Al cuore di tutto: la Trinità (parte 2)

Giugno 6, 2011

di Peter Amsterdam

Nella prima parte di Al cuore di tutto: la Trinità, abbiamo visto che Dio è un Essere tri-personale che consiste di tre persone distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; che ognuna d’esse è pienamente Dio e ognuna ha tutti gli attributi divini; che esiste un solo Dio.

Questi fatti esprimono la dottrina della Trinità. In qualsiasi spiegazione della Trinità, se uno d’essi non venisse affermato, la dottrina verrebbe negata.

In questo articolo dedicherò la mia attenzione alla storia di come si giunse a definire, intendere e articolare la dottrina della Trinità. Anche se non è essenziale sapere tutti questi particolari per capirla, è utile capire meglio come e perché i primi cristiani arrivarono a definire la natura della Trinità. I malintesi e i problemi che sorsero dalla mancanza di una comprensione completa della Trinità e della sua natura, finirono per rendere cruciale una sua definizione e articolazione precisa per tutti i credenti. Le conclusioni che furono raggiunte sono state generalmente accettate da tutti i Cristiani come una dottrina fondamentale.

I primi Padri della Chiesa

Durante “l’epoca apostolica” – cioè il periodo che andò dalla morte e resurrezione di Gesù fino alla fine del primo secolo, quando gli apostoli erano ancora vivi e quando furono scritti i libri del Nuovo Testamento – l’attenzione della chiesa era concentrata sulla diffusione del messaggio, la conquista di proseliti e la creazione di comunità della fede. Con la morte dei primi apostoli non rimasero più testimoni oculari della vita e del ministero di Gesù. Fortunatamente gli apostoli e i loro convertiti lasciarono degli scritti che ci sono rimasti fino a oggi: i Vangeli e le Epistole. Gli apostoli, naturalmente, ebbero i loro discepoli, persone che avevano educato nella fede e che continuarono a insegnarla agli altri e a creare comunità. La prima chiesa crebbe in maniera enorme nel primo e nel secondo secolo.

Nei secoli successivi alla morte degli apostoli, ci furono numerosi “Padri della Chiesa”, importanti vescovi e insegnanti cristiani, che scrissero opere sulla fede e cercarono di spiegare e interpretare ulteriormente ciò che era scritto nei Vangeli e nelle Epistole. Fu da queste opere, oltre che dagli scritti ebraici – oggi conosciuti nel mondo cristiano come Vecchio Testamento – che presero origine le varie dottrine cristiane, compresa quella della Trinità. Come avete visto, comunque, la parola Trinità e una spiegazione precisa di cosa fosse non furono espresse in termini precisi nel Nuovo Testamento. La formulazione delle spiegazioni sulla Trinità si svilupparono in modo graduale, successivamente alla stesura del Nuovo Testamento.

Una delle prime persone a usare il termine Trinità nel tentativo di formulare la dottrina fu un padre della chiesa di nome Tertulliano (circa 155-230). Questa formulazione espresse alcuni dei principi fondamentali della dottrina, ma non era del tutto corretta. Un altro padre della chiesa, Origene (circa 185-254), provvide ulteriori spiegazioni. Anche queste non erano del tutto accurate. Comunque, la maggior parte di ciò che questi primi autori scrissero era esatta e le parti corrette dei loro scritti fornirono le basi essenziali per una dottrina che sarebbe stata ampiamente accettata come ortodossa.

Eresie e travisamenti della dottrina

Nel terzo e nel quarto secolo, molti insegnanti e scrittori cristiani ampliarono queste prime spiegazioni, scrivendo a proposito della Trinità nel tentativo di spiegarla. Il problema di alcune di queste spiegazioni era che spesso affermavano un aspetto della dottrina, ma ne confutavano un altro. Tre delle più comuni furono:

  • Il modalismo, o sabellianesimo, che negava che Dio fosse in tre persone distinte.
  • Il subordinazionismo, che negava la parità e uguaglianza delle tre persone.
  • L’arianesimo, che negava che tutte le persone della Trinità fossero pienamente Dio.

Uno dei primi esempi è l’insegnamento che c’è un solo Dio che assume diverse modalità o ha ruoli diversi; alcune volte è il Padre, altre volte il Figlio e altre ancora lo Spirito Santo. È noto anche come sabellianesimo, dal nome di Sabellio che lo insegnò nel terzo secolo. È più comunemente noto come modalismo. Anche se questo insegnamento affermava l’esistenza di un solo Dio, negava che avesse tre persone. Il modalismo finì per essere condannato dalla chiesa come eresia (falso insegnamento).

