Vivere il cristianesimo: i Dieci Comandamenti (parte 2)

Di Peter Amsterdam

Novembre 5, 2019

[Living Christianity: The Ten Comandments, Part 2]

Nell’articolo precedente abbiamo esaminato i primi due comandamenti che riguardano i nostri doveri verso Dio. L’argomento dei doveri dell’umanità nei confronti di Dio continua nel terzo comandamento, che dice: Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano; perché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.1

C’è una differenza tra ciò che il nome di una persona rappresentava ai tempi del Vecchio Testamento e ciò che significa oggi. Ai nostri giorni il nome di una persona in genere è un’etichetta che la distingue da altri individui. In passato, per la gente un nome era qualcosa di più; un nome spesso descriveva il carattere o la reputazione di una persona. Troviamo che a volte Dio cambiò il nome di qualcuno quando gli affidò un ruolo nuovo, per descriverlo più accuratamente nella sua nuova posizione o responsabilità.

Troviamo un simile cambiamento di nomi nella storia del patriarca Abraamo e di sua moglie Sara.

Non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni.2

Dio cambiò il nome di Sarai in Sara, che significa “Principessa”.

Poi DIO disse ad Abraamo: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai, ma il suo nome sarà Sara”.3

Il “nome” di Dio non descrive semplicemente il nome proprio di Dio. Stabilisce anche ciò che le Scritture dicono della sua reputazione, del suo carattere e del suo essere. Quando usiamo il nome di Dio, indichiamo chi è e cosa fa. Per questo non dovremmo esprimere il suo nome senza il rispetto e la soggezione che gli sono dovuti.

Ci sono due parole ebraiche per esprimere la frase “pronunciare il suo nome invano” La prima significa sollevare, portare; la seconda significa vuoto, nulla, vacuità, vanità. In un senso letterale si potrebbe tradurre: non porterai il nome del Signore tuo Dio a un livello vuoto (o vacuo, futile).4 Questo comandamento essenzialmente ci insegna che è proibito usare il nome di Dio in maniera irriguardosa.

Ciò significa che non dobbiamo usare nessuno dei suoi nomi, come Dio, Signore, Gesù o Cristo, in maniera irriverente, beffarda o derisoria — e questo include l’uso di “Cristo” come espressione di rabbia o frustrazione. Lo stesso si applicherebbe all’espressione “Oh mio Dio!” o qualsiasi imprecazione o improperio che comprenda il nome di Dio. È ancora peggio maledire intenzionalmente Dio o bestemmiare contro di Lui.

La bestemmia contro Dio è una faccenda seria, perché parte del comandamento dice: il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.5 In epoca veterotestamentaria era un delitto capitale:

Chi bestemmia il nome dell’Eterno sarà messo a morte; tutta l’assemblea lo lapiderà. Straniero o nativo del paese, quando bestemmia il nome dell’Eterno, sarà messo a morte.6

Le Scritture dicono che pronunciare il nome di Dio invano equivale a disprezzarlo.

Fino a quando, o DIO, [ti] oltraggerà l’avversario? Il nemico disprezzerà7 forse il tuo nome per sempre? […] Ricordati di questo, o Eterno, che il nemico ti ha oltraggiato e che un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.8

In questo terzo comandamento vediamo che i credenti non devono usare il nome di Dio in modo dispregiativo, o in qualsiasi modo che sia irriverente o lo disonori. Chi lo fa pecca contro di Lui e deve chiedergli perdono.

Alcuni cristiani ritengono che sia sbagliato usare una frase sostitutiva al posto del nome di Dio – per esempio dire “zio” o “cribbio” o altro al posto di “Dio” o “Cristo”. Alcuni direbbero che originariamente prendevano il posto del nome di Dio, quindi non andrebbero usate. […] (Nel giudaismo ortodosso le persone evitano di pronunciare il nome “Dio”, tranne quando leggono la Torà o le preghiere, per evitare di pronunciare il suo nome invano per sbaglio.)

