Più simili a Gesù (parte 4)

Di Peter Amsterdam

Settembre 10, 2016

Lealtà verso Dio

[More Like Jesus–Part 4–Loyalty to God]

Se desideriamo diventare più simili a Gesù, il punto di partenza logico è credere nelle cose in cui credeva Lui – mantenere strette nel nostro cuore quelle convinzioni, integrarle nel nostro essere. È chiaro che Gesù credeva e viveva secondo ciò che suo Padre aveva rivelato nelle Scritture – la rivelazione divina esposta nel Vecchio Testamento.

Una delle cose più rilevanti insegnate da Gesù tramite quello che disse e il modo in cui visse era l’importanza vitale di Dio nella nostra vita. Per Gesù, suo Padre era tutto. Lui era totalmente devoto a suo Padre e dipendente da Lui, e insegnò ai suoi seguaci a vivere nello stesso modo. La religiosità e la somiglianza a Gesù cominciano con l’accettare Dio come Essere vivo, personale e onnipotente che creò tutto ciò che esiste e che ama e si cura di ogni essere umano. Non è un’entità distante che creò l’universo, lo caricò come un orologio e poi se ne andò, lasciando che proseguisse per conto suo.

L’intera storia del Vecchio Testamento è fatta dell’interazione di Dio con l’umanità e in particolare con i discendenti di Abraamo – il popolo attraverso il quale decise di rivelarsi. Grazie a questa storia arriviamo a comprendere che Dio è vivo e personale, è uno spirito, è santo, retto, giusto, paziente, misericordioso, amorevole, esistente di per Sé, eterno, onnisciente, onnipotente e onnipresente. Poiché è il nostro Creatore e il sostentatore della nostra esistenza, Dio è la cosa più importante nella nostra vita, il rapporto più importante che possiamo avere. Merita da parte nostra amore, culto, devozione, ubbidienza e fedeltà.

Vediamo amore, culto, devozione, ubbidienza e fedeltà a suo Padre da parte di Gesù in tutti i Vangeli. Ciò indica che essere simili a Cristo inizia fondamentalmente dalla dedizione personale a Dio. Troviamo una veduta sintetica ma onnicomprensiva di quella dedizione nel primo dei dieci comandamenti che Dio diede a Israele dopo averlo liberato dalla schiavitù in Egitto:

Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dei oltre a Me.1

Quando chiesero a Gesù quale fosse il comandamento più grande, Lui indicò la stessa cosa con parole diverse:

Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.2

“Non avere altri dei oltre a Me”, significa che nella nostra vita non dobbiamo mettere niente prima di Dio. Ciò non significa che non dobbiamo amare o prenderci cura di altre cose – lo facciamo, e ci mettiamo il cuore. Ma la precedenza assoluta è amare Dio sopra ogni altra cosa. Dopo tutto Lui è il creatore di tutte le cose e ha creato tutto ciò che amiamo: genitori, mogli, mariti, figli, fratelli, sorelle, amici, animali domestici ecc. Nelle parole di Gesù e in tutto il Vecchio Testamento c’è l’attesa che il nostro desiderio nei confronti di Dio, la nostra volontà di amarlo, servirlo e seguirlo, impegni tutto il nostro cuore e la nostra anima.

Che cosa richiede da te l’Eterno, il tuo Dio, se non di temere l’Eterno, il tuo Dio, di camminare in tutte le sue vie, di amarlo e di servire l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima.3

Oggi l’Eterno, il tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica questi statuti e questi decreti; abbi dunque cura di metterli in pratica con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima.4

Ubbidirai alla sua voce, tu e i tuoi figli, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, secondo tutto ciò che oggi ti comando.5

Soltanto abbiate cura di mettere in pratica i comandamenti e la legge che Mosè, servo dell’Eterno, vi ha prescritto, amando l’Eterno il vostro Dio, camminando in tutte le sue vie, osservando i suoi comandamenti, tenendovi stretti a lui e servendolo con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima.6

Solo temete l’Eterno e servitelo fedelmente con tutto il cuore vostro; considerate infatti le grandi cose che ha fatto per voi.7

Dobbiamo essere leali a Dio e alla sua Parola. Troviamo questa aspettativa di lealtà nel Vecchio Testamento, ed è basata sul patto che Dio fece con Israele: che sarebbe stato il loro Dio e che loro sarebbero stati il suo popolo. Di conseguenza, loro dovevano rispettare gli ordini divini; a sua volta, Dio avrebbe dato loro un paese in cui vivere, che sarebbe appartenuto a loro; e ­si sarebbe preso cura di loro e li avrebbe sostenuti.