Un altro insegnamento, chiamato subordinazionismo, afferma che Gesù era eternamente Dio, ma non era uguale al Padre come essere. Dichiara invece che era subordinato al Padre. Se fosse così, non potrebbe essere Dio, perché per esserlo, deve avere la stessa essenza del Padre e per avere questa stessa essenza deve essere uguale a Dio. Anche il subordinazionismo fu rifiutato dalla chiesa.

L’arianesimo

Ario (ca. 256-336), vescovo di Alessandria d’Egitto, insegnò che il Figlio era un essere creato che un tempo non esisteva. Secondo Ario, il Figlio fu creato prima della creazione di tutto il resto delle cose. Questo significava che il Figlio è più grande di ogni altra cosa creata, ma è pur sempre una creazione e non esiste eternamente, quindi non è uguale al Padre; non ha la stessa natura o essenza del Padre. Un altro modo di descriverlo è che il Figlio, come essere, è simile al Padre, ma non uguale. Questa dottrina, nota come arianesimo, affermava che nella Trinità ci sono tre persone, ma rifiutava il concetto che le tre persone fossero Dio e che avessero tutti gli attributi di Dio.

Questa dottrina si sparse rapidamente, perché Ario la mise in canzoni che venivano insegnate ai lavoratori del porto di Alessandria e furono imparate da marinai che a loro volta la diffusero nei porti del Mediterraneo.

Ario basò la sua teologia sui versetti che chiamano Gesù Figlio unigenito, oltre che su Colossesi 1,15, che dice: «Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, il primogenito [generato prima] di ogni creatura».  Ario insegnò che, se il Figlio è generato, ciò significa che ha avuto un inizio, dato che la generazione implica una nascita. Quindi, spiegò, ci fu un tempo in cui il Figlio non esisteva.

«Il primogenito di ogni creatura» in Colossesi 1,15 è meglio inteso come Cristo erede di tutta la creazione, che ha i diritti e l’autorità conferita al primogenito, che è il capo o la guida della famiglia.

Quanto all’idea che “unigenito” significasse che Gesù fu creato o che non esisteva eternamente con il Padre, fu molto dibattuta da numerosi vescovi della chiesa a quei tempi.

La conclusione del concilio di Nicea

Nel 325 d.C. l’imperatore Costantino indisse il primo concilio ecumenico a Nicea (nell’attuale Turchia). Vi presero parte circa trecento vescovi. Lo scopo del primo concilio della chiesa fu di prendere una decisione riguardo agli insegnamenti di Ario. Il concilio condannò l’arianesimo come una falsa dottrina e quindi un’eresia, perché se Gesù fosse una creazione di Dio, non ci potrebbe essere una Trinità. Comunque è chiaro dalla Bibbia che esiste una Trinità; di conseguenza l’Arianesimo è una falsa dottrina. Mentre condannavano l’Arianesimo, si resero anche conto che dovevano trovare un’espressione che affermasse che il Figlio era Dio e coeguale e coeterno con il Padre. Dovettero anche definire la distinzione tra Padre, Figlio e Spirito Santo.

La difficoltà, in questo compito, era che nella Bibbia non esistono versetti che affermino in modo specifico che Gesù è coeguale con il Padre, o che è coeterno con Lui. Ci sono, comunque, molti versetti che rivelano che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono ognuno Dio. Ci sono versetti che dicono che la Parola (il Logos, Gesù) fu fatta carne e che quella stessa Parola era Dio ed era con Dio fin dall’inizio, che tutte le cose furono create per mezzo di Lui, e senza di Lui nessuna delle cose fatte fu fatta.[1] Mediante le cose che scrissero, gli autori del Nuovo Testamento espressero l’idea che Gesù e lo Spirito Santo erano ugualmente Dio insieme al Padre, anche se non lo dissero esattamente con quelle parole. Così, al concilio, i vescovi dovettero trovare le parole per esprimere con un linguaggio tecnico i concetti che erano stati essenzialmente recepiti, anche se non necessariamente esaminati teologicamente, fin dagli inizi del cristianesimo. Si espressero così in una dichiarazione formale chiamata il Credo di Nicea.

