Vivere il cristianesimo: i Dieci Comandamenti (Non rubare, parte 2)

Febbraio 8, 2022

di Peter Amsterdam

Amministrazione

[Living Christianity—The Ten Commandments (You Shall Not Steal, Part 2)]

(Alcuni punti di questo articolo sono tratti da Christian Ethics, di Wayne Grudem1 Christian Ethics: Contemporary Issues and Options di Norman Geisler.2)

Come ho spiegato nell’articolo introduttivo sull’ottavo comandamento, non rubare, Dio è il proprietario effettivo di tutto ciò che esiste, tuttavia ha affidato agli esseri umani il titolo di proprietà delle cose che possiedono: i loro beni. I singoli individui sono proprietari di alcuni beni e sono responsabili davanti a Dio del modo in cui li utilizzano.

Ovviamente la proprietà di beni è temporanea, perché alla fine ognuno di noi morirà e i nostri beni apparterranno a qualcun altro. Di conseguenza è biblicamente corretto vedere la proprietà come un’amministrazione: siamo amministratori di ciò che Dio ci ha dato e dovremo rendere conto di come abbiamo usato quelle benedizioni. Il concetto di amministrazione non si applica solo ai nostri beni, ma anche ad altre cose di cui siamo responsabili, come il modo in cui usiamo il nostro tempo, i nostri talenti e le nostre opportunità.

Ci sono allo stesso tempo vantaggi e svantaggi nella proprietà di beni o ricchezze e vedremo entrambi gli aspetti in questa sezione di Vivere il cristianesimo. Esamineremo prima i vantaggi, in questo articolo, e in seguito gli svantaggi in articoli successivi. In genere le Scritture hanno un atteggiamento favorevole verso la prosperità. Ciò non ha niente a che fare con il “vangelo della prosperità”, che è il falso insegnamento che salute e ricchezza sono un diritto divino di tutti i cristiani che credono nella Bibbia. Le Scritture parlano invece della prosperità dei cristiani nel senso di fare progressi, avanzare verso i propri obiettivi e avere successo nelle loro imprese.

Alcuni versetti del Vecchio Testamento che esprimono questo concetto sono:

Osservate dunque le parole di questo patto e mettetele in pratica, affinché prosperiate in tutto ciò che fate.3

Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, cercando di agire secondo tutto ciò che vi è scritto, perché allora riuscirai nelle tue imprese, allora prospererai.4

Il desiderio di essere proprietario di cose di cui poi diventiamo amministratori può essere un sentimento dato da Dio per imitare, in un certo senso, la sovranità divina sulla creazione. Che uno abbia molte proprietà o poche, dobbiamo ugualmente essere buoni amministratori di ciò che Dio ci ha dato. Nel Vangelo di Matteo Gesù raccontò una parabola su un uomo che partì per un viaggio e affidò le sue proprietà ai suoi servi:

A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno; a ciascuno secondo la sua capacità.5

Sebbene i servi dovessero amministrare somme di denaro diverse, ci si aspettava che tutti fossero fedeli con ciò che avevano ricevuto. Quelli che erano responsabili di somme più piccole, al ritorno del padrone furono anch’essi elogiati per averne fatto saggio uso.

Il suo signore gli disse: “Bene, buono e fedele servo; tu sei stato fedele in poca cosa; io ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore”.6

Nel libro della Genesi. Dio ordinò ad Adamo ed Eva:

Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra.7

Dicendo questo, Dio dava loro una certa quantità di sovranità sulla sua creazione. L’umanità doveva amministrare la terra e loro dovevano usare la loro conoscenza e le loro capacità per creare cose che avrebbero beneficato la loro vita e quella degli altri.

Con il passare del tempo questo incluse la creazione e la proprietà di abitazioni rudimentali, modi di conservazione del cibo e così via. In seguito furono inventati diversi mezzi di trasporto, come carri e carretti. In seguito edifici e trasporti divennero più avanzati e oggi abbiamo auto, aerei, case moderne, uffici, telefoni cellulari ecc. Dio diede agli esseri umani la capacità di imparare e creare valore dove prima non esisteva nel mondo; così facendo furono in grado di prosperare. Questa prosperità va oltre la creazione di cose materiali che offrono benefici all’umanità. Comprende anche l’arte, la musica, la letteratura e i rapporti personali con persone care e amici.

Poiché Dio comandò agli esseri umani di rendere soggetta la terra, come amministratori della sua creazione, è giusto concludere che abbia messo nei nostri cuori il desiderio di farlo. Nel corso della storia gli esseri umani hanno cercato di creare cose utili che beneficiassero l’umanità. Il desiderio di creare e usufruire di queste cose nasce da un istinto che Dio stesso ha messo negli uomini, ancora prima che nel mondo entrasse il peccato, quando ordinò ad Adamo ed Eva di riempire la terra, renderla soggetta e dominarla. Naturalmente, a causa della loro disubbidienza il peccato entrò nel mondo; tuttavia il desiderio di creare, produrre e usufruire di prodotti utili dovrebbe essere visto come un istinto moralmente giusto che Dio ha dato alla razza umana.

Anche se la proprietà di beni è considerata moralmente buona, la Bibbia dà dei chiari avvertimenti contro l’amare le cose materiali più del dovuto. Gesù insegnò:

Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona.8

L’apostolo Paolo scrisse che un anziano della chiesa non deve essere attaccato al denaro.9 Nel libro degli Ebrei leggiamo:

La vostra condotta non sia dominata dall’amore del denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò».10

Chiaramente l’uso improprio del denaro e la condotta sbagliata rispetto alla ricchezza può portare al peccato.

