa, era che ne avesse la proprietà completa e il diritto di venderla. Voleva vendere la sua eredità in cambio di soldi. Così facendo dimostrava di non preoccuparsi assolutamente del futuro del padre e lo trattava come se fosse già morto, privandolo allo stesso tempo di una parte dei prodotti della terra che gli spettava per la sua vecchiaia. La risposta del padre, che non solo acconsentì a dare al figlio la sua parte d’eredità, ma anche il diritto di venderla, sarebbe stata impensabile per gli ascoltatori.

Lo scrittore Kenneth Bailey dice:

Per quanto ne so, in tutta la letteratura mediorientale (a parte questa parabola), dall’antichità al presente, non s’incontra un caso in cui un figlio, giovane o vecchio, abbia chiesto la sua eredità a un padre ancora in buona salute.2

Il sottinteso è che il figlio più giovane abbia venduto la sua parte dell’eredità e se ne sia andato con il denaro contante in un altro paese ­– cioè fuori da Israele e in un paese gentile.

Il fratello più vecchio, che aveva ricevuto anche lui la sua parte d’eredità allo stesso momento, come si capisce dalla frase divise fra loro i beni, ricevette il resto della terra ma non il suo controllo. Proseguendo con la storia, è chiaro che il padre era ancora il capofamiglia e controllava la fattoria, perché in seguito nella parabola dice al figlio più vecchio: Ogni cosa mia è tua — dato che avrebbe posseduto e controllato tutto alla sua morte.3

Le disavventure del figlio più giovane

Gesù poi racconta quello che successe al figlio più giovane:

Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia, ed egli cominciò ad essere nel bisogno.

Lasciata la casa del padre, il figlio giovane era libero di vivere come gli pareva. Si era allontanato da suo padre, suo fratello, la sua comunità e il suo paese, ed era andato a fare una vita che si può descrivere solo come pazza e burrascosa, e che gli aveva causato la perdita di tutto ciò che possedeva. Vedremo in seguito che il fratello maggiore lo accusa di aver speso il denaro in prostitute e bagordi, ma la storia non lo conferma specificamente.

Dopo aver speso tutti i suoi soldi, ci fu una carestia. Se non ci fosse stata, probabilmente avrebbe potuto mantenersi lavorando, ma in momenti del genere ci sarebbe stato poco lavoro disponibile. Come vedremo, il lavoro che trovò non era nemmeno sufficiente a sfamarlo.

Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava.

Un autore spiega in questo modo la situazione del giovane:

Quando si trova nel bisogno, trova lavoro presso uno degli abitanti di quel paese, un Gentile che alleva maiali e lo manda nei campi a pascolarli. A questo punto il suo stato è quello di un servo vincolato, poco più di uno schiavo, costretto per contratto a lavorare come bracciante per il suo padrone per un tempo specifico.4

Quel lavoro di porcaro avrebbe fatto capire al pubblico originale fino a che punto era caduto in basso. I maiali erano considerati impuri secondo la legge mosaica e opere ebraiche successive affermavano che un allevatore di maiali era maledetto. Il figlio era profondamente degradato dal suo lavoro con i maiali e a peggiorare le cose aveva fame e invidiava il cibo dato alle bestie. Non aveva cibo e nessuno gliene dava. Sapeva che sarebbe morto di fame se non avesse fatto qualcosa in fretta. Fu a quel punto che…

“…rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”.

Il significato della frase “rientrato in sé” ha causato un ampio dibattito fra gli studiosi che prendono in esame la parabola. Secondo alcuni ciò significa che il figlio si pentì; per altri che si rese conto di quanto fosse terribile la sua situazione e che il suo piano di tornare dal padre era solo per autoconservazione e non rappresentava un pentimento. Comunque lo si interpreti, è chiaro che il figlio riacquistò il buon senso e si rese conto di com’era stato stupido; questo sarebbe stato un primo passo sulla strada del pentimento.

