Gesù – la sua vita e il suo messaggio: nozze e vino

Di Peter Amsterdam

Aprile 16, 2016

[Jesus—His Life and Message: Wedding and Wine]

Dopo averci parlato dei primi seguaci di Gesù, il Vangelo di Giovanni prosegue descrivendo come Gesù prese parte a una festa di nozze a Cana di Galilea. Cana, a circa quattordici chilometri a nord di Nazaret,1 era la città natale di Natanaele (uno dei primi discepoli di Gesù).2

Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù si trovava là. Or anche Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli.3

Secondo le usanze di quei tempi, i festeggiamenti per le nozze duravano sette giorni e molti amici degli sposi rimanevano per l’intero periodo. In netto anticipo rispetto alle feste, la coppia si era fidanzata – un impegno legalmente valido che poteva essere rotto soltanto con un vero e proprio procedimento legale. Il giorno delle nozze era quello in cui lo sposo portava la sposa a casa sua, o a quella dei propri genitori. La sera del primo giorno, il corteo della sposa si riuniva nella casa del padre di lei e quello dello sposo in quella di lui. Sotto la direzione dell’“amico dello sposo”,4 cioè il suo testimone,5 lo sposo e i suoi amici andavano a prendere la sposa alla casa del padre di lei e procedevano fino alla casa di lui o di suo padre, dove si teneva il banchetto nuziale. Quella notte la sposa tornava in camera sua. Il giorno dopo c’era una festa e alla fine della giornata c’era un banchetto. Quella notte, la coppia consumava il matrimonio nella camera nuziale.6

Gli scritti ebraici parlavano dell’importanza del vino in occasioni festose, compresi i pasti del Sabbath e le nozze. Nell’antico mondo mediterraneo si era soliti mescolare acqua al il vino servito durante i pasti, spesso due o tre parti d’acqua ogni parte di vino.7 Gli invitati alle nozze spesso bevevano fino a notte tarda; era importante avere a disposizione abbastanza vino per sette giorni. Restare senza vino sarebbe stata una vergogna, su cui la gente avrebbe spettegolato per anni.8 Tuttavia è esattamente ciò che avvenne alle nozze cui partecipò Gesù.

Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».9

Alcuni commentatori scrivono che le parole di Maria possono essere interpretate come un’accusa: poiché Gesù aveva portato con sé i discepoli era colpa loro se il vino era finito. Anche se questa ipotesi è considerata possibile, non è certa. Può benissimo darsi che lo sposo fosse povero e avesse offerto tutto il vino che aveva, sperando che sarebbe bastato. In ogni caso, era socialmente inaccettabile non assolvere completamente ai propri doveri d’ospitalità fornendo abbastanza cibo e vino per le celebrazioni.

Udendo il commento di sua madre, Gesù le rispose:

«Che cosa c'è tra te e me, o donna? L'ora mia non è ancora venuta».10

Questo può essere considerato un velato rimprovero, simile a quello che fece al funzionario il cui figlio era in punto di morte, quando Gesù disse: «Se non vedete segni e miracoli, voi non credete»,11 anche se poi procedette a guarire il bambino. Allo stesso modo, la reazione di Gesù a sua madre non era un rifiuto. Keener scrive:

Il motivo principale per il rimprovero dovette essere che sua madre non capiva ciò che questo segno sarebbe costato a Gesù; avrebbe iniziato il suo percorso verso la sua ora, la croce.12 Yancey scrisse: Si sarebbe avviato un orologio che non si sarebbe fermato fino al momento del Calvario.13

Il modo in cui Gesù chiamò sua madre donna non era normale, ma non era nemmeno irrispettoso. In altre momenti si rivolse ad alcune donne usando lo stesso termine, ma sempre in maniera rispettosa.14 Questo uso voleva probabilmente indicare che Gesù voleva mettere una certa distanza tra sé e sua madre,15 dichiarando che il loro rapporto stava cambiando mentre si apprestava a iniziare il suo ministero pubblico. È un po’ come quando disse: «Chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre».16

Dicendo che la “sua ora” non era ancora venuta, molto probabilmente Gesù si riferiva al momento della sua morte, della sua funzione messianica, come fa la maggior parte delle diciassette volte in cui parla della sua morte o di argomenti a essa relativi.17 Qui, all’inizio del suo ministero, rivolge lo sguardo alla sua conclusione.18

