1 Tessalonicesi: capitolo 4 (parte 2)

Settembre 5, 2023

di Peter Amsterdam

[1 Thessalonians: Chapter 4 (Part 2)]

Dopo aver coperto l’argomento dell’immoralità sessuale nei versetti da 3 a 8,1 Paolo passò a occuparsi di un altro problema che era sorto nella chiesa tessalonicese.

Quanto all’amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, poiché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nell’intera Macedonia.2

Paolo iniziò con l’elogiare i credenti tessalonicesi per il loro amore fraterno. Di norma, amore fraterno è usato per descrivere l’amore tra membri di una famiglia. Non verrebbe usato nel caso di persone all’esterno del nucleo familiare. Paolo, comunque, usa la parola per esprimere il rapporto tra cristiani che sono diventati fratelli (o sorelle) nella comunità della fede. Paolo si riferisce ai credenti come fratelli diciassette volte in 1 Tessalonicesi.

Il termine amore fraterno nel Nuovo Testamento descrive il rapporto che i credenti cristiani a causa della fede comune che hanno in Cristo. Tra gli altri esempi nel Nuovo Testamento troviamo:

Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno.3

Continuate nell’amore fraterno.4

Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore.5

L’ordine di amarsi gli uni gli altri era un punto chiave dell’insegnamento di Gesù, perché voleva che i suoi discepoli imitassero il tipo di amore che Lui aveva mostrato loro.

Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.6

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.7

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.8

L’insegnamento di Gesù ad amarsi gli uni gli altri venne insegnato molte volte dai suoi discepoli.

Poiché questo è il messaggio che avete udito fin dal principio: che ci amiamo gli uni gli altri.9

Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo.10

E questo è il suo comandamento, che crediamo nel nome del suo Figlio Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, come egli ci ha comandato.11

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, poiché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio.12

Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri.13

Poiché questi insegnamenti erano disponibili ai Tessalonicesi, Paolo poteva giustamente dire che voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri.14

Voi infatti fate questo verso tutti i fratelli che sono in tutta la Macedonia; ma noi vi esortiamo, fratelli, a sovrabbondare in questo ancora di più.15

Il secondo motivo per cui i cristiani di Tessalonica non dovevano ricevere altre istruzioni riguardo all’amore fraterno era che non solo lo dimostravano nei confronti dei loro confratelli tessalonicesi, ma anche di tutti i cristiani che vivevano in Macedonia. Estendevano il loro amore dalla loro chiesa locale ai fedeli di altre chiese nella zona, probabilmente quelli di Filippi, Berea e forse Anfipoli e Apollonia.16

Paolo non specifica in che modo i Tessalonicesi avevano dimostrato questo amore vicendevole a tutti i credenti macedoni. Forse si riferiva agli aiuti economici che i Tessalonicesi avevano fornito ai cristiani bisognosi di quella regione, In 2 Corinzi, Paolo scrisse:

Ora, fratelli, vi facciamo conoscere la grazia di Dio, che è stata data alle chiese della Macedonia, e cioè, che in mezzo a molte prove di afflizione, l’abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. Poiché io rendo testimonianza che essi hanno dato volentieri, secondo le loro possibilità e anche al di là dei loro mezzi, pregandoci con molta insistenza di accettare il dono e di partecipare a questa sovvenzione per i santi.17

Torniamo al capitolo 4;

…e a cercare di vivere in pace, di fare i fatti vostri e di lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato di fare, affinché camminiate dignitosamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nessuno.18

Qui Paolo pone attenzione alle persone che nella chiesa dipendevano da patroni per i loro mezzi di sostentamento. Molti di questi patroni erano ricchi membri della comunità dei credenti, che solitamente offrivano un sostegno finanziario ai loro clienti, che in alcuni casi erano anch’essi membri della chiesa. I clienti si legavano ai patroni nella speranza di ricevere benefici come cibo e rappresentazione, dando in cambio onore e sostegno pubblico ai loro patroni. Più clienti un patrono aveva, più era ritenuto importante.

