Gesù – la sua vita e il suo messaggio: i miracoli (parte 17)

Febbraio 27, 2018

di Peter Amsterdam

Risuscitare i morti (parte 3)

[Jesus—His Life and Message: Miracles—Raising the Dead (Part 3)]

La terza e ultima descrizione di quando Gesù risuscitò qualcuno dai morti si trova solo nel Vangelo di Giovanni. Questa storia racchiude molti più particolari delle due storie che troviamo nei Vangeli sinottici,1 quindi la divideremo in due articoli.

La malattia e la morte di Lazzaro

Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella. Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; e suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». E Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato». Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro.2

Questa è la prima volta in cui il Vangelo di Giovanni cita le sorelle Maria e Marta. Nel capitolo successivo di questo Vangelo ne sentiamo parlare di più, perché leggiamo di come Gesù mangiò a casa loro, con Marta che cucinava, e di come Maria cosparse di olio profumato e costoso i piedi di Gesù.3 Anche il Vangelo di Luca descrive come Gesù andò in visita a casa loro e come Marta lo serviva, mentre Maria sedeva ai suoi piedi e ascoltava i suoi insegnamenti.4

Lazzaro (la forma greca del nome ebraico Eleazaro), fratello di Marta e Maria, era gravemente ammalato e le sue sorelle mandarono a Gesù un messaggio per informarlo della situazione. Sembra che Gesù avesse un rapporto stretto con le due sorelle e il loro fratello, perché le sorelle descrivono Lazzaro come “colui che Gesù amava” e leggiamo che Lui voleva bene a tutti e tre. Il messaggio che le sorelle mandarono a Gesù conteneva la richiesta implicita di venire. Vediamo una simile richiesta implicita un po’ prima nel Vangelo di Giovanni, alle nozze di Cana:

Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».5

Non gli chiesero apertamente di venire, forse perché a questo punto del Vangelo di Giovanni Gesù aveva lasciato la Giudea a causa di un episodio in cui i Giudei avevano cercato di ucciderlo lapidandolo.

Perciò i Giudei raccolsero di nuovo delle pietre per lapidarlo. […] Perciò essi cercavano nuovamente di prenderlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.6

Gesù dichiarò che la malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, e che attraverso di essa Lui stesso sarebbe stato glorificato. Non è chiaro a chi Gesù stesse parlando. Potevano essere i suoi discepoli, o forse il messaggero arrivato da parte di Marta e Maria. Più tardi Gesù disse a Marta: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»7 L’affermazione di Gesù era un po’ enigmatica, perché Lazzaro effettivamente morì, ma la conclusione di questa malattia non sarebbe stata la morte. Essa sarebbe stata invece “per la gloria di Dio”.8 Oltre a essere un’opportunità per Dio di dimostrare la propria gloria, l’episodio presagiva anche la morte e risurrezione di Gesù.

Com’ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Torniamo in Giudea!» I discepoli gli dissero: «Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».9

Avendo letto che Gesù amava Marta, Maria e Lazzaro, sembra strano che si fosse fermato per altri due giorni lì dov’era, dall’altra parte del Giordano. Comunque Betania era solo a pochi chilometri da Gerusalemme e in precedenza Lui era dovuto fuggire da quella zona per evitare l’arresto; poi aveva attraversato il fiume per andare in una zona più sicura. Quando Gesù decise di andare a Betania, i suoi discepoli obiettarono, perché temevano per la sua sicurezza, sapendo che le autorità religiose ebree volevano ucciderlo.

Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma addirittura chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.10

Dopo queste cose, Gesù andava in giro per la Galilea, perché non voleva andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.11

Affrontando le preoccupazioni dei suoi discepoli, Gesù parlò di camminare durante il giorno in opposizione al camminare nel buio della notte, un concetto cui fece riferimento diverse volte in questo Vangelo.

«Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».12

«La luce è con voi ancora per un po’; camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va».13

«Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo».14

Quando i suoi discepoli lo avvertirono del pericolo che l’aspettava se fosse tornato in Giudea, Lui disse loro che: Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare.15 Indicava così che andare ad aiutare il suo amico Lazzaro era sicuro, perché la sua ora non era ancora venuta e c’era ancora del lavoro da fare.

Dopo aver detto queste cose, soggiunse: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme si riprenderà». Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto. Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui». Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui».16

Prima di risuscitare la figlia di Iairo17 Gesù aveva detto che “non è morta, ma dorme” e qui usa di nuovo una metafora sul sonno per rappresentare la morte. Come a casa di Iairo i discepoli fraintesero ciò che Gesù intendeva nel dire che Lazzaro dormiva. Se Lazzaro riposava, forse ciò indicava che era sulla strada della guarigione e forse non era necessario tornare in Giudea e affrontare i pericoli. Gesù però chiarì ogni fraintendimento.

Gesù disse di essere contento di non essere stato presente là. Forse è perché, se fosse stato là, avrebbe guarito Lazzaro prima che morisse; ma arrivando dopo la sua morte avrebbe realizzato due scopi: che il Padre e il Figlio fossero glorificati e che i discepoli credessero. Le due cose si sarebbero realizzate perché, come leggeremo, Lazzaro sarebbe risuscitato e la sua morte non sarebbe stata la fine della storia. Quindi Dio fu glorificato e la fede dei discepoli fu accresciuta.

