Più simili a Gesù: la gratitudine (parte 3)

Di Peter Amsterdam

Giugno 13, 2017

[More Like Jesus: Gratitude (Part 3)]

Nel precedente articolo abbiamo visto come il “rivestirsi” di contentezza è una parte importante della gratitudine. Ora ci concentreremo su tre elementi negativi che vorremmo eliminare dalla nostra vita per aumentare la nostra gratitudine. Si tratta di invidia, cupidigia e avidità. Cominciamo dall’invidia.

Invidia

Le definizioni di invidia la indicano in modo vario come il volere qualcosa che altri hanno; il sentimento risentito o infelice di volere ciò possiedono gli altri, come il successo, la buona sorte, le loro qualità o i loro beni; la sensazione che l’altra persona abbia qualcosa di buono che non si ha; uno stato in cui si ritiene di non avere doti tali da attirare su di sé l’ammirazione che si prova per altre persone che hanno le qualità o i beni che si invidiano.

L’invidia è inclusa in vari elenchi di peccati indicati nel Nuovo Testamento,1 compreso uno lasciatoci da Gesù:

Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adultéri, fornicazioni, omicidi, furti, cupidigie, malizie, frodi, insolenza, invidia, bestemmia, orgoglio, stoltezza. Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro dell’uomo e lo contaminano.2

L’apostolo Pietro scrisse:

[Deponete] dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza.3

Nel Vecchio Testamento vediamo l’invidia nell’odio che i fratelli di Giuseppe provavano per lui perché loro padre lo amava più di loro,4 e anche nel sentimento che Rachele provava nei confronti di sua sorella Leah, perché aveva dei figli e lei no.5 Il re Saul era pieno d’invidia perché Davide era ammirato per le vittorie che aveva conquistato.6

L’invidia comincia dal desiderio. Naturalmente non tutti i desideri sono sbagliati. Certamente tutti vogliamo qualcosa – più denaro, una salute migliore, sicurezza, che i nostri figli stiano bene e così via. I problemi sorgono quando vediamo che gli altri hanno cose che noi desideriamo, così proviamo risentimento, rabbia o tristezza. L’invidia non si concentra solo sulle cose materiali; può sorgere anche quando qualcuno ottiene una cosa che noi vogliamo realizzare, o ha raggiunto la posizione o la condizione che noi desideriamo. L’invidia si manifesta quando ci rendiamo conto che qualcuno ha i vantaggi o le benedizioni che vogliamo avere noi; purtroppo, spesso ciò finisce per farci desiderare che l’altra persona perda la cosa di cui siamo invidiosi. A volte ci spinge perfino a compiere qualche azione per farlo succedere.

Quando invidiamo gli altri, il loro successo ci fa sentire inadeguati, ci fa sentire dei falliti. Ci fa sentire in competizione con loro, così che quando hanno più successo di noi o ottengono ciò che noi vogliamo, ci sembra di perdere. Questa prospettiva ci fa provare risentimento nei confronti di Dio, perché pensiamo che ci dia meno di quello che ci meritiamo o che ami gli altri più di noi.

Quando ci lasciamo influenzare dall’invidia, diventiamo sempre più incapaci di goderci le nostre benedizioni, perché vediamo ciò che abbiamo o ciò che siamo solo paragonandolo a ciò che gli altri hanno o sono. Sviluppiamo atteggiamenti del tipo: Non mi va bene finanziariamente perché ho meno di lei, oppure Non ­­mi stimano abbastanza perché lui fa più soldi di me. Quando seguiamo questa linea di pensiero, sviluppiamo l’atteggiamento sbagliato che la nostra felicità dipende dal fatto che gli altri abbiano meno cose di noi.

Essere pieni d’invidia ci rende molto difficile essere contenti o grati. Invece di ringraziare Dio per le nostre benedizioni, per ciò che siamo e ciò che abbiamo, proviamo risentimento perché non abbiamo di più. Anche se Dio ci desse di più, l’invidia ci fa lo stesso paragonare agli altri che vediamo più benedetti. Diventa un interminabile circolo vizioso di scontento, insoddisfazione e ingratitudine. Non siamo mai soddisfatti e qualsiasi senso di gratitudine abbiamo dura poco, perché noteremo sempre che qualcuno sta meglio di noi.

