Gesù — la sua vita e il suo messaggio: il Padre e il Figlio (parte 1)

Di Peter Amsterdam

Gennaio 2, 2021

[Jesus—His Life and Message: The Father and the Son (Part 1)]

Nel quinto capitolo del Vangelo di Giovanni, Gesù guarì un uomo invalido da trentotto anni.1 Era il sabato, il giorno in cui non si doveva fare nessun lavoro. Gesù disse all’uomo: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». L’uomo fu guarito all’istante, prese il suo lettuccio e si mise a camminare. Or quel giorno era sabato.2 Quando i farisei lo videro trasportare il lettino nel giorno di sabato, lo affrontarono, dicendo che non era lecito farlo. Lui spiegò che, pur non sapendo il nome di chi lo aveva guarito, era stato lui a dirgli di portarselo via. Poco dopo Gesù incontrò l’uomo nel tempio e gli disse: «Ecco, tu sei stato guarito; non peccare più affinché non ti avvenga di peggio».3 Dopo questo incontro, l’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era Gesù colui che lo aveva guarito.4

Leggiamo che per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo, perché faceva queste cose di sabato.5 I Giudei pensavano che Gesù stesse infrangendo la legge mosaica, che diceva:

Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all’Eterno, il tuo DIO; non farai in esso alcun lavoro.6

I Giudei consideravano le guarigioni miracolose un lavoro, quindi era proibito farle di sabato. La frase perché faceva queste cose di sabato indica che quella non era l’unica volta che Gesù operava guarigioni di sabato, ma che lo faceva spesso.7

Gesù difese la guarigione dei malati di sabato spiegando la stretta relazione con suo Padre.

Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre, e anch’io opero».8

Normalmente i Giudei non si riferivano a Dio come “mio Padre”, perché in genere parlavano di “nostro Padre”, oppure, se usavano “Padre mio” in preghiera, avrebbero specificato “in cielo”, o usato un’altra espressione per evitare un suggerimento di familiarità. Gesù, comunque, non si riferiva a Dio in quel modo; in tutti i Vangeli, invece, parlava continuamente di avere un rapporto molto stretto con Dio, suo Padre.

Gesù si riferiva a una discussione comune nel Giudaismo e riguardante il sabato. L’idea che Dio si fosse “riposato” dopo aver creato il mondo9 non doveva essere interpretata come se adesso fosse inattivo nella sua creazione. Al contrario, Dio è sempre all’opera. Dà la vita e la sostiene,10 ricompensa i giusti11 e punisce i malvagi.12 Di conseguenza Dio infrange legittimamente il sabato. Gesù fece notare che il Padre era all’opera, quindi stava lavorando anche Lui. L’allusione era che siccome Dio, suo Padre, “lavora”nel giorni di sabato, anche a Gesù era lecito farlo.

I Giudei che lo ascoltavano capirono cosa stava affermando nel chiamare Dio suo Padre.

Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma addirittura chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.13

In seguito, in questo Vangelo, Gesù ripeté questo concetto dicendo: Io e il Padre siamo uno. I suoi ascoltatori reagirono nello stesso modo: I Giudei raccolsero di nuovo delle pietre per lapidarlo.14

Gesù cominciò a fare una dichiarazione formale e sistematica riguardante la propria unità con il Padre, l’incarico ricevuto da Lui e la propria autorità divina, insieme alle prove della propria posizione di Messia.15 Il linguaggio da Lui usato riflette il pensiero e la fraseologia rabbinica.

Allora Gesù rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio. Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa; e gli mostrerà opere più grandi di queste, affinché voi ne siate meravigliati».16

Gesù iniziò affermando che tutte le sue azioni erano fatte in sintonia con suo Padre, perché poteva fare solo le cose che aveva visto fare da Lui. Non agiva indipendentemente dal padre. In tutto questo Vangelo Gesù insistette che non faceva nulla da solo.

Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre stesso mi ha mandato e mi ha comandato ciò che io devo dire e annunziare.17

Questo rispecchia una comunione ininterrotta tra il Padre e il Figlio.

Il concetto che Gesù faceva solo ciò che vedeva fare dal padre è interpretato come una spiegazione in stile parabola. Spesso i figli imparavano il lavoro del padre e durante il loro apprendistato vedevano ciò che lui faceva e facevano la stessa cosa. Poiché il Padre ama il Figlio, fa vedere al Figlio ciò che sta facendo. La formulazione usata nel testo greco esprime un rapporto continuo, cioè che il Padre mostra continuamente a suo Figlio quello che sta facendo. Il fatto che il Padre mostri a Gesù tutte le cose che egli fa significa che il Padre ha rivelato tutto al Figlio.

Giovanni afferma che il Padre ama il Figlio. Il tempo verbale esprime un amore continuo e abituale, indicando che il Pare non smette mai di amare il Figlio. Il Padre quindi mostra al Figlio tutto quello che fa. In altri punti del Vangelo Gesù afferma di “aver visto” le cose che poi rivela al mondo.