Alcuni cristiani predicano la dottrina del “vangelo della prosperità”, nota anche come il “vangelo della salute e della ricchezza”. Chi predica questa dottrina afferma che è volontà di Dio che ogni credente abbia buona salute e prosperità materiale in questa vita. L’idea è che se uno dà abbastanza soldi alla chiesa, Dio lo renderà prospero e lo proteggerà dalle malattie. È una falsa dottrina. Non c’è alcun versetto nel Nuovo Testamento che garantisca ricchezza ai credenti. Ci sono invece promesse che Dio supplirà ai bisogni del suo popolo.

Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera.11

Ora il mio Dio supplirà a ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù.12

Il Nuovo Testamento dà più importanza alle benedizioni spirituali rispetto al Vecchio Testamento, con meno enfasi sulle benedizioni materiali – anche se entrambi menzionano i due tipi di benedizione.

Il Nuovo Testamento insegna che Dio ricompensa la generosità.

Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi.13

Questa, comunque, non è una promessa che i cristiani generosi diventeranno ricchi; afferma piuttosto che, quando diamo generosamente al lavoro di Dio, Lui a sua volta supplirà ai nostri bisogni.

Nei Vangeli leggiamo che Gesù operò miracoli di guarigione fisica; non ci sono tuttavia storie di miracoli in cui rese delle persone ricche - Sfamò miracolosamente cinquemila persona con cinque pani e due pesci, per supplire ai loro bisogni immediati, ma non le mandò a casa con borse piene di soldi. L’unica volta che fornì del denaro fu quando disse a Pietro di prendere un pesce e usare il denaro che avrebbe trovato nella sua bocca per pagare la tassa del tempio. In questi casi vediamo che Gesù supplì a dei bisogni, ma non fece promesse di prosperità.

Nel Nuovo Testamento ci sono diversi casi di persone povere indicate come esempio di fede. Gesù lodò la povera vedova che mise le sue uniche monetine di rame nella cassa delle offerte del tempio.14 L’apostolo Paolo lodò i cristiani della Macedonia la cui estrema povertà [ha] abbondato nelle ricchezze della loro liberalità.15 Paolo disse di se stesso: Fino ad ora noi soffriamo la fame, la sete e la nudità; siamo schiaffeggiati e non abbiamo alcuna fissa dimora, e ci affatichiamo, lavorando con le nostre mani.16 Scrisse anche di momenti di magra, quando nei suoi viaggi missionari si trovò nella fatica e nel travaglio, sovente nelle veglie, nella fame e nella sete, spesse volte in digiuni, nel freddo e nella nudità.17 Nel libro di Giacomo leggiamo:

Ascoltate, fratelli miei carissimi, non ha Dio scelto i poveri del mondo, perché siano ricchi in fede ed eredi del regno, che egli ha promesso a coloro che lo amano?18

Il messaggio del Nuovo Testamento riguardo alla ricchezza è piuttosto diverso dal quello del vangelo della prosperità. Il Nuovo Testamento non insegna ai cristiani di cercare la prosperità. Al contrario, ci avverte più volte dei suoi pericoli. L’apostolo Paolo scrisse:

Ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti. Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori. Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la costanza e la mansuetudine.19

Altri versetti danno un avvertimento simile:

È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.20

Ma guai a voi ricchi, perché avete già la vostra consolazione.21

All’uomo che voleva costruire granai più grandi Dio disse: “Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?”22

E ora a voi ricchi: piangete e urlate per le sciagure che stanno per cadervi addosso. Le vostre ricchezze sono marcite e i vostri vestiti sono rosi dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco.23

Questi versetti non significano che il Nuovo Testamento insegna che la prosperità è un male, ma avvertono contro le tentazioni della ricchezza, dando nel contempo consigli saggi sul suo giusto uso.

Come cristiani, se siamo benedetti con l’abbondanza, siamo responsabili davanti a Dio di come la usiamo. Penso che lo scrittore Wayne Grudem dia qualche buon consiglio:

Tra i buoni e saggi usi dei nostri beni, dovremmo includere l’assegnazione di una loro parte da spendere per noi stessi (per cibo, vestiti, alloggio e cose simili), una parte da dare al lavoro della chiesa e alle persone bisognose, una parte da conservare per il futuro e una parte da investire per aumentare le nostre risorse e la nostra produttività.24


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


1 Wayne Grudem, Christian Ethics (Wheaton: Crossway, 2018).

2 Norman L. Geisler, Christian Ethics: Contemporary Issues and Options (Baker Academic, 2010).

3 Deuteronomio 29,9 LND.

4 Giosuè 1,8.

5 Matteo 25,15.

6 Matteo 25,23.

7 Genesi 1,28 NR.

8 Matteo 6,24 NR.

9 1 Timoteo 3,3.

10 Ebrei 13,5.

11 2 Corinzi 9,7–8.

12 Filippesi 4,19.

13 Luca 6,38 NR.

14 Luca 21,1–4.

15 2 Corinzi 8,2 NIV.

16 1 Corinzi 4,11–12.

17 2 Corinzi 11,27.

18 Giacomo 2,5.

19 1 Timoteo 6,8–11 NR.

20 Matteo 19,24.

21 Luca 6,24 NR.

22 Luca 12,20.

23 Giacomo 5,1–3.

24 Grudem, Christian Ethics, 916.


Pubblicato originariamente in inglese il 4 agosto 2020.