Il libro dei Galati: capitolo 6 (versetti 5:25-6:5)

Giugno 18, 2024

di Peter Amsterdam

[The Book of Galatians: Chapter 6 (verses 5:25–6:5)]

Anche se i primi due versetti fanno parte del quinto capitolo di Galati, la maggior parte dei commentatori li considera i primi due versetti del capitolo 6. Di conseguenza li includo come parte di Galati 6.

Se viviamo dello Spirito, camminiamo altresì guidati dallo Spirito.1

I credenti vivono guidati dallo Spirito Santo; quindi devono camminare al passo con lo Spirito e ubbidirgli. Paolo vuole che i Galati si chiedano se vivono secondo lo Spirito. Si aspetta che rispondano di sì.

La parola “vivere” si riferisce alla vita che ora appartiene ai credenti a causa dell’inabitazione dello Spirito Santo. Se i Galati hanno quella vita per mezzo dello spirito Santo, sono chiamati a tenersi al passo con lo Spirito. L’espressione greca camminare guidati si trova solo altre quattro volte nel Nuovo Testamento, tre delle quali nelle opere di Paolo.2 Sottolinea che i credenti dovrebbero essere in sintonia con lo Spirito. La vita nello Spirito non è automatica; la battaglia contro la carne continua, così i credenti devono continuare a camminare in sintonia con lo Spirito (5:16) ed essere guidati dallo Spirito (5:18).

Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.3

Paolo spiega più concretamente cosa significa camminare con lo Spirito e ammonisce contro l’orgoglio, che si manifesta irritando ed esacerbando gli altri, causando così liti e alterchi. I credenti non camminano con lo spirito se irritano o indispettiscono gli altri, se li provocano e li fanno arrabbiare. Da orgoglio e vanagloria nasce l’invidia, così che uno si risente per il successo e la felicità degli altri, o prova gioia nelle difficoltà altrui. Quando i credenti si servono gli uni gli altri con amore, non cadono preda dell’invidia.

Fratelli, se uno è sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Ma bada bene a te stesso, affinché non sii tentato anche tu.4

Paolo dice che chi è colto in un peccato dovrebbe essere ripreso con dolcezza dagli altri credenti. Invece di essere arroganti o critici nei confronti degli altri, i credenti devono esercitare amore e premura nei loro confronti. L’obiettivo è edificarli. Invece di rallegrarsi quando gli altri cadono, Paolo dice ai Galati che devono rialzare chi è caduto nel peccato.

Anche se i credenti sono ripieni dello Spirito, vivono pur sempre in questa epoca malvagia (1:4), quindi peccheranno. Paolo non dice che chi commette peccato è una vittima riluttante. I credenti son pienamente responsabili dei loro peccati.  Paolo dice che, quando uno si rende conto che un altro credente è caduto in qualche trasgressione o peccato, dovrebbe parlare privatamente con il colpevole per riportarlo alla comunione con Cristo.

Quelli che sono “spirituali” sono invitati a prendersi cura di chi ha peccato e rialzarlo. Gli “spirituali” non sono un gruppo speciale di cedenti, né sono essi stessi privi di peccato. Tutti i Galati hanno ricevuto lo Spirito quando hanno udito il messaggio del vangelo (3;2. 5). Hanno ricevuto la promessa dello Spirito (3:14). Dio ha dato loro il suo Spirito perché sono suoi figli (4:6) e vivono secondo lo spirito (5:25). Quindi, quelli che camminano secondo lo Spirito (5:16), sono guidati dallo Spirito (5:18) e camminano secondo lo Spirito (5:25) devono rialzare quelli che sono caduti.

Devono farlo con dolcezza e mansuetudine. Uno spirito gentile e umile non provoca chi ha peccato, ma lo tratta con dignità. Tale mansuetudine è un frutto dello Spirito (5:23). Quelli che invidiano gli altri provano gioia nei peccati altrui. Poiché i peccati degli altri vengono messi in mostra, loro sembrano migliori al confronto. Comunque, chi veramente ama gli altri e cammina nello Spirito li avvicinerà con fermezza, perché hanno peccato, insieme a umiltà, così che vengano trattati con dolcezza.

Paolo ricorda ai credenti: Bada bene a te stesso, affinché non sii tentato anche tu. Spiega cosa comporta l’umiltà. Uno non presta attenzione ai peccati degli altri perché hanno peccato; al contrario, chi aiuta a rialzare i caduti deve essere umile perché è consapevole della propria fallibilità e propensione al peccato. Essere consci dei propri fallimenti impedirà ai credenti di essere arroganti.

Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo.5

Questa ingiunzione è un’esortazione a portare i pesi gli uni degli altri. Potrebbe riferirsi all’aiutare gli altri quando peccano. Comunque, sembra improbabile che si limiti al semplice sopportare i peccati altrui, perché i credenti portano vari pesi che non sono allo stesso livello del peccato, come persecuzione, malattie, difficoltà finanziarie ecc.

Se infatti qualcuno pensa di essere qualche cosa, non essendo nulla, inganna se stesso.6

Chi è orgoglioso viene ammonito a non ritenersi migliore degli altri. Persone del genere sono presuntuose, orgogliose e piene di sé. Chi non aiuta gli altri nelle loro battaglie, chi vive pensando solo a sé stesso, è colpevole di orgoglio. Paolo forse parla di persone che sono orgogliose perché si ritengono immuni alla tentazione, quindi non devono preoccuparsi dei propri errori. Una simile arroganza le allontana dagli altri, ma è ingannevole, perché le persone orgogliose sono tutte prese da sé, mentre non hanno nulla di cui essere orgogliose.

Ora esamini ciascuno l'opera sua, e allora avrà ragione di vantarsi solamente di se stesso e non nei confronti degli altri.7

I credenti che sono in linea con lo Spirito dimostrano preoccupazione per gli altri. Adempiono la legge d’amore di Cristo quando portano i pesi degli altri e recuperano quelli che peccano con dolcezza e umiltà. Invece, violano l’esempio di Cristo quando sono pieni di sé e fanno irritare gli altri. I credenti devono vivere in comunità con gli altri e prendersi cura dei loro bisogni.

Per contro, i credenti sono personalmente responsabili della propria vita davanti a Dio, perciò Paolo dice loro di esaminarla attentamente e realisticamente. Non devono ingannare se stessi sopravvalutando quello che hanno compiuto. Il vantarsi cui fa riferimento Paolo è rivolto al futuro. È probabile che si riferisca al giudizio finale, al giorno in cui il Signore valuterà l’opera di ogni persona.

Ciascuno infatti porterà il proprio fardello.8

Nel giorno finale, ognuno si vanterà solo della propria opera, perché ognuno porterà il proprio peso davanti a Dio. Paolo dice che, anche se dobbiamo aiutarci a vicenda e portare i pesi gli uni degli altri, in questa vita alla fine porteremo solo il nostro peso. Siamo responsabili del nostro comportamento personale.

Paolo accentua il fatto che i credenti devono sostenersi e aiutarsi a vicenda con i problemi di questa vita. Allo stesso tempo, devono ricordare che si presenteranno da soli davanti a Dio nel giorno del giudizio. I credenti non saranno giudicati in rapporto a ciò che hanno fatto gli altri, ma alla loro stessa vita.

(Continua.)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


1 Galati 5:25 NR.

2 Atti 21:24; Romani 4:12; Galati 6:16; Filippesi 3:16.

3 Galati 5:26.

4 Galati 6:1.

5 Galati 6:2.

6 Galati 6:3.

7 Galati 6:4.

8 Galati 6:5.


Pubblicato originariamente in inglese il 16 gennaio 2024.