Paolo suggerisce che, invece di avere uno stile di vita legato al patrocinio, i credenti tessalonicesi dovessero impegnarsi in un lavoro proprio, così da non dipendere più da altri per la loro sussistenza. Dovevano lavorare con le loro mani, occupandosi delle loro cose per provvedere ai loro stessi bisogni.

Era esattamente quello che facevano Paolo e i suoi compagni. Pur essendo un missionario, Paolo era anche un fabbricante di tende. Anche se avrebbe potuto vivere grazie alle donazioni delle persone che seguiva, aveva scelto di non approfittare di questo diritto. Nel libro degli Atti, Paolo insistette che si manteneva da solo grazie al suo lavoro fabbricando tende.

Io non ho desiderato né l’argento, né l’oro, né il vestito di alcuno. E voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di quelli che erano con me.19

Affinché camminiate dignitosamente verso quelli di fuori e non abbiate bisogno di nessuno. Poiché alcuni dei credenti tessalonicesi erano impegnati negli affari cittadini e dipendevano economicamente dai loro patroni, non contribuivano alle necessità della chiesa e della comunità cristiana. Per Paolo, la soluzione del problema era di esimersi dalla partecipazione alle faccende cittadine, uscire dal sistema patrono/cliente e intraprendere un lavoro onesto così da non dipendere più dai loro patroni. Paolo chiedeva ai cristiani tessalonicesi di comportarsi in modo da guadagnarsi rispetto, invece di esser legati a un patrono. Dovevano essere visti come validi membri della comunità locale e comportarsi da buoni cittadini. Oltre a questo, Paolo disse loro che non avrebbero dovuto dipendere da altri per i propri mezzi finanziari.

Fino a questo punto del capitolo, Paolo si è riferito a cose che i credenti sapevano già. Infatti, sapete quali istruzioni vi abbiamo date nel nome del Signore Gesù;20 vi abbiamo detto e dichiarato prima;21 non avete bisogno che io ve ne scriva, poiché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri.22 A questo punto, comunque, Paolo passa a un argomento diverso: la questione di cosa avverrà ai “morti in Cristo”.

Ora, fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza.23

Sembra che i credenti tessalonicesi mancassero di conoscenze riguardo ai credenti morti. Probabilmente non avevano ricevuto abbastanza insegnamenti su questo argomento, così avevano fatto a Paolo alcune domande riguardo ai cristiani deceduti. Paolo usò la metafora quelli che dormono per quelli che sono morti, ma alcuni versetti dopo parla di loro come dei morti. I morti in Cristo risusciteranno per primi.24

Il motivo per cui Paolo non voleva che i credenti fossero privi di informazioni riguardo ai cristiani già morti era affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Paolo non diceva che i credenti non dovrebbero addolorarsi per la dipartita dei loro cari; piuttosto, come qualcuno ha scritto:

Il loro dolore doveva essere mitigato e informato dalla speranza basata sulla risurrezione di Cristo e la promessa del suo ritorno.25

Paolo prosegue col dire:

Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati.26

Una delle dottrine principali della chiesa era ed è che Gesù morì e risuscitò. Paolo stava probabilmente citando un credo che era in circolazione tra i credenti e che era in uso nella chiesa tessalonicese in quei giorni. La morte e la risurrezione di Gesù erano presentate come garanzia della risurrezione dei credenti.27

Ora vi diciamo questo per parola del Signore: noi viventi, che saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo coloro che si sono addormentati.28

Paolo inizia la frase dichiarando che questo insegnamento era ispirato da Gesù (“parola del Signore”) e per questo era autorevole per i credenti cristiani. Nel Vecchio Testamento, la “parola del Signore” in genere si riferiva a oracoli profetici. Eccone alcuni esempi:

La parola del SIGNORE fu rivolta al sacerdote Ezechiele.29

La parola del SIGNORE mi fu rivolta (a Ezechiele).30

Parola del SIGNORE rivolta a Osea, figlio di Beeri.31

Nel Nuovo Testamento, comunque, la parola del Signore non è usata in quel modo. Si riferisce invece al messaggio del vangelo che viene proclamato.