Maledizioni

Come abbiamo accennato in precedenza nella serie, ognuno dei Dieci Comandamenti ha un significato più ampio delle frasi contenute in esso. Nel caso del pronunciare il nome di Dio invano, rientra in esso anche l’argomento delle maledizioni o delle espressioni di condanna o l’augurio dei giudizi di Dio su qualcuno. Non si riferisce all’uso di un linguaggio sporco o osceno, che vedremo tra breve, ma parla di vere e proprie maledizioni su qualcuno, usando un linguaggio invocante che qualcuno sia dannato o mandato all’inferno.

Nel libro dei Salmi leggiamo alcune preghiera imprecatorie (preghiere per invocare il male o una maledizione sui propri nemici), scritte e pregate da Davide, nelle quali chiedeva a Dio di far cadere i suoi giudizi sui suoi nemici. Anche se ciò poteva essere appropriato ai suoi tempi, oggi simili preghiere contro delle persone sarebbero una contraddizione alle istruzioni di Gesù di amare i nostri nemici e pregare per loro.

Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi maltrattano.9

Nel Nuovo Testamento troviamo affermazioni che indicano chiaramente che i cristiani non devono maledire gli altri.

Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite.10

La lingua nessun uomo la può domare; è un male che non si può frenare, è piena di veleno mortifero. Con essa benediciamo Dio e Padre, e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca esce benedizione e maledizione. Fratelli miei, le cose non devono andare così.11

Le Scritture insegnano che se qualcuno maledice un cristiano, questi non dovrebbe rispondere con una maledizione, ma con una benedizione.

Non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.12

Leggiamo che quando Gesù fu oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente.13 Se ci capita di ricevere le maledizioni di qualcuno, dovremmo mettere la situazione nelle mani di Dio e rispondere semplicemente con una benedizione.

Linguaggio osceno

Anche se pronunciare il nome di Dio invano e maledire una persona è sempre sbagliato, il linguaggio osceno non rientra esattamente nella stessa categoria. Un simile linguaggio è inaccettabile socialmente in certe situazioni, ma non è necessariamente un peccato. Troviamo un simile linguaggio anche nelle Scritture, seppure raramente.

In Filippesi 3,8 leggiamo:

Ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo.14

La parola greca skubalon, oltre a “spazzatura”, come in questa traduzione, può significare anche escremento animale. Poi, per esempio, parlando negativamente dei suoi nemici religiosi in Galati 2,12, l’apostolo Paolo li chiamò “quelli della circoncisione”, “i circoncisi”. A un certo punto disse:

Si facciano pure evirare quelli che vi turbano!15

In quelle circostanze, l’uso che Paolo fa di questo linguaggio era adatto all’argomento della circoncisione, che stava trattando.

Anche se in qualche caso era giustificato che Paolo usasse un linguaggio che poteva essere considerato un po’ sconcio per parlare di un punto specifico, lui scrisse anche del tipo di linguaggio che i cristiani dovrebbero usare.

[Non sia nominata tra di voi] né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento.16

Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.17

Altre traduzioni parlano di parole sconce; parole impure; linguaggio volgare o offensivo.

In molti casi parole diverse possono indicare la stessa cosa ma avere sfumature diverse, alcune delle quali vanno bene, mentre altre sono considerate offensive. Uno scrittore ha dato i seguenti esempi:18

  Formale/cortese     Comune  Volgare/offensivo/
 osceno
       
Funzioni
corporali:
  andare di corpo,
defecare
  urinare
 andare in bagno,
 fare la cacca,
 fare la pipì
  cag---
  pis---
       
Attività
sessuali:
 avere rapporti
 sessuali
 fare l’amore,
 dormire con
 qualcuno,
 fare sesso

 fot---, sco---,… ecc.

Anche se usare le parole nella categoria “volgare/offensivo/osceno” non è necessariamente un peccato e certamente non è nella stessa categoria del pronunciare il nome di Dio invano, può essere dannoso per la propria testimonianza di cristiano. Qualcuno si offenderà. Ovviamente l’appropriatezza di alcune parole può variare a seconda delle situazioni; forse alcuni posti di lavoro hanno standard diversi riguardo al linguaggio considerato accettabile. Comunque, l’uso di queste parole è considerato un peccato se sono usate per denigrare qualcuno o come espressione d’odio. È facile sviluppare l’abitudine di usare un linguaggio osceno, specialmente quando si passa del tempo con altri che lo usano. Generalmente, come cristiani, è meglio evitare l’uso di un linguaggio volgare, perché si può riflettere in maniera negativa sul nostro esempio e la nostra testimonianza.