In questo credo diedero maggior chiarezza al significato inteso della parola generato/-genito. C’erano così tante scritture ad affermare o sottintendere che Gesù, il Figlio, era Dio, compresi i versetti che affermavano che aveva preso parte alla creazione, che il concilio stabilì che qualunque cosa gli scrittori originali avessero voluto dire con “generato”, non significava “creato”. La parola generato voleva esprimere il concetto che il Figlio aveva la stessa essenza del Padre, che esiste una differenza tra creare una cosa e generarla.[2]

Creare implica fare qualcosa di diverso da se stessi, mentre generato implica essere della stessa essenza o sostanza. Così, dire che il Figlio è generato vuol dire affermare che ha la stessa sostanza, la stessa essenza del Padre. La parola greca usata nel Credo di Nicea per spiegare questa essenza era homoousios, che significa “della stessa natura”. Questa parola esprimeva che il Figlio è Dio esattamente nello stesso senso in cui il Padre è Dio. Hanno la stessa natura divina, la stessa essenza o sostanza, il che li rende esseri uguali. Ciò significa che le tre persone della Trinità sono coeguali, non c’è subordinazione nella loro essenza e la seconda e terza persona della Trinità non furono create.

Ciò in definitiva significa che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uguali nella loro essenza divina; sono ugualmente Dio e ognuno di loro possiede gli attributi divini. Nessuno è più Dio, o più potente, o più saggio dell’altro. Se lo fosse, allora non sarebbe ugualmente Dio e ciò negherebbe la verità della Trinità. La comprensione del fatto che siano tutti ugualmente Dio nella loro essenza è fondamentale. In teologia questo concetto è noto come Trinità ontologica e significa che nella loro sostanza, o essenza, sono completamente uguali.

Mentre sono tutti ugualmente Dio e non c’è differenza nel loro essere, c’è una differenza nel rapporto tra di loro. C’è un ordinamento specifico nel loro rapporto all’interno della Trinità. Il Padre è unico nel modo in cui interagisce con gli altri come Padre. Il Figlio è unico nel modo in cui interagisce come Figlio. E lo Spirito Santo è unico nel modo in cui interagisce con il Padre e il Figlio come Spirito Santo. La differenza tra le persone è di rapporto, non di essere. Il Padre è sempre il Padre, il Figlio è sempre il Figlio e lo Spirito Santo è sempre lo Spirito Santo.

Il rapporto del Figlio con il Padre è sempre di Figlio. Il Padre non è generato dal Figlio e non procede dallo Spirito Santo. Invece, il Figlio è generato dal Padre e lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Il rapporto del Figlio con il Padre è tale che il Padre dirige e il Figlio obbedisce e risponde alla volontà del Padre. Lo Spirito Santo risponde sia alle direttive del Padre, sia a quelle del Figlio. Sono tutti esattamente uguali in sostanza, essenza e natura, sono tutti pienamente e completamente Dio, ma sono diversi nei loro rapporti e nei loro ruoli.

Per dirlo con un’analogia, lo si potrebbe interpretare come due giocatori che sono a) entrambi umani e b) entrambi membri della stessa squadra, che giocano in ruoli diversi. Sono entrambi umani, quindi hanno la stessa essenza. Nella squadra, però, uno potrebbe essere il capitano che dà le indicazioni e l’altro ha una posizione diversa e quindi un incarico diverso. La sua posizione nella squadra significa che obbedisce al modo di giocare impostato dal capitano. Obbedisce al capitano perché la sua posizione gli richiede di seguire le sue istruzioni, ma in sostanza non esiste subordinazione. Una cosa simile avviene nella Trinità; è come una squadra e ognuno ha un suo ruolo, ma sono tutti ugualmente Dio nella loro sostanza.