Decise di tornare da suo padre, confessare di aver sbagliato e peccato, e chiedergli di diventare uno dei suoi lavoratori salariati. Quale riteneva essere il suo peccato e quale sarebbe stato secondo gli ascoltatori originali della parabola? Molto probabilmente l’aver disubbidito a suo padre, infrangendo così il quinto comandamento, abbandonando la casa con la sua parte della proprietà e quindi non intendendo rispettare l’obbligo di fare la sua parte per provvedere al padre nella sua vecchiaia. Aveva venduto e dissipato quelli che normalmente sarebbero stati i mezzi per mantenere il padre alla fine dei suoi anni di lavoro, quando avrebbe passato la fattoria ai figli.5

Ricordando che i “lavoratori salariati” di suo padre avevano cibo in abbondanza, progettò di chiedere a suo padre di trattarlo come uno dei suoi operai. Per lavoratore salariato s’intendeva un bracciante a giornata, una persona senza lavoro fisso ma disponibile a farsi assumere al mattino per il lavoro della giornata. Tali lavoratori non avevano un rapporto continuativo con i loro datori di lavoro. In una simile situazione non avrebbe vissuto nella fattoria del padre, non avrebbe mangiato alla sua mensa e sarebbe stato pagato solo quando c’era un lavoro da fare. Di conseguenza la sua posizione non sarebbe più stata quella di un figlio, ma inferiore anche a quella degli schiavi e dei servi della casa e della fattoria, perché essi avevano un rapporto con il padre, vivevano sulla sua proprietà e ne erano assistiti. La riteneva comunque una situazione migliore di quella in cui si trovava in quel momento, a rischio di morire presto di fame.

Il discorso che il figlio progettava di fare al padre includeva la confessione di essere colpevole: “ho peccato”; l’ammissione di aver distrutto il rapporto con lui: “non sono più degno di esser chiamato tuo figlio”; e il suggerimento di una soluzione: “trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. Poteva esserci il suggerimento implicito che il figlio voleva lavorare per soldi per ripagare il padre del denaro che aveva sperperato. La storia non indica che si aspettasse una condizione migliore di quella di un bracciante.

Il ritorno a casa

“Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.

La reazione del padre quando vide suo figlio in lontananza molto probabilmente arrivò come una sorpresa per gli ascoltatori. Arland Hultgreen spiega cosa si sarebbero aspettati in una situazione del genere:

Anche se il padre ha compassione del figlio, la reazione corretta sarebbe stata di lasciare che il figlio arrivasse a casa, si buttasse ai suoi pedi e invocasse il perdono. Poi, nella migliore delle ipotesi, il padre avrebbe risposto con qualche parola di perdono e avrebbe elencato una serie di aspettative. Praticamente il figlio sarebbe stato in prova per un certo tempo; forse avrebbe potuto restare fino ad aver guadagnato abbastanza da godere di una certa indipendenza e andarsene di nuovo.6

Il figlio aveva disonorato il padre davanti all’intero villaggio. Sarebbe stato semplicemente giusto e corretto se il padre avesse lasciato che il figlio arrivasse da lui, attraversando il villaggio sotto gli sguardi pieni di disapprovazione dell’intera comunità. Invece no, Il padre, pieno di compassione, gli corre incontro. Il figlio è ancora lontano, forse si sta soltanto avvicinando al villaggio quando il padre lo vede. Questi gli corre incontro, cosa che un vecchio dignitoso non avrebbe mai fatto in pubblico. Per farlo, avrebbe dovuto alzare i lembi della veste ed esporre le gambe, cosa ritenuta vergognosa nella cultura di quei tempi.7 Come vedremo più avanti, sembra che i servitori siano corsi dietro a lui. La scena avrebbe destato l’attenzione di tutti. Il primo gesto del padre è di abbracciare e baciare suo figlio, prima ancora di sentire che cos’ha da dire.

“E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi”.