In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo visto, ma voi non accettate la nostra testimonianza.18

Io parlo di ciò che ho visto presso il Padre mio.19

Affermò anche di aver visto il Padre.

Non che alcuno abbia visto il Padre, se non colui che è da Dio; questi ha visto il Padre.20

Gesù si riferiva alle opere più grandi che il Padre avrebbe mostrato al Figlio, così che gli altri provassero meraviglia davanti a ciò che Dio faceva.

Come il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole.21

La maggior parte della gente che ascoltava Gesù non avrebbe obiettato all’affermazione che il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, perché i farisei credevano nella risurrezione dei morti. Comunque, l’affermazione che anche il Figlio dà la vita sarebbe stata altrettanto sgradevole ai capi religiosi di quella che Gesù aveva fatto poco prima: Il Padre mio opera sempre, e anch’io opero. Secondo le dottrine ebraiche, solo Dio poteva dare la vita. Suo Figlio Gesù, però, affermò che la propria opera, come quella di suo Padre, era il dare la vita. In precedenza Gesù aveva detto che il suo scopo era fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere l’opera sua.22

Gesù proseguì dicendo:

Il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre; chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.23

Quelli che ascoltavano Gesù probabilmente rimasero sorpresi nel sentire che il Padre non giudica le persone, perché nel Giudaismo era opinione comune che Dio fosse il Giudice, quindi si aspettavano di presentarsi davanti a Lui nel giorno del Giudizio. Gesù invece affermò che il Padre aveva dato a Lui il compito di giudicare, in modo che tutti onorassero Lui come onorano il Padre.

In epoca romana le persone potenti spesso mandavano qualcun altro a rappresentarle; il quel caso il rappresentante era trattato come se fosse chi l’aveva inviato. Se il rappresentante veniva disonorato, era come se fosse stato disonorato il potente, quindi era un’offesa grave. Gesù tracciò un parallelo con questa tradizione, mettendo in rilievo il fatto che disonorando il Figlio disonoravano chi l’aveva mandato, lo stesso Dio che dicevano di onorare.

Gesù poi disse:

In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.24

Dopo aver usato l’espressione in verità, in verità come enfasi in un precedente versetto, Gesù la riusò qui per sottolineare l’importanza di ciò che stava dicendo: la persona che riceverà la benedizione della vita eterna è quella che ascolta Lui e crede nel Padre, affermando così l’unità tra il Padre e il Figlio. Sottolinea anche che non è possibile credere veramente a ciò che dice il Padre e voltare le spalle al Figlio.

Chi crede nel Padre e nel Figlio ha vita eterna. Per il credente la vita eterna è una sua proprietà già da adesso, quindi non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. Come spiega un autore:

Il punto non è che chi crede è già giudicato e assolto, quindi la vita eterna gli è garantita. Piuttosto, chi “ha la vita” evita completamente il giudizio, mentre chi “viene in giudizio” non ha la vita. Inoltre, chi “ascolta” e “crede” non deve aspettare una specie di futura “vita dopo la morte”, ma è già “passato dalla morte alla vita”.25

Lo scrittore Leon Morris dice la stessa cosa:

Chiunque presti ascolto al Figlio e al Padre in questo modo “ha” la vita eterna. La vita è di proprietà di quella persona adesso. […] Le implicazioni dell’avere la vita eterna come proprietà attuale sono manifestate dall’assicurazione che chi la possiede “non sarà condannato”, o più propriamente “non viene in giudizio”. […] Chi non viene in giudizio, non sarà sottoposto nemmeno al giudizio dell’ultimo grande giorno. La frase indica la sua salvezza permanente. Avere la vita eterna adesso vuol dire essere sicuri per l’eternità.26

(Continua nella seconda parte)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


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1 Giovanni 5,5.

2 Giovanni 5,8–9.

3 Giovanni 5,14.

4 Giovanni 5,15.

5 Giovanni 5,16.

6 Esodo 20,8–10.

7 Giovanni 5,16.

8 Giovanni 5,17 CEI.

9 Genesi 2,2–3.

10 Atti 17,2, 28; Giobbe 33,4; 1 Corinzi 8,6; Deuteronomio 32,39.

11 2 Samuele 22,25; Proverbi 13,21; 1 Corinzi 3,12–15; Matteo 16,27; Apocalisse 22,12; Ebrei 11,6.

12 Apocalisse 20,15; 21,8; Matteo 13,49–50; 25,46.

13 Giovanni 5,18.

14 Giovanni 10,30–31.

15 Morris, The Gospel According to John, 276.

16 Giovanni 5,19–20.

17 Giovanni 12,49. Vedi anche Giovanni 7,17.28; 8,28; 14,10.

18 Giovanni 3,11.

19 Giovanni 8,38.

20 Giovanni 6,46.

21 Giovanni 5,21.

22 Giovanni 4,34.

23 Giovanni 5,22–23.

24 Giovanni 5,24.

25 Michaels, The Gospel of John, 315.

26 Morris, The Gospel According to John, 280.


Pubblicato originariamente in inglese il 1° ottobre 2019.

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