L’invidia uccide la gratitudine e la contentezza, ci deruba della nostra gioia, ci fa provare animosità nei confronti di Dio e ci spinge ad allontanarci da Lui. La gratitudine e la contentezza, al contrario, ci rendono riconoscenti per ciò che abbiamo, ci fanno ringraziare il Signore per la sua attenzione e la sua provvidenza, in qualunque situazione ci troviamo. Si basano sul nostro amore per Dio e sulla fiducia che abbiamo in Lui, che provvede a noi, ci ama e si prende cura di noi. In 1 Corinzi 13, il capitolo dell’amore, leggiamo che l’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia.7 Se vogliamo avere uno spirito grato, dobbiamo sconfiggere l’invidia amando gli altri, rallegrandoci con loro per le loro benedizioni e i loro successi, ringraziando il Signore per averli benedetti e rispondendo ai miglioramenti nelle loro circostanze come vorremmo che facessero con noi.

La chiave per superare l’invidia è amare Dio e confidare in Lui. Quando siamo consapevoli di essere suoi figli e di come Lui ci ama profondamente, possiamo avere la fede che in qualsiasi circostanza farà sempre la cosa migliore per noi – anche se al momento non ci sembra che sia così. Quando confidiamo in Lui, riponiamo fiducia in quello che Lui è, nel suo carattere, sapendo che è buono e amorevole e quindi possiamo essere contenti in qualunque situazione ci ritroviamo.

Cupidigia

La cupidigia [tradotta in italiano anche come avarizia] è il desiderio smodato di possedere ciò che appartiene ad altri. Viene specificamente proibita nell’ultimo dei Dieci Comandamenti:

Non concupire la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo.8

È anche vista come il desiderio smodato di guadagni materiali, di possedere le cose del mondo. Gesù disse:

Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni.9

L’apostolo Paolo scrisse:

Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: cupidigia, che è idolatria.10

[…] cupidigia, neppure se ne parli tra voi.11

Perché, sappiatelo bene, nessun […] avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio.12

Chiaramente, la brama di ciò che appartiene ad altri o il desiderio eccessivo di guadagno materiale, sono considerati un errore e un peccato nelle Scritture. Se sviluppiamo l’atteggiamento che l’accumulazione di ricchezze e di proprietà è necessario per la nostra felicità e lo facciamo diventare il nostro punto focale, cominciamo a cedere il primo posto nella nostra vita ai nostri beni materiali invece che a Dio, a cui spetta di diritto. Paolo chiamò idolatria la cupidigia [o avarizia], perché prende nel nostro cuore il posto che può appartenere solo a Dio.

Il denaro e le proprietà materiali non sono un male di per sé. L’ottavo comandamento, non rubare,13 e il decimo, che ci dice di non desiderare ciò che appartiene al nostro prossimo,14 indicano entrambi che la proprietà privata è autorizzata. Quando, però, diamo indebita importanza alle cose materiali, diventiamo cupidi, bramosi. Quando il nostro desiderio di beni e denaro diventa la nostra priorità, ci ritroviamo a servire mammona, cosa chiaramente condannata da Gesù.

Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore. […] Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e mammona.15

Avere l’atteggiamento sbagliato nei confronti dei beni materiali è pericoloso e da evitarsi:

Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori. Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose.16

Quando le nostre proprietà o il desiderio smodato di avere sempre di più occupano il primo posto nel nostro cuore, quando la nostra felicità dipende da questo, siamo afflitti dalla cupidigia. Se ci siamo permessi di diventare così, dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio per invertire la rotta, per concentrarci sulle cose con cui ci ha benedetto, invece che su ciò che gli altri hanno e noi no. Dobbiamo chiedergli di aiutarci a essere grati delle benedizioni che abbiamo, di essere contenti di ciò che ci ha supplito e di liberarci dalla dipendenza del pensare che la nostra gioia venga dall’accumulazione di ricchezze e proprietà.

Essere consapevoli delle nostre benedizioni, essere grati e contenti di averle – poche o tante che siano – è la chiave per combattere la cupidigia. Dovremmo chiederci: “Sto pensando di più alle cose terrene che a quelle celesti? Confido nel denaro per la mia sicurezza, invece che nell’amore di Dio? Ho un desiderio smodato di denaro e cose materiali? Ho posto dei limiti al mio stile di vita, in modo da evitare di possedere troppe cose e così che, se Dio mi benedirà con l’abbondanza, non supererò quei limiti?”