Il figlio inizia il discorso che aveva preparato, ma il padre non lo lascia terminare. Lo interrompe prima ancora che possa spiegare come si aspetta di essere trattato. Sentendo il figlio dichiararsi indegno di essere chiamato suo figlio, non ha bisogno di ascoltare altro. Ordina ai servitori di rivestirlo degli abiti migliori, di dargli un anello e dei sandali. Le azioni del padre parlano più forte di qualsiasi parola. Ordinando ai servitori di rivestirlo, assicura al figlio il giusto rispetto. Indica ai servitori come devono comportarsi. La veste più bella sarebbe stata quella che il padre vestiva nelle feste e nelle occasioni speciali. L’anello è probabilmente un sigillo, segno che il padre si fida di suo figlio. Mettergli i sandali ai piedi indica a tutti che il figlio è considerato un uomo libero nella casa e non un servo.8

Con queste azioni il padre trasmette il messaggio che si è riconciliato con il figlio. Quando gli ospiti al banchetto avrebbero visto il figlio con indosso la veste del padre, con l’anello al dito e i sandali ai piedi, avrebbero capito e accettato che il padre si era riconciliato con il figlio e avrebbero riaccettato quest’ultimo nella comunità.9 Qualsiasi ostilità potessero avere nei confronti del figlio sarebbe stata accantonata, proprio come il padre aveva perdonato il giovane. Oltre a trasmettere un messaggio ai servi e alla comunità, ce n’era anche uno molto chiaro per suo figlio. Quel massaggio era il perdono. Il figlio si rese conto che la riconciliazione con suo padre non sarebbe avvenuta per merito di una sua condizione di servitore salariato o per avergli restituito i soldi. Non sarebbe stato in grado di guadagnarsela.

 Come spiega Kenneth Bailey:

Ora sa che non può offrire alcuna soluzione per riprendere i rapporti con lui. Capisce che il punto non è il denaro sprecato, ma il rapporto rotto che non può riparare. Ora capisce che da quel momento ogni rapporto tra di loro può essere solo un dono di suo padre. Non può offrire alcuna soluzione. Immaginare di poter risarcire suo padre lavorando è un insulto. L’unica reazione appropriata è: “Non sono più degno”.10

Il benvenuto del padre era un gesto di grazia immeritata. Era il perdono. Niente di ciò che il figlio potesse fare avrebbe compensato il passato. Il padre non voleva il denaro perso; voleva suo figlio.

“Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci,…”

Il padre poi ordinò di ammazzare e cucinare un vitello ingrassato. La preparazione di un animale così grosso indicava che al pasto avrebbe partecipato molta gente. Questo suggerisce che gran parte del villaggio, se non tutto, sarebbe stata invitata al banchetto. Un vitello ingrassato era destinato proprio a un lieto evento del genere; e il padre indicò il motivo felice per farlo quando disse:

“…perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa.

L’uso della frase “era perduto ed è stato ritrovato” ricordava agli ascoltatori le storie della Pecora Smarrita e della Dramma Perduta, perché le stesse parole erano state usate quando Gesù aveva raccontato quelle parabole.

Il figlio maggiore

Ora ci spostiamo alla fase successiva della parabola, con l’apparizione del figlio maggiore.

Or il suo figlio maggiore era nei campi; e come ritornava e giunse vicino a casa, udì la musica e le danze. Chiamato allora un servo, gli domandò cosa fosse tutto ciò. E quello gli disse: “È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Udito ciò, egli si adirò e non volle entrare.

Alla fine della giornata, il figlio più grande ritornò dai campi, che presumibilmente erano a una certa distanza dal villaggio e dalla casa del padre. A quel punto, i preparativi del banchetto sicuramente avevano già richiesto gran parte della giornata, perché il vitello ingrassato doveva essere macellato, preparato e cotto, insieme a tutto il resto del cibo. La festa sarebbe cominciata non appena tutto fosse stato pronto. Un simile banchetto sarebbe durato fino a notte tarda e la gente avrebbe cantato, ballato, bevuto vino, mangiato, chiacchierato e sarebbe andata avanti e indietro tutta la sera.11 Il figlio maggiore arrivò dai campi quando la festa era già cominciata, come probabilmente accadde per molti altri uomini del villaggio che lavoravano nei campi.