E questo durò per due anni, di modo che tutti gli abitanti dell’Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore Gesù.32

E la parola del Signore si diffondeva per tutto il paese.33

Per qualche motivo, era importante che i Tessalonicesi sapessero che, quando Gesù sarebbe tornato, i credenti ancora in vita non avrebbero avuto la precedenza su quelli che erano già morti. Paolo dichiara che i morti in Cristo risorgeranno per primi; poi i vivi, insieme ai morti risorti, saranno portati a incontrare il Signore. Questa sarebbe stata una consolazione per i Tessalonicesi in lutto.

Perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo e con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi.34

Nel versetto precedente, Paolo si riferì alla venuta di Gesù. Il termine greco per indicarla era parousia. È un termine che in genere significava l’arrivo glorioso di un sovrano o un governante in visita a una città. Queste visite portavano a grandi festeggiamenti, compresi banchetti, discorsi in elogio dei visitatori, attività religiose, gare, sacrifici e dediche di statue, oltre alla costruzione di archi e nuovi edifici. In tali occasioni, le autorità cittadine e il popolo indossavano vestiti speciali e uscivano dalla città per incontrare il sovrano e scortarlo al suo interno.

Paolo usò il concetto di parousia per descrivere l’arrivo di Gesù e la gloria e i fasti che accompagneranno il suo ritorno, oltre che per rassicurare i Tessalonicesi che tutti i cristiani, vivi e morti, avrebbero partecipato a questo avvenimento meraviglioso. Il ritorno di Gesù non sarà segreto. Prima ci sarà un grido di comando. Non siamo sicuri di chi lo lancerà, ma potrebbe riferirsi a Dio Padre, che dà ordine che i morti in Cristo risorgano.

Il ritorno di Gesù è accompagnato da una voce di arcangelo. Il nome di questo arcangelo non viene fatto, ma nel Nuovo Testamento un solo arcangelo viene nominato: l’arcangelo Michele in Giuda 1,9.

L’arcangelo Michele, quando in contesa col diavolo disputava intorno al corpo di Mosè, non osò lanciargli contro un giudizio oltraggioso, ma disse: «Ti sgridi il Signore!»35

Solo un altro angelo viene nominato nel Nuovo Testamento ed è l’angelo Gabriele, che fu mandato a Maria, madre di Gesù.36 Comunque, gli angeli vengono citati ottantatré volte.

Il terzo grande suono è quello della tromba di Dio. Ai tempi di Paolo, le trombe non erano usate principalmente come strumenti musicali; erano usate piuttosto nelle esercitazioni militari e in avvenimenti come le processioni funebri. In questo caso, i morti udranno il grande suono della tromba di Dio che li chiama e risponderanno all’ordine di risorgere. Sia qui che in 1 Corinzi 15,2, la tromba di Dio è l’appello per la risurrezione dei morti. In Matteo 24,31, è la tromba di Dio che convoca tutto il popolo di Dio disperso.

Quando si udrà il suono della tromba, i morti in Cristo risusciteranno per primi. Non tutti i morti risusciteranno in questo momento; solo quelli che hanno ricevuto la salvezza mediante Cristo prima di morire. Paolo voleva indicare chiaramente ai Tessalonicesi che i credenti che erano morti risusciteranno e parteciperanno al ritorno del Signore. Non perderanno l’opportunità di essere presenti al ritorno di Gesù.

Poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore.37

Dopo che i morti saranno risorti, i cristiani ancora in vita si uniranno a loro e insieme tutti andranno a incontrare il Signore, al momento della sua parousia. Questo evento glorioso è spesso chiamato anche il “rapimento”. Il riferimento a noi viventi probabilmente indica che lui e i suoi compagni si aspettavano di essere vivi al  momento della parousia. Secondo la prospettiva di Paolo, il gruppo principale è quello dei risorti, seguiti poi dai viventi. Quando i due gruppi si uniranno, tutti saranno rapiti insieme. Sentire che sia i morti che i vivi saranno rapiti sulle nuvole deve essere stata una rivelazione per i Tessalonicesi. Come nota uno scrittore,

Mai si era immaginato un avvenimento tanto glorioso.38

Incontrare il Signore nell’aria rispecchia l’uso di mandare una delegazione della città incontro ai dignitari in arrivo. Ne troviamo un esempio nel libro degli Atti, quando Luca descrive come la delegazione dei cristiani di Roma uscì ad accogliere Paolo e i suoi compagni mentre si avvicinavano alla città.