Avidità

L’avidità è il desiderio travolgente di avere di più; l’amore disordinato di ricchezze, basato sull’opinione errata che il benessere di una persona sia legato alla quantità delle cose che possiede. In un certo senso funziona in due sensi. Ci dice: “Devi avere quello”, così che cerchiamo di avere le cose; mentre allo stesso tempo dice: “Devi tenerti stretto questo”, così che ci aggrappiamo disperatamente a quello che abbiamo, comportandoci in maniera egoista e avara. L’avidità non è limitata a chi possiede delle ricchezze; può colpire anche le persone bisognose, perché non pensa a quello che abbiamo, ma a quello che vogliamo.

Anche se il desiderio di avere qualcosa non è necessariamente sbagliato, lo diventa quando è al centro della nostra attenzione. Il desiderio diventa avidità quando l’ottenere quello che vogliamo è al centro dei nostri pensieri; lo vogliamo al punto da essere disposti a scendere a compromessi con i nostri valori o la nostra onestà per averlo. In molti casi le persone sono disposte a indebitarsi profondamente perché provano un desiderio irresistibile di avere qualcosa ma non hanno i soldi per pagarlo. (Questo è tipo di debito diverso da prestiti per la casa o per il lavoro, che possono essere visti come investimenti saggi.)

L’avidità non ha a che fare solo con il desiderio del denaro e di quello che può comprare. Possiamo essere avidi di risultati, al punto di essere disposti a sacrificare matrimonio, famiglia, figli o salute per conseguire di più, per avere più successo e per ricevere la lode e l’ammirazione degli altri. Possiamo manifestare avidità nei nostri rapporti, al punto di esigere sempre di più l’amore e l’attenzione dei nostri cari. Quando ci arrendiamo all’avidità, i nostri desideri naturali possono trasformarsi in un desiderio irresistibile di conseguire di più, con poca o nessuna considerazione per ciò che è meglio per noi e per gli altri.

Possiamo riconoscere in noi i sintomi dell’avidità quando ci rendiamo conto di provare un desiderio ossessivo per qualcosa che non abbiamo, al punto che diventa il centro della nostra attenzione e riuscire ad averlo diventa così importante da sostituirsi alle nostre priorità nella vita. Possiamo anche renderci conto di cedere all’avidità se, quando raggiungiamo gli obiettivi che ci eravamo proposti o otteniamo le cose che volevamo, invece di essere soddisfatti e grati di avere raggiunto la meta, ci ritroviamo a essere scontenti e a desiderare di più, concentrandoci nuovamente su ciò che non abbiamo. Un altro sintomo è volere una gratificazione immediata, così che, invece di cercare pazientemente di raggiungerel’obiettivo, cerchiamo delle scorciatoie, per arrivarci il più in fretta possibile e a qualunque costo, compreso l’essere disposti a comportarci disonestamente per farlo.

Uno dei modi per combattere l’avidità è capire che tutto quello che abbiamo in realtà appartiene a Dio ed è un dono da parte sua, per la sua generosità. Dio ci benedice in tantissimi modi, ma quando siamo avidi praticamente diciamo che non ci dà abbastanza, che non si occupa di noi. Un libro ci offre questo esempio del rapporto tra l’avidità e Dio:

L’avidità dà uno schiaffo in faccia a Dio e dice: “Non hai abbastanza cosa per me, così me le accaparrerò per conto mio”. Dare uno schiaffo a Dio potrebbe sembrare un’immagine cruda, ma pensa a come ti sentiresti se tuo figlio ti dicesse qualcosa del genere: “Forse non mi darai abbastanza da mangiare per cena, così mi tengo da parte il pane del pranzo e porterò via anche un po’ del cibo di Johnny. Ho tolto qualche lattina dalla credenza e le ho nascoste nel mio cassetto – sai… giusto in caso che tu non pensi a me”. Sarebbe come uno schiaffo in faccia, no? Be’, è quello che mi sembra di fare a Dio quando mi dimentico della sua solita generosità e comincio ad accaparrarmi quello che mi ha dato o a prendere più di quello che mi serve.17