Il Nuovo Testamento indica la stessa aspettativa di fedeltà a un patto. Gesù ha sparso il suo sangue per noi e questo ha portato a un patto nuovo, migliore ed eterno tra Dio e il suo popolo. Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è sparso per voi.8Per questo Gesù è diventato garante di un patto molto migliore.9Per questo egli è mediatore di un nuovo patto.10 In virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il Signor nostro Gesù Cristo, il grande Pastore delle pecore.11

Troviamo la stessa aspettativa di amore e fedeltà a Gesù quando dice che la nostra lealtà nei suoi confronti dovrebbe sorpassare quella alla nostra famiglia. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.12 Il principio vissuto da Gesù e insegnato nelle Scritture è che la nostra priorità più importante è amare Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) con tutto il nostro cuore. Amiamo Lui prima di tutto; poi amiamo genitori, coniuge, figli, famiglia ecc. Amare Dio non toglie nulla all’amore profondo che proviamo per gli altri, ma lo mette nella giusta prospettiva.

Amare Dio innanzi tutto fa parte dell’essere simili a Gesù, perché era ciò faceva Lui – tanto che si sottomise alla volontà di suo Padre e arrivò fino alla croce, affinché potessimo diventare figli di Dio, membri della sua famiglia.

Culto e adorazione

Il risultato naturale dell’amare Colui che ci ha creato, ci ama e si preoccupa per noi, Colui a cui siamo fedeli, è l’adorazione. Lo adoriamo per quello che è e per quello che ha fatto.

Date all’Eterno la gloria dovuta al suo nome; adorate l’Eterno nello splendore della sua santità.13

Venite, adoriamo e inchiniamoci; inginocchiamoci davanti all’Eterno che ci ha fatti. Poiché egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo del suo pascolo e il gregge di cui Egli si prende cura.14

Nel Vecchio Testamento, l’adorazione includeva la preghiera, ma si concentrava principalmente sui sacrifici offerti nel tempio – sacrifici di animali, oltre che di farina, olio e vino. Quando Gesù parlò con la donna al pozzo, indicò che sarebbe successo qualcosa di diverso, che sarebbe arrivato un momento in cui non avrebbe avuto importanza in che luogo la gente avrebbe adorato. Invece di un luogo sacro, come il tempio per gli Ebrei o il monte Gherizim per i Samaritani, sarebbero stati i credenti il luogo in cui avrebbero preso dimora il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.15

Gesù rispose e gli disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui.16

Gesù le disse: «Donna, credimi: l’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».17

Chi o cosa adoriamo ha a che fare con chi o cosa detiene il primo posto nella nostra vita, a chi siamo fedeli. Quando Satana tentò Gesù, cercò di convincerlo a cambiare l’oggetto della sua lealtà, di sedurlo con le ricchezze e la gloria di questo mondo:

Il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi Lui solo”».18

Parte dell’essere più simili a Gesù sta nel modellare la nostra lealtà a Dio sulla lealtà che Lui aveva per il Padre; dobbiamo adorare soltanto Dio e mettere nient’altro prima di Lui.

Il Padre

Gesù fece riferimento a suo Padre oltre cento volte nei Vangeli e così facendo comunicò l’importanza di credere, comprendere e entrare nel rapporto giusto con Dio. Dio rivelò la sua natura e il suo carattere al suo popolo nel Vecchio Testamento19 e altre cose ci furono rivelate mediante le parole e le azioni di Gesù durante gli anni che passò sulla terra.

Gesù ci diede una comprensione più profonda del rapporto che gli individui possono avere con Dio. Illustrò il concetto di Dio come nostro Padre e di noi come suoi figli, con il rapporto che abbiamo con Lui in quanto tali. Con questo ha contribuito a rendere più personale il rapporto che abbiamo con Dio. Siamo suoi figli e Lui ci ama e si prende cura di noi. Possiamo confidare pienamente in Lui per ogni aspetto della nostra vita. Possiamo smettere di preoccuparci, perché ci conosce e ci ama, e sa di cosa abbiamo bisogno.

Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. [...] Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.20

Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono.21

Se uno mi serve, il Padre l’onorerà.22 il Padre stesso infatti vi ama, poiché voi mi avete amato e avete creduto che io sono proceduto da Dio.23 Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro.24

Anche se nel Vecchio Testamento Dio è descritto diverse volte come un padre,25 non ci si rivolge mai direttamente a Lui come tale. Gesù introdusse il termine Padre come forma intima di rivolgersi a Dio. Utilizzò la parola aramaica Abba, che era un termine affezionato con cui rivolgersi al proprio padre. Con questo termine, Gesù trasmise un concetto di affetto e intimità. Indicò chiaramente che il Padre ci ama e ci tratta come suoi figli, e che possiamo rivolgerci a Lui con intimità familiare, come si farebbe con un padre affettuoso.

L’apostolo Paolo fa notare:

Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: «Abba, Padre». Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio.26

Ora perché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori che grida: «Abba, Padre». Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo.27

Anche se Gesù è Dio Figlio in maniera esclusiva, anche noi siamo figli e figlie di Dio e il Padre ci ama come tali, si cura di noi e ci apprezza individualmente. Il rapporto che dobbiamo avere con Dio non è inteso come un rapporto distante, freddo e timoroso, ma pieno d’amore e di fiducia.

Sapere che tipo di relazione dobbiamo avere con il nostro Padre celeste dovrebbe aiutarci a comprendere e a credere nel nostro valore come individui. Abbiamo valore per Dio perché siamo suoi figli e quindi dovremmo riconoscerlo anche noi.

Gesù ci rivelò il suo rapporto con suo Padre – un rapporto d’amore e fiducia – e così facendo ha stabilito un esempio del tipo di rapporto che anche noi dobbiamo avere con Dio. Essere più simili a Gesù significa pensare seriamente a crescere nel nostro rapporto con Dio, amarlo, essergli fedeli, metterlo e mantenerlo al primo posto nella nostra vita e nel nostro amore. Capire che Dio è il nostro creatore, che è infinitamente più grande di noi e tuttavia ci ama, dovrebbe spingerci a lodarlo e adorarlo, ad amarlo, ubbidirgli e desiderare di fare ciò che lo glorifica.

Gesù concentrò la sua attenzione su Dio e visse completamente sottomesso alla volontà di suo Padre. Rispecchiò suo Padre in tutto ciò che fece. Come seguaci di Gesù, che desiderano imitarlo, anche noi dovremmo sforzarci di concentrarci su Dio, facendo del nostro meglio per amarlo e adorarlo dal profondo del nostro cuore, ubbidire alla sua Parola e vivere in maniera tale da rispecchiare le sue qualità e rendergli gloria.


Nota

Tutte le citazioni bibliche in questo articolo sono tratte dall’edizione Nuova Riveduta, a cura della Società Biblica di Ginevra


1 Esodo 20,2–3 NR.

2 Marco 12,30.

3 Deuteronomio 10,12.

4 Deuteronomio 26,16.

5 Deuteronomio 30,2.

6 Giosuè 22,5.

7 1 Samuele 12,24.

8 Luca 22,20.

9 Ebrei 7,22.

10 Ebrei 9,15 NR.

11 Ebrei 13,20.

12 Matteo 10,37.

13 Salmi 29,2.

14 Salmi 95,6–7.

15 Craig S. Keener, The Gospel of John, A Commentary, Vol. 1 (Grand Rapids: Baker Academic, 2003), 617.

16 Giovanni 14,23.

17 Giovanni 4,21–24.

18 Matteo 4,8–10.

19 Per approfondire la comprensione della natura di Dio, vedi gli articoli sulla Natura e carattere di Dio nella serie Al cuore di tutto.

20 Matteo 6,8.31–33 NR.

21 Matteo 7,11.

22 Giovanni 12,26.

23 Giovanni 16,27.

24 Giovanni 20,17.

25 Deuteronomio 32,6; 2 Samuele 7,14; 1 Cronache 17,13; 22,10; 28,6; Salmi 68,5; 89,26; Isaia 63,16; Geremia 3,4.19; Malachia 1,6; 2,10.

26 Romani 8,15–16.

27 Galati 4,6–7.


Pubblicato originariamente in inglese il 1 marzo 2016.

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