Il fratello chiese a uno dei servi cosa stava succedendo e possiamo immaginare che abbia fatto anche altre domande, visto che in seguito, quando parlò con suo padre, era ben al corrente del fatto che al fratello minore non era rimasto niente dell’eredità. Scoprendo il motivo del banchetto e che suo padre aveva riaccolto a casa il fratello più piccolo, divenne furioso.

In un banchetto, secondo le usanze, il fratello maggiore si sarebbe aggirato fra gli invitati, come parte delle sue responsabilità di anfitrione insieme al padre – assicurandosi che tutto andasse bene, che la gente avesse a sufficienza da mangiare e da bere, dando ordini ai servi ecc. In una simile situazione, ci si sarebbe aspettati che il fratello maggiore si unisse al banchetto e come minimo fingesse di partecipare al festeggiamento per il ritorno di suo fratello, rimandando qualsiasi disaccordo con il padre a una successiva discussione in privato. Il fratello maggiore invece rompe il protocollo e rifiuta pubblicamente di entrare in casa e partecipare alla festa, poi, come vedremo, discute con suo padre in pubblico. Le sue azioni sono estremamente irrispettose e offensive.

Allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. Ma egli, rispose al padre e disse: “Ecco, son già tanti anni che io ti servo e non ho mai trasgredito alcun tuo comandamento, eppure non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma quando è tornato questo tuo figlio, che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato”.

Rischiando l’umiliazione e la vergogna agli occhi degli ospiti, il padre lascia la festa per implorare suo figlio di unirsi agli altri. La risposta del figlio è piena d’irriverenza, risentimento e rancore, e indica come vede veramente il rapporto con suo padre. Comincia sfrontatamente non rivolgendosi a lui come a un padre, ma passando immediatamente a un attacco verbale. Dice che per anni ha lavorato per lui come un servo, indicando l’atteggiamento di uno schiavo invece di un figlio. Afferma di non aver mai disubbidito agli ordini di suo padre, tuttavia lo fa proprio in quel momento respingendo la supplica del padre di partecipare al banchetto. Poi lo accusa di favoritismo perché ha onorato il figlio minore con il vitello ingrassato, mentre a lui, il primogenito, non ha dato nemmeno un capretto da mangiare con gli amici. Poi prosegue rifiutando qualsiasi rapporto con suo fratello, quando dice “questo tuo figlio”. Accusa il fratello di aver sperperato la ricchezza del padre con le prostitute, per umiliarlo ulteriormente ai suoi occhi.

In sostanza sta dicendo: “Io sono stato un buon figlio, ho lavorato per te, ti ho ubbidito e sei in debito con me”. Praticamente vuole indicare che il rapporto con suo padre è simile a quello tra operaio e datore di lavoro, invece che tra figlio e padre. Il suo è un rapporto legalistico di merito e ricompensa, invece di amore e cortesia.12 Diventa chiaro che il figlio maggiore, proprio come il minore, era più interessato ai beni materiali di suo padre che al rapporto con lui. Per un padre sarebbe stata una cosa molto dolorosa sentire questo.

Come reagisce il padre? Esattamente come aveva fatto con il figlio minore: con amore, gentilezza e misericordia. Come per il fratello minore, anche il rapporto del maggiore con il padre è deteriorato. Quello con il minore era stato restaurato con amore e ora il padre cerca di fare lo stesso con il maggiore, dicendo:

“Figlio, tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua”.