Giuramenti

Un giuramento è quando una persona invoca solennemente Dio come testimone della verità di ciò che sta dicendo; o per testimoniare che uno intende sinceramente fare ciò che promette. È l’appello a un giudizio divino nel caso l’affermazione di una persona sia falsa.

Sia nel Vecchio sia nel Nuovo Testamento troviamo varie persone di Dio che fanno un giuramento, promettendo di fare qualcosa. Per esempio:

Abrahamo disse al servo più anziano di casa sua che aveva il governo su tutti i suoi beni: «Deh, metti la tua mano sotto la mia coscia; e io ti farò giurare per l’Eterno, il DIO dei cieli e il DIO della terra, che tu non prenderai per moglie a mio figlio alcuna delle figlie dei Cananei, in mezzo ai quali io dimoro. […] Così il servo pose la mano sotto la coscia di Abrahamo suo signore e fece a lui giuramento in merito a questo problema.19

Leggiamo anche che il sommo sacerdote sottopose Gesù a giuramento:

Allora il sommo sacerdote, alzatosi, gli disse: «Non rispondi nulla a ciò che costoro testimoniano contro di te?». Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote replicò dicendo: «Io ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se sei il Cristo, il Figlio di Dio». Gesù gli disse: «Tu l’hai detto!»20

La parola greca tradotta scongiuro significa “sottoporre a giuramento”.

Nell’epistola agli Ebrei leggiamo che Dio stesso fece un giuramento quando fece una promessa ad Abraamo.

Quando Dio infatti fece la promessa ad Abrahamo, siccome non poteva giurare per nessuno maggiore, giurò per se stesso, dicendo: «Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente». E così, Abrahamo, avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa. Gli uomini infatti ben giurano per uno maggiore, e così per loro il giuramento è la garanzia che pone termine ad ogni contestazione. Così Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento, affinché per mezzo di due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, avessimo un grande incoraggiamento noi, che abbiamo cercato rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci è stata messa davanti.21

L’apostolo Paolo giurò molte volte per invocare Dio a suo testimone:

Dio, a cui io servo nel mio spirito mediante l’evangelo di suo Figlio, mi è testimone che non smetto mai di menzionarvi, chiedendo continuamente nelle mie preghiere che mi sia finalmente concessa dalla volontà di Dio l’opportunità di venire da voi.22

Dio infatti mi è testimone, come io vi ami tutti con affetto sviscerato in Gesù Cristo.23

Ora, quanto alle cose che vi scrivo, ecco, davanti a Dio non mento.24

Anche se nelle Scritture ci sono molti punti in cui alcuni individui fanno un giuramento e non sono criticati per averlo fatto, i cristiani dovrebbero chiedersi se per loro è giusto farlo, per via di ciò che disse Gesù nel Sermone sul Monte.

Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore”. Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di fare bianco o nero un solo capello; ma il vostro parlare sia: Sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre questo, viene dal maligno.25

Anche se alcuni commentatori credono che Gesù proibisse ogni tipo di giuramento, la maggioranza ritiene di no. Sembra piuttosto che proibisse i giuramenti fatti da persone che intendevano mentire e quindi usavano frasi specifiche che secondo loro non avrebbero richiesto che fosse rispettato. Gesù si riferì a questa abitudine quando in seguito nel Vangelo disse:

«Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno ha giurato per il tempio, non è nulla; ma se ha giurato per l’oro del tempio è obbligato”. […] E: “Se uno ha giurato per l’altare, non è nulla; ma se ha giurato per l’offerta che vi è sopra è obbligato”. Stolti e ciechi! […] Chi dunque giura per l’altare, giura per esso e per quanto vi è sopra. Chi giura per il tempio, giura per esso e per colui che l’abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per colui che vi è assiso».26

Gesù non proibiva completamente i giuramenti, ma diceva a chi ne abusava e li faceva senza intenzione di mantenerli, che non avrebbero dovuto farli in primo luogo.