Dopo che Gesù si rivolse a Maria, questa disse ai servitori: «Fate tutto quello che Egli vi dirà»,19 indicando la sua aspettativa che Gesù avrebbe agito, che avrebbe fatto qualcosa per rimediare alla situazione. Dicendo ai servitori di fare qualsiasi cosa Gesù avrebbe detto loro indicava che sapeva che Gesù avrebbe risposto alla sua richiesta in maniera inaspettata. Maria agì per fede e così facendo diede un sincero esempio di come pregare, presentando il bisogno e confidando che Dio risponda secondo la sua volontà.20

Or c'erano là sei recipienti di pietra, usati per la purificazione dei Giudei, che contenevano due o tre misure ciascuno. Gesù disse loro: «Riempite d'acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all'orlo.21

I recipienti di pietra servivano per i riti di purificazione. Nel Vangelo di Marco troviamo un esempio di cosa comportassero questi riti:

Allora si riunirono intorno a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. E, avendo visto che alcuni dei suoi discepoli mangiavano il cibo con le mani impure, cioè non lavate, li accusarono. Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani; e, quando tornano dalla piazza, non mangiano senza prima essersi purificati. Ci sono molte altre cose, che sono tenuti ad osservare per tradizione: lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti.22

Si trattava di grandi recipienti usati per conservare l’acqua necessaria per le normali abluzioni richieste per i riti di purificazione delle persone. L’acqua e i recipienti dovevano essere ritualmente puri. Se per qualsiasi ragione si fossero contaminati, sia l’acqua sia il recipiente sarebbero stati impuri. Quando ciò avveniva, se il recipiente era d’argilla, doveva essere distrutto. Se era di pietra, non era necessario distruggerlo, poteva semplicemente essere pulito e riusato.23 In genere in ogni casa si poteva trovare un paio di questi recipienti, quindi in un’occasione del genere alcuni sarebbero stati presi in prestito da altri abitanti del villaggio.

Come vediamo in tutti i Vangeli, Gesù, che normalmente osservava la legge giudaica, spesso dava la precedenza ai bisogni della gente piuttosto che al semplice rispetto della legge.24 Questa è una di tali occasioni. Chiaramente Gesù ritenne che in questo caso fosse più importante risparmiare l’umiliazione allo sposo e lo scontento agli ospiti, che osservare la tradizione della purificazione mediante l’acqua.25

Le istruzioni di Gesù di riempire i recipienti erano più facili da impartire che da eseguire. Sei recipienti, giare che contenevano dai 75 ai 113 litri d’acqua, voleva dire avere a disposizione dai 454 ai 682 litri, per un peso totale dai 454 ai 682 chili. Presumibilmente i recipienti non erano completamente vuoti; ciononostante l’acqua necessaria a riempirli probabilmente doveva essere attinta dal pozzo del villaggio e portata fin lì. Il compito potrebbe aver richiesto alcune ore. Una volta completato, avvenne il miracolo, in maniera da non attirare attenzione.

Gesù disse ai servitori: «Ora attingete e portatene al maestro della festa». Ed essi gliene portarono.26 Il maestro della festa era probabilmente il testimone o un amico dello sposo, con la responsabilità di badare agli intrattenimenti e alla musica; come parte dei suoi doveri avrebbe dovuto stabilire fino a che punto il vino doveva essere allungato. Questo maestro di cerimonia probabilmente osservava quanto gli ospiti bevevano. Sapeva che tendevano a bere di più all’inizio del banchetto e che col procedere della serata i loro sensi sarebbero stati un po’ annebbiati, quindi si poteva servire del vino di qualità inferiore, senza che si notasse la differenza.27

E, come il maestro della festa assaggiò l'acqua mutata in vino (or egli non sapeva da dove venisse quel vino, ma ben lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), il maestro della festa chiamò lo sposo, e gli disse: «Ogni uomo presenta all'inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora».28

Senza saperlo, il maestro della festa sta assistendo a un miracolo. Non ha alcuna idea che il vino sia stato attinto dai recipienti dell’acqua; sa soltanto che la sua qualità è migliore di quello servito fino a quel punto. A questo punto i servitori che avevano attinto l’acqua si sarebbero resi conto che era avvenuto un miracolo, ma non ci sono indicazioni che gli altri se ne siano accorti, forse a eccezione di Maria. In seguito scopriamo che anche i discepoli l’avevano notato.