Lo scrittore Wayne Grudem lo spiega così: «Un altro modo di esprimerlo più semplicemente sarebbe dire “uguale in essenza ma subordinato nel ruolo”. Entrambe le parti di questa frase sono necessarie per una vera dottrina della Trinità: se non esiste un’uguaglianza ontologica, non tutte le persone sono pienamente Dio. Se però non esiste una subordinazione economica [dal greco oikonomikos: che ha a che fare con l’organizzazione delle attività o dei ruoli. —N.d.T.], allora non c’è una differenza insita nel rapporto tra le tre persone e di conseguenza non ci sono le tre persone distinte esistenti come Padre, Figlio e Spirito Santo per l’eternità».[3]

Il filosofo cristiano Kenneth Samples ha scritto: «I membri della Trinità sono qualitativamente uguali o attributi, natura e gloria. Mentre le Scritture rivelano una subordinazione tra le persone divine in termini di posizione o di ruolo (p.e. il Figlio si sottomette al Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio), non esiste assolutamente alcuna subordinazione (o inferiorità) di essenza o natura. Le persone sono quindi uguali in sostanza, ma subordinate solo per ruolo o posizione».[4]

Louis Berkhof lo esprime così: «La generazione [del Figlio] e la processione [dello Spirito Santo] avvengono all’interno dell’Essere Divino e implicano una certa subordinazione in quanto a esistenza personale, ma nessuna per quel che riguarda il possesso dell’essenza divina».[5]

La generazione del Figlio e la processione dello Spirito Santo avvengono nell’eternità. Non ci fu mai un momento in cui il Figlio non fosse generato, né lo Spirito procedesse. Il Padre non sarebbe stato eternamente Padre senza il Figlio eterno. Questa generazione di Dio Figlio e processione di Dio Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, non è una cosa che possiamo comprendere del tutto. Fa parte del mistero della Trinità; è una cosa che va al di là della nostra completa comprensione, considerando che siamo creature materiali che viviamo nel tempo e nello spazio, mentre Dio è il creatore eterno, fonte di ogni cosa. Anche se possiamo capire il concetto, i suoi meccanismi sono un mistero.

Le funzioni principali delle Persone della Trinità

Oltre all’organizzazione specifica all’interno del loro rapporto, c’è una differenza anche nei loro ruoli o nelle loro funzioni principali in relazione al mondo. Una maniera di spiegare in modo generale e in poche parole i concetti fondamentali di tutto ciò, è di attribuire la creazione principalmente al Padre, la redenzione principalmente al Figlio e la santificazione principalmente allo Spirito Santo. Ciò non significa che quello sia l’unico ruolo che ognuno ha, o che le altre persone non abbiano alcuna parte in quelle cose, perché non è così, ma la si può vedere come una funzione primaria di ogni persona della Trinità.

Per esempio, al momento della creazione vediamo che il Padre pronuncia i suoi vari «Vi sia…» per creare l’universo, ma vediamo anche il Figlio eseguire quegli ordini, come Parola/Logos che procede dal Padre, come è espresso in Giovanni 1,3 e altri versetti.

Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, e senza di Lui nessuna delle cose fatte è stata fatta.[6]

 

Per noi c’è un solo Dio, il Padre dal quale sono tutte le cose e noi in Lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, per mezzo del quale sono tutte le cose, e noi esistiamo per mezzo di Lui.[7]

 

In questi ultimi giorni [il Padre] ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio, che Egli ha costituito erede di tutte le cose, per mezzo del quale ha anche fatto l’universo.[8]

Vediamo che anche lo Spirito Santo era presente ed ebbe un ruolo nella creazione.

 

La terra era informe e vuota e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.[9]

 

Un altro esempio riguarda la nostra salvezza, la nostra redenzione e il nostro servizio per Dio. Dio Padre manda il Figlio e il Figlio obbedisce al volere del Padre morendo per l’umanità – cosa che solo il Figlio fa, non il Padre né lo Spirito Santo. Quando il Figlio ritorna in cielo dopo la resurrezione, Lui e il Padre mandano lo Spirito Santo a fortificare la nostra vita spirituale e a darci potenza e doni per permetterci di servire Dio.

Riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni.[10]

 

Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utilità comune. A uno infatti è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di conoscenza; a un altro fede, dal medesimo Spirito; a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti; a un altro diversità di lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Or tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, che distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole.[11]

Come potete vedere, ogni persona della Trinità ha funzioni diverse ed entro quelle funzioni esiste una subordinazione. Il Padre è il Padre, il Figlio obbedisce al Padre, lo Spirito Santo risponde alla volontà del Padre e del Figlio; comunque, nella loro natura, nella loro essenza divina, non c’è subordinazione; ognuno è pienamente e ugualmente Dio. Se nella loro natura o essenza ci fosse una subordinazione, allora non sarebbero ugualmente Dio e non esisterebbe una Trinità, perché il Padre sarebbe più Dio del Figlio o dello Spirito Santo. Comunque, le Scritture rivelano chiaramente che nella loro essenza sono tutti ugualmente Dio.[12]

Il nostro Dio è un solo Dio. È il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Tre Persone distinte, coeguali, coeterne, che esistono in perfetta unità e perfetto amore, ognuno con la stessa essenza, la stessa natura divina: tre Persone, un solo Dio. Incredibilmente meraviglioso!