Anche se il figlio maggiore non lo chiama padre, lui lo chiama lo stesso figlio. In alcune traduzioni la parola è resa in maniera più affettuosa con figlio mio. Può darsi che il figlio si veda come uno che lavora come uno schiavo, ma il padre lo vede come un compagno che è sempre con lui e come il comproprietario della fattoria. Tutto ciò che ha è suo. La fattoria appartiene al figlio più grande perché la proprietà gli era stata trasferita al momento della divisione dell’eredità tra i due ragazzi. Non ne otterrà il controllo fino alla morte di suo padre, ma tutto ciò che lui possiede è suo.13

Invece di reagire con sdegno, il padre lo fa con amore e dolcezza, proprio come aveva fatto con il figlio minore. Il maggiore, proprio come il minore, ha un rapporto deteriorato con suo padre, e questi desidera ricomporlo. Entrambi i figli hanno bisogno di riconciliarsi con il padre. Entrambi ricevono da lui lo stesso amore, dato con umiltà.

L’ultima affermazione del padre esprime la sua gioia che il figlio più giovane che era perduto sia stato ritrovato.

“Ma si doveva fare festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Rimane all’ascoltatore immaginare se il fratello maggiore, anche lui perduto, fu ritrovato e riconciliato con il padre, perché non ci viene indicata la sua reazione.

Riconciliazione e rappacificazione

Nel contesto in cui fu raccontata la parabola, Gesù spiegò il motivo per cui mangiava e parlava con gli esattori delle tasse e i peccatori che venivano da Lui. Era lì per dimostrare l’amore e la grazia di suo Padre a chi era perduto, per portare riconciliazione e rappacificazione. Il suo ministero consisteva nel cercare e salvare ciò che era perduto.14 Nelle loro critiche ai rapporti tra Gesù e i peccatori, i farisei, come il fratello maggiore, erano incapaci di rallegrarsi perché i perduti erano stati ritrovati, perché i loro fratelli e sorelle erano accolti tra le braccia del Padre, amati e riconciliati con Lui. Avevano servito Dio e osservato i suoi comandamenti e come il fratello maggiore ritenevano di essersi meritati il loro posto nella casa del padre. Ma come il fratello maggiore non avevano capito il tipo di rapporto che Dio voleva: quello di un padre con il proprio figlio, non di un padrone con un servo.

I farisei hanno l’opportunità di cambiare il loro modo di pensare, di rendersi conto che Dio si rallegra moltissimo quando chi è perduto viene ritrovato, e che i perduti sono al centro dell’attenzione di Gesù e del suo ministero. Sono invitati a unirsi ai festeggiamenti, ma lo faranno? In breve, Gesù sta invitando gli ascoltatori a decidere la fine della storia con la loro stessa reazione.

Questa parabola, come le due precedenti, ci dice una cosa bellissima su Dio, nostro Padre. È pieno di compassione, grazia, amore e misericordia. Come il padre nella storia, ci lascia prendere le nostre decisioni e, qualunque esse siano e dovunque ci portino, Lui ci ama. Vuole che ognuno di noi che si è sviato, che è perduto, che ha un rapporto deteriorato con Lui, possa tornare a casa. Lo aspetta e lo accoglie con grande gioia e con grandi feste.

Entrambi i figli avevano una visione distorta del padre, come la visione di Dio che molti hanno oggi. Il figlio ribelle voleva essere indipendente da lui, tagliò i rapporti e visse come voleva. Voleva i benefici che gli venivano dal padre, ma non un rapporto con lui. Il figlio maggiore e disciplinato fece ciò che esteriormente sembrava ubbidiente e fedele, ma anche lui fraintese il rapporto con suo padre. Il maggiore cercava di guadagnarsi la sua approvazione, mentre il minore si ribellò contro di lui. Entrambi avevano un rapporto sbagliato con lui; entrambi erano perduti e dovevano essere ritrovati. Entrambi ricevettero l’offerta del suo amore. Lui aprì le sue braccia a entrambi e, anche se lo avevano offeso e ferito, li riaccolse senza condizioni.