Una volta presa la decisione di tornare in Giudea, l’apostolo Tommaso fece un’affermazione coraggiosa e piuttosto drammatica: «Andiamo anche noi a morire con lui». Più tardi nel Vangelo di Giovanni, le parole coraggiose di Tommaso non furono confermate dalle sue azioni. Invece, quando giunse l’ora della crocifissione di Gesù, Tommaso, insieme al resto dei discepoli, abbandonò Gesù e fuggì; poi, dopo la risurrezione di Gesù, espresse dei dubbi circa la sua apparizione agli altri discepoli.18

Gesù incontra Marta

Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?». Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo».19

Dopo una giornata di viaggio, attraversato il Giordano e giunto a Betania, Gesù ricevette la notizia che Lazzaro era già nella tomba da quattro giorni. Sembra che fosse morto subito dopo la partenza da Betania del messaggero che doveva informare Gesù della sua malattia. C’era voluto un giorno per arrivare dove si trovava Gesù; Gesù aspettò due giorni, poi il viaggio richiese un altro giorno. Dato che Gerusalemme era vicina a Betania, molti Giudei erano venuti dalla città per condolersi con le sorelle. Come spiega Graig Keener:

Il Giudaismo palestinese prevedeva la sepoltura del cadavere il giorno stesso della morte, dopo di che seguivano sei giorni di lutto intenso (per un totale di sette giorni), durante i quali i familiari del defunto rimanevano in casa, mentre gli altri venivano a portare cibo e a porgere le loro condoglianze.20

Marta udì che Gesù era arrivato, perché forse Lui aveva mandato qualcuno ad avvertirla della sua presenza mentre rimaneva in attesa fuori dal villaggio. Normalmente, durante il periodo di lutto i membri della famiglia restavano in casa e chi era venuto a portare le sue condoglianze si presentava lì. Uscendo incontro a Gesù, Marta gli fece un grande onore. Maria rimase in casa per continuare il lutto e ricevere i visitatori. Forse Marta incontrò Gesù prima del suo arrivo in casa per proteggerlo, perché sapeva che rientrando in Giudea sarebbe stato in pericolo.21

Alcuni commentatori ritengono che le prime parole di Marta a Gesù – che se Lui fosse stato presente Lazzaro non sarebbe morto – fossero un leggero rimprovero. In realtà erano molto più probabilmente un riconoscimento del suo potere di guarigione, sapendo che se Lui fosse stato lì avrebbe potuto impedire la morte di Lazzaro. Le sue parole successive, «ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà», dimostrano la sua fede in Lui e possono essere viste come una richiesta implicita. La risposta di Gesù, che suo fratello “risusciterà”, ricorda al lettore che prima di partire per Betania Gesù aveva detto ai discepoli: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo».

La risposta di Marta – «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno» – rispecchia la fede che ci sarà una risurrezione finale al termine di questa età, come molti Ebrei credevano all’epoca, anche se non tutti. La risposta di Gesù – «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?» – va oltre l’interpretazione che gli Ebrei davano della risurrezione dell’ultimo giorno.

L’affermazione di Gesù di essere la risurrezione e la vita ci insegna che la vita che Lui ci dà è la vita dell’epoca a venire. È la “vita eterna” di cui si è parlato in precedenza nel Vangelo di Giovanni: affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.22

Questo paradosso fa risaltare la grande verità che l’importante non è la morte fisica. Per lo scettico, la morte può essere ritenuta la fine. Non così per chi crede in Cristo. Potrebbe morire nel senso che passa oltre la porta che chiamiamo morte fisica, ma non morirà nel senso pieno della parola. La morte per lui è solo il portale di un’altra vita e della comunione con Dio. Questo trascende l’interpretazione dei farisei di una risurrezione remota alla fine dei tempi. Significa che nel momento stesso in cui riponiamo la nostra fiducia in Gesù, cominciamo a sperimentare la vita dell’età a venire che non può essere toccata dalla morte. Gesù porta a Marta un regalo presente, non solo la promessa di un bene futuro.23

Gesù indicò chiaramente che la risurrezione alla vita eterna dipende dalla fede in Lui.

Chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno.

Poi chiese a Marta se credeva in quello. La sua risposta è una dichiarazione bella e potente della sua fede. Nei Vangeli sinottici, in un caso in cui Gesù chiese ai discepoli chi pensassero che Egli fosse, Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».24 Questa è considerata la più grande dichiarazione di fede dei discepoli nel Signore. Questo episodio non è riportato nel Vangelo di Giovanni, ma la dichiarazione di Marta è altrettanto potente: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo». Una grandissima dichiarazione di fede che viene fatta da una donna, cosa rarissima nelle opere antiche dei tempi di Cristo.

(La storia della risurrezione di Lazzaro e l’argomento generale di come Gesù risuscitò i morti si concluderanno in “Risuscitare i morti, parte quattro”.)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


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1 Matteo, Marco, Luca.

2 Giovanni 11,1–5.

3 Giovanni 12,1–8.

4 Luca 10,38–42.

5 Giovanni 2,3.

6 Giovanni 10,31.39–40.

7 Giovanni 11,40.

8 Morris, The Gospel According to John, 478.

9 Giovanni 11,6–10 NR.

10 Giovanni 5,18.

11 Giovanni 7,1.

12 Giovanni 8,12.

13 Giovanni 12,35.

14 Giovanni 9,5.

15 Giovanni 9,4.

16 Giovanni 11,11–16.

17 Vedi “Risuscitare i morti, parte due” in questa serie.

18 Giovanni 20,25.

19 Giovanni 11,17–27.

20 Keener, The Gospel of John, Volume 2, 842.

21 Ibid., 843.

22 Giovanni 3,15.

23 Morris, The Gospel According to John, 488–89.

24 Matteo 16,16. Vedi anche Marco 8,29 e Luca 9,20.


Pubblicato originariamente in Inglese il 1 agosto 2017.