Per i cristiani non dovrebbe essere necessario fare giuramenti tra di loro. Quando diamo la nostra parola che faremo qualcosa, dovremmo farla. Quando diciamo che una cosa è vera, dovrebbe essere vera – non dovremmo giurare che lo è. Tutto ciò che diciamo agli altri, tutte le promesse che facciamo, le pronunciamo davanti Dio, quindi dovremmo sapere che la nostra parola è il nostro giuramento. Ci sono momenti in cui potrebbe essere necessario fare giuramenti ufficiali, come quando si testimonia in un tribunale o si assume una posizione come pubblico ufficiale e si presta giuramento. Sono casi in cui è perfettamente legittimo farlo.

Voti

Un voto è una promessa che si fa a Dio di svolgere una certa azione o di comportarsi in un certo modo. Ne vediamo un esempio nella promessa che Dio fece a Giacobbe:

Poi Giacobbe fece un voto dicendo: «Se DIO sarà con me e mi proteggerà durante questo viaggio che faccio, se mi darà pane da mangiare e vesti da coprirmi, e ritornerò alla casa di mio padre in pace, allora l’Eterno sarà il mio DIO; e questa pietra che ho eretta come stele, sarà la casa di DIO; e di tutto quello che tu mi darai io ti darò la decima».27

Anni dopo, Dio rammento a Giacobbe il suo voto:

Io sono il DIO di Bethel, dove tu ungesti una stele e mi facesti un voto. Ora alzati, lascia questo paese e torna al tuo paese natio.28

Le Scritture insegnano che non è necessario fare voti a Dio, ma aggiunge che, se uno lo fa, dovrebbe anche adempirlo:

Quando fai un voto all’Eterno, il tuo DIO, non tarderai ad adempierlo, perché l’Eterno, il tuo DIO, te ne chiederà certamente conto e tu saresti colpevole; ma se ti astieni dal far voti, non commetti peccato. Mantieni e compi la parola uscita dalle tue labbra, perché ti sei spontaneamente impegnato davanti all’Eterno, il tuo DIO, mediante ciò che hai promesso con la tua bocca.29

Un esempio di voto che molti di noi conoscono è quello dei voti matrimoniali. In molte cerimonie di nozze i voti matrimoniali sono visti come promesse che marito e moglie si fanno alla presenza di Dio; di conseguenza sono promesse fatte a Dio, oltre che l’uno all’altra. Quando pensano a sposarsi, i cristiani dovrebbero riconoscere che stanno facendo un voto sia al loro coniuge sia a Dio, chiedendogli di aiutarli a mantenere le loro promesse e di ritenerli responsabili di esse.

(Continua nella terza parte.)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


1 Esodo 20,7 NR.

2 Genesi 17,5.

3 Genesi 17,15.

4 Wayne Grudem, Christian Ethics (Wheaton: Crossway, 2018), 298.

5 Esodo 20,7.

6 Levitico 24,16.

7 Biasimare, sfidare o bestemmiare.

8 Salmi 74,10, 18.

9 Luca 6,27–28.

10 Romani 12,14.

11 Giacomo 3,8–10.

12 1 Pietro 3,9.

13 1 Pietro 2,23.

14 Filippesi 3,8.

15 Galati 5,12 NR.

16 Efesini 5,4 NR.

17 Efesini 4,29 NR.

18 Grudem, Christian Ethics, 296.

19 Genesi 24,2–3.9.

20 Matteo 26,62–64.

21 Ebrei 6,13–18.

22 Romani 1,9–10.

23 Filippesi 1,8.

24 Galati 1,20. Vedi anche 1 Tessalonicesi 2,5.10.

25 Matteo 5,33–37.

26 Matteo 23,16–22.

27 Genesi 28,20–22.

28 Genesi 31,13.

29 Deuteronomio 23,21–23.


Pubblicato originariamente in inglese l’11 dicembre 2018.

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