Questo è l’atteggiamento che Dio ha con tutti. Ama profondamente e desidera un rapporto continuo con ognuno di noi. Cerca chi è perduto e si rallegra moltissimo quando ritorna a casa. Lo accoglie a braccia aperte, non importa chi sia o cosa abbia fatto. Perdona, ama, accoglie. Con le parole del vecchio inno: “Tornate a casa, tornate a casa, voi che siete stanchi, tornate a casa”.

Come cristiani è molto facile sviluppare un atteggiamento simile a quello del fratello maggiore. Possiamo scivolare nella mentalità del “ho fatto così tanto per Dio che Lui è in debito con me”. Possiamo desiderare le sue benedizioni spirituali e materiali senza veramente desiderare Lui. Possiamo guardare con occhi sprezzanti e critici i figli minori di questo mondo che non hanno un rapporto con Dio, e considerarci molto migliori di loro.

Dobbiamo essere sempre consapevoli dell’amore di Dio, che non è solo per noi che crediamo, ma per tutta l’umanità. Ogni persona è amata profondamente dal Padre. Gesù ha dato la sua vita per tutti. Noi siamo chiamati a dare questa notizia a tutti. Per farlo, come Gesù, dobbiamo cercarli, fare lo sforzo di raggiungerli, condividere il messaggio che Dio li ama e che vuole avere un rapporto con loro. Dio è pieno di grazia, di amore e misericordia. Ama ogni persona e ha chiesto a noi, in qualità di suoi rappresentanti, di fare ciò che fece Gesù: dimostrare un amore incondizionato, amare le persone sgradevoli e incarnare i principi delle parabole contenute in Luca 15: cercare chi è perduto, aiutare a riconciliarlo e reagire con gioia e grandi feste quando ciò che era perduto è ritrovato. Il Signore aiuti ognuno di noi a farlo.

Il padre e i figli perduti, Luca 15,11-32

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.

12 Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E il padre divise fra loro i beni.

13 Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente.

14 Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia, ed egli cominciò ad essere nel bisogno.

15 Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

16 Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava.

17 Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame!

18 Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te;

19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”.

20 Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.

21 E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.

22 Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi.

23 Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci,

24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa.

25 Or il suo figlio maggiore era nei campi; e come ritornava e giunse vicino a casa, udì la musica e le danze.

26 Chiamato allora un servo, gli domandò cosa fosse tutto ciò.

27 E quello gli disse: “È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo”.

28 Udito ciò, egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare.

29 Ma egli, rispose al padre e disse: “Ecco, son già tanti anni che io ti servo e non ho mai trasgredito alcun tuo comandamento, eppure non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici.

30 Ma quando è tornato questo tuo figlio, che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato”.

31 Allora il padre gli disse: “Figlio, tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua.

32 Ma si doveva fare festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: Nuova Riveduta, Copyright © 2006 Società Biblica di Ginevra. Tutti i diritti riservati.


1 Riconoscerà come primogenito […], dandogli una parte doppia di tutto ciò che possiede; poiché egli è la primizia del suo vigore e a lui appartiene il diritto di primogenitura (Deuteronomio 21,17).

2 Bailey, Poet and Peasant, 145.

3 Hultgren, The Parables of Jesus, 74.

4 Hultgren, The Parables of Jesus, 75.

5 Hultgren, The Parables of Jesus, 77.

6 Hultgren, The Parables of Jesus, 78.

7 Bailey, Poet and Peasant, 181.

8 Jeremias, Rediscovering the Parables, 103.

9 Bailey, Poet and Peasant, 185.

10 Bailey, Poet and Peasant. 184–185.

11 Bailey, Poet and Peasant, 193.

12 Hultgren, The Parables of Jesus, 80.

13 Hultgren, The Parables of Jesus, 82.

14 Luca 19,10.


Titolo originale: The Stories Jesus Told:
The Father and the Lost Sons, Luke 15:11–32
Pubblicato originariamente in Inglese il 27 Gennaio 2015
versione italiana affissa il 8 Aprile 2015;
statistiche: 5.106 parole; 25.294 caratteri

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