(Continua nella parte 3)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutti i versetti biblici sono tratti dalla Sacra Bibbia, versione Nuova Diodati, copyright © La Buona Novella, Brindisi. Altre versioni spesso citate sono la versione Nuova Riveduta (NR), la versione C.E.I. (CEI) e la Traduzione in Lingua Corrente (TILC).


Bibliografia

Barth, Karl. The Doctrine of the Word of God, Vol.1 Part 2. Peabody: Hendrickson Publishers, 2010.

Berkhof, Louis. Systematic Theology. Grand Rapids: Wm. B. Eerdmans Publishing Company, 1996.

Cary, Phillip. The History of Christian Theology, Lecture Series. Lectures 11, 12. Chantilly: The Teaching Company, 2008.

Craig, William Lane. The Doctrine of the Trinity. Defenders Series Lecture.

Garrett, Jr., James Leo. Systematic Theology, Biblical, Historical, and Evangelical, Vol. 1. N. Richland Hills: BIBAL Press, 2000.

Grudem, Wayne. Systematic Theology, An Introduction to Biblical Doctrine. Grand Rapids: InterVarsity Press, 2000.

Kreeft, Peter, and Ronald K. Tacelli. Handbook of Christian Apologetics. Downers Grove: InterVarsity Press, 1994.

Lewis, Gordon R., and Bruce A. Demarest. Integrative Theology. Grand Rapids: Zondervan, 1996.

Milne, Bruce. Know the Truth, A Handbook of Christian Belief. Downers Grove: InterVarsity Press, 2009.

Mueller, John Theodore. Christian Dogmatics, A Handbook of Doctrinal Theology for Pastors, Teachers, and Laymen. St. Louis: Concordia Publishing House, 1934.

Ott, Ludwig. Fundamentals of Catholic Dogma. Rockford: Tan Books and Publishers, Inc., 1960.

Stott, John. Basic Christianity. Downers Grove: InterVarsity Press, 1971.

Williams, J. Rodman. Renewal Theology, Systematic Theology from a Charismatic Perspective. Grand Rapids: Zondervan, 1996.


[1] Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. Egli era nel principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, e senza di Lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. Giovanni 1,1-3

[2] Wayne Grudem, Systematic Theology, An Introduction to Biblical Doctrine (Grand Rapids: InterVarsity Press, 2000), p. 243.

[3] Wayne Grudem, Systematic Theology, An Introduction to Biblical Doctrine (Grand Rapids: InterVarsity Press, 2000), p. 251.

[4] Kenneth Samples, What the Trinity Is and Isn’t (Part 2), 2007.

[5] Louis Berkhof, Systematic Theology (Grand Rapids: Wm. B. Eerdmans Publishing Company, 1996), p. 89.

[6] Giovanni 1,3.

[7] 1 Corinzi 8,6.

[8] Hebrews 1,2.

[9] Genesi 1,2.

[10] Atti 1,8.

[11] 1 Corinzi 12,7–11.

[12] Come facile riferimento, ecco alcuni dei versetti biblici citati nella prima parte di “La Trinità”, che provano che:

 

Il Padre è Dio:

Tu sei mio Padre, il mio Dio e la Rocca della mia salvezza (Salmi 89,26).

Egli ricevette infatti da Dio Padre onore e gloria, quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto». (2 Pietro 1,17).

 

Il Figlio è Dio:

Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. Egli era nel principio con Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, e senza di Lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. (Giovanni 1,1–3).

Poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. (Colossesi 2,9).

 

Lo Spirito Santo è Dio:

Dio però le ha rivelate a noi per mezzo del suo Spirito, perché lo Spirito investiga ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi tra gli uomini, infatti, conosce le cose dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così pure nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio. (1 Corinzi 2,10–11).

La terra era informe e vuota e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso; e lo Spirito di DIO aleggiava sulla superficie delle acque. (Genesi 1,2).

 


Titolo originale: The Heart of It All: The Trinity - Part 2
Pubblicato originariamente in Inglese il 24 Maggio 2011