L’avidità è il senso di avere acquisito un diritto, l’idea che meritiamo di avere qualcosa e che Dio o il mondo ce ne sono debitori. Manifestiamo avidità quando siamo egoisti ed egocentrici, quando pensiamo solo ai nostri desideri e dimostriamo poca compassione perché consideriamo i nostri bisogni più grandi di quelli degli altri. Quando dipendiamo dai nostri sforzi invece di avere fiducia in Dio, invece di aspettare che provveda per noi al momento giusto. Manifestiamo avidità quando ci prendiamo quello che vogliamo e ci teniamo stretto quello che abbiamo.18 È come se aderissimo al motto che “chi muore con più giocattoli vince”, senza tenere in considerazione che muore lo stesso e dovrà rendere conto della sua vita a Dio. L’avidità genera ansia, perché siamo sempre in cerca di qualcosa di più. Quando coviamo avidità, non siamo mai contenti.

Se vogliamo contrastare la presa dell’avidità su di noi, un’azione importante da fare è sviluppare la generosità e l’abitudine di dare. (Parleremo ancora della generosità nel prossimo articolo.) Coltivando la generosità, poniamo la nostra attenzione nel farci tesori in cielo. È anche utile ricordare che questa vita è breve e che alla nostra morte ci lasceremo alle spalle tutti i beni, i titoli, le ricchezze e la condizione sociale, quindi queste cose non dovrebbero avere la preminenza. Un’altra cosa da prendere in considerazione è che le Scritture ci ammoniscono molte volte sui pericoli delle ricchezze e sugli effetti che possono avere nella nostra vita. Né i nostri beni materiali né la nostra condizione sociale ci soddisferanno pienamente, perché la vera soddisfazione si trova solo in Dio. Gesù, quando gli furono promessi tutti i regni del mondo, con tutte le sue ricchezze, rifiutò l’offerta, perché non aveva intenzione di allontanarsi da ciò che aveva più valore di tutto: amare e servire suo Padre.19

Se desideriamo essere più simili a Gesù, dobbiamo avere l’atteggiamento giusto nei confronti dei beni materiali, della condizione sociale e del denaro. Questo comincia dal riconoscere che tutto ciò che abbiamo appartiene a Dio e che noi siamo solo degli amministratori a cui queste cose sono affidate perché ce ne prendiamo cura e le gestiamo secondo le sue istruzioni. Le Scritture insegnano che ciò che Dio ci dà dovrebbe essere usato solo in modo da glorificarlo; così da prenderci cura dei bisogni delle nostre famiglie e dei nostri cari, restituire a Lui mediante la nostra decima e le nostre offerte di beneficenza, e aiutare le persone bisognose che mette sulla nostra strada. Dobbiamo essere grati a Dio in qualsiasi stato ci troviamo ed esprimergli la nostra gratitudine per come si prende cura di noi. Riconoscendo il suo amore e le sue attenzioni per noi, imparando a essere contenti, esprimendogli la nostra riconoscenza per come supplisce ai nostri bisogni, credendo nei principi di un’amministrazione responsabile e rispettandoli, riusciremo a superare l’invidia, la cupidigia e l’avidità e a vivere nella contentezza. Fa tutto parte di come diventare più simili a Gesù.

(Altro sulla gratitudine nella parte quattro.)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


1 Romani 1,29–31; Galati 5,19–21; 1 Timoteo 6,3–6; Tito 3,3.

2 Marco 7,21–23.

3 1 Pietro 2,1.

4 Genesi 37.

5 Genesi 30,1.

6 1 Samuele 18.

7 1 Corinzi 13,4.

8 Esodo 20,17 NR.

9 Luca 12,15 CEI — “avarizia” NR e LND.

10 Colossesi 3,5 NR.

11 Efesini 5,3 CEI.

12 Efesini 5,5.

13 Esodo 20,15; Levitico 19,11.

14 Esodo 20,17.

15 Matteo 6,19–21.24 NR.

16 1 Timoteo 6,9–11 NR.

17 Katie Brazelton e Shelley Leith, Character Makeover (Grand Rapids: Zondervan, 2008), 254.

18 Luca 18,22.

19 Matteo 4,8–10.

Pubblicato originariamente in Inglese il 24 gennaio 2017.

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