Il miracolo di Gesù risparmiò un’umiliazione allo sposo – e alla grande. In termini odierni, Gesù fornì tra le 605 e le 910 bottiglie di buon vino. Un bel regalo di nozze! Provvide miracolosamente e generosamente in un momento di bisogno, come lo vedremo fare di nuovo quando nutrirà le folle.

Lo scrittore del Vangelo termina dicendo:

Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in Lui.29

Il Vangelo di Giovanni si riferisce alle azioni o ai miracoli di Gesù come a “segni”. Il termine greco tradotto con segno è sēmeion, che in questo contesto sta a indicare “miracoli e prodigi mediante i quali Dio autentica gli uomini da Lui inviati, o grazie ai quali gli uomini dimostrano che la causa da loro patrocinata origina da Lui”. Deriva dalla radice verbale sēmainō, che vuol dire “indicare, rendere noto”.

Un altro esempio di come i segni fatti da Gesù erano visti come una conferma da parte di Dio fu quando Nicodemo disse: «Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio, perché nessuno può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».30 Troviamo un altro esempio più avanti nel Vangelo di Giovanni: Allora alcuni farisei dicevano: «Quest'uomo non è da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un uomo peccatore compiere tali segni?». E c'era divisione tra di loro.31 I segni di Gesù dimostravano che Dio operava attraverso di Lui; che i segni venivano da Dio stesso, erano attribuiti a Dio e quindi generavano la fede. In questo caso, i discepoli che erano con Lui credettero in Lui.

I segni manifestavano anche la gloria di Gesù. In precedenza i Vangeli ci avevano detto che la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell'unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.32 Il racconto che Giovanni fa dei primi segni di Gesù parla di una manifestazione della gloria, come l’ultimo miracolo narrato nel suo Vangelo: la risurrezione di Lazzaro dai morti. Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»33

In precedenza Gesù aveva detto ai suoi discepoli di essere la scala di Giacobbe, il collegamento tra Dio e il mondo.34 Con questo primo miracolo ci facciamo un’idea di cosa intendesse quando disse: «In verità, in verità io vi dico che da ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».35 Ed è solo l’inizio.


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


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1 Sono due le città antiche che gli studiosi ritengono possano essere state Cana: Kefar-Kenna, a circa 6,5 chilometri da Nazaret, e Khirbet-Quanah. Viste le prove storiche si propende per Khirbet-Quanah. Keener, The Gospel of John, 496.

2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo (il Gemello), Natanaele da Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme (Giovanni 21,2).

3 Giovanni 2,1–2.

4 Giovanni 3,29.

5 Gudici 14,20.

6 D. J. Williams in Green and McKnight, Dictionary of Jesus and the Gospels, 87.

7 Keener, The Gospel of John, 501.

8 Ibid., 502.

9 Giovanni 2,3.

10 Giovanni 2,4.

11 Giovanni 4,48.

12 Keener, The Gospel of John, 504.

13 Yancey, The Jesus I Never Knew, 168.

14 Giovanni 4,21, 20,13–15; Matteo 15,28; Luca 13,12.

15 Morris, The Gospel According to John, 158.

16 Marco 3,34–35.

17 Giovanni 2,4; 4,21.23; 5,25.28; 7,6.8.30; 8,20; 12,7.23.27; 13,1; 16,2.21.25.32; 17,1.

18 Morris, The Gospel According to John, 160.

19 Giovanni 2,5.

20 Milne, The Message of John, 63.

21 Giovanni 2,6–7.

22 Marco 7,1–4.

23 Levitico 11,32.

24 Matteo 12,1–8; Marco 3,1–5; Luca 13,10–17; 14,1–6; Giovanni 5,1–18; 7,22–24.

25 Keener, The Gospel of John, 513.

26 Giovanni 2,8.

27 Keener, The Gospel of John, 514.

28 Giovanni 2,9–10.

29 Giovanni 2,11 NR.

30 Giovanni 3,2.

31 Giovanni 9,16.

32 Giovanni 1,14.

33 Giovanni 11,40.

34 Vedi Gesù, la sua vita e il suo messaggio: il primo contatto.

35 Giovanni 1,51.


Pubblicato originariamente in Inglese il 21 aprile 2015.

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