I fratelli di là, avute nostre notizie, ci vennero incontro fino al Foro Appio e alle Tre Taverne.39

Scrivendo a proposito dell’incontrare il Signore nell’aria, Paolo indica che sono i corpi dei credenti risorti e di quelli vivi, e non solo le loro anime, a incontrare il Signore nell’aria. Non spiega come avverrà, ma sia qui che in altri scritti indica chiaramente che si aspetta una trasformazione del corpo umano a una condizione di immortalità.

La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il nostro umile corpo, affinché sia reso conforme al suo corpo glorioso, secondo la sua potenza che lo mette in grado di sottoporre a sé tutte le cose.40

Ma dirà qualcuno: «Come risuscitano i morti, e con quale corpo verranno?». Stolto! Quello che tu semini non è vivificato, se prima non muore. E quanto a quello che semini, tu non semini il corpo che ha da nascere, ma un granello ignudo, che può essere di frumento o di qualche altro seme.41

La fine di questo processo, la risurrezione e il rapimento sulle nuvole, viene indicata nella frase finale: e così saremo sempre col Signore. Le Scritture ci dicono che le anime dei credenti si uniscono al Signore nel momento della morte.

Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio.42

Siamo dunque sempre pieni di fiducia e sappiamo che, mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore. Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo sia che ne partiamo.43

Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.44

I Tessalonicesi erano addolorati per la morte di qualche membro della loro comunità. Unita al loro dolore era la preoccupazione che i morti potrebbero essere esclusi dall’incontro con il Signore al suo ritorno. In questa lettera, Paolo diede una rivelazione con cui avrebbero potuto consolarsi a vicenda. Al ritorno di Cristo, tutti i credenti, morti o vivi, si uniranno a Gesù, il nostro Re e Salvatore, e saremo sempre col Signore. Che cosa meravigliosa!


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Diodati, © Edizioni La Buona Novella, Bari. Tutti i diritti riservati.


1 Vedi 1 Tessalonicesi: capitolo 4 (parte 1).

2 1 Tessalonicesi 4,9–10 NR.

3 Romani 12,10 CEI.

4 Ebrei 13,1.

5 1 Pietro 1,22. Vedi anche 2 Pietro 1,7.

6 Giovanni 13,34–35.

7 Giovanni 15,12.

8 Giovanni 15,17.

9 1 Giovanni 3,11 NR.

10 Galati 6,2.

11 1 Giovanni 3,23.

12 1 Giovanni 4,7.

13 1 Giovanni 4,11.

14 1 Tessalonicesi 4,9 NR.

15 1 Tessalonicesi 4,10.

16 Atti 17,1.

17 2 Corinzi 8,1–4.

18 1 Tessalonicesi 4,11–12.

19 Atti 20,33–34.

20 1 Tessalonicesi 4,2 NR.

21 1 Tessalonicesi 4,6 NR.

22 1 Tessalonicesi 4,9 NR.

23 1 Tessalonicesi 4,13.

24 1 Tessalonicesi 4,16.

25 Gene L. Green, The Letters to the Thessalonians (Grand Rapids: William B. Eerdmans Publishing Company, 2002), 219.

26 1 Tessalonicesi 4,14.

27 Romani 8,11; 1 Corinzi 6,14; 2 Corinzi 4,14.

28 1 Tessalonicesi 4,15.

29 Ezechiele 1,3.

30 Geremia 1,4.

31 Osea 1,1.

32 Atti 19,10.

33 Atti 13,49.

34 1 Tessalonicesi 4,16.

35 Giuda 1,9.

36 Luca 1,26–27.

37 1 Tessalonicesi 4,17.

38 Green, The Letters to the Thessalonians, 226.

39 Atti 28,15.

40 Filippesi 3,20–21.

41 1 Corinzi 15,35–37.

42 Filippesi 1,23 NR.

43 2 Corinzi 5,6–9 NR.

44 1 Tessalonicesi 4,18.


Pubblicato originariamente in inglese il 14 marzo 2023.