Il libro dei Galati: capitolo 1 (versetti 11-24)

Febbraio 6, 2024

di Peter Amsterdam

[The Book of Galatians: Chapter 1 (Verses 11–24)]

Nel versetto 10 del primo capitolo dei Galati, Paolo chiese se stesse cercando l’approvazione dell’uomo o quella di Dio; poi affermò che, se avesse cercato di piacere agli uomini, non sarebbe stato un servo di Dio. Proseguì dicendo:

Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunciato non è opera d'uomo.1

Gli insegnamenti di Paolo non erano semplicemente umani, ma avevano un’origine divina. Probabilmente rispondeva alle accuse rivoltegli dagli ebrei cristiani suoi oppositori. Credevano che il vangelo di Paolo fosse di natura umana, che fosse privo di autorità o validità; che fosse un vangelo che compiaceva gli uomini lasciando fuori alcuni elementi importanti ed essenziali, come la necessità di essere circoncisi e di osservare la legge mosaica.

Perché io stesso non l'ho ricevuto né l'ho imparato da un uomo, ma l'ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo.2

Anche se Paolo enfatizzò che i suoi insegnamenti non venivano da esseri umani, ciò non significa che nessun altro credente avesse mai insegnato a Paolo qualcosa sulle dottrine cristiane. Il punto qui era che l’insegnamento centrale del vangelo gli era stato dato da Gesù sulla via di Damasco (vedi Atti 9,1-22). È probabile che avesse già qualche idea di ciò che i cristiani credevano quando perseguitava la chiesa prima della sua conversione, ma, essendo incredulo, non aveva capito il messaggio predicato dai cristiani ed era convinto che la fede cristiana mettesse in pericolo l’importanza della legge mosaica. Fu solo dopo essere diventato un credente che comprese che la fede in Gesù come Messia e Figlio di Dio non minacciava gli insegnamenti del Vecchio Testamento, ma li completava.

Infatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quando ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo.3

Paolo si riferisce alla sua precedente “condotta nel passato, quando era nel giudaismo” prima di incontrare Cristo sulla via di Damasco e la mette in contrasto con la sua vita dopo la conversione. Fu chiamato e convertito quando Gesù gli apparve. Nella sua vita precedente seguiva le dottrine ebraiche e le sue pratiche codificate nella legge mosaica e nella Torà. Dopo la conversione, rimase ebreo etnicamente, ma non ebbe più alcuna parte nel giudaismo. Alcuni dei suoi oppositori cristiani credevano che la fede in Cristo includesse l’osservanza della legge mosaica; Paolo dissentiva veementemente da quella veduta.4

L’affermazione di Paolo riguardo alla persecuzione della chiesa rispecchia ciò che è scritto nel libro degli Atti5 e in altre parti delle sue lettere.6 È un’altra prova che Paolo fu chiamato e convertito sulla via di Damasco.

Prima della sua conversione, Paolo credeva che perseguitare i cristiani dimostrasse il suo zelo per Dio.7  Era convinto che Gesù non fosse il Messia e che quelli che credevano in Lui si sbagliassero. Quindi, quando Dio gli rivelò Gesù mentre era in viaggio per Damasco, rimase attonito al capire che la sua passione era mal diretta e che si era completamente sbagliato riguardo a Gesù e ai suoi seguaci.

Mi distinguevo nel giudaismo più di molti coetanei tra i miei connazionali, perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri.8

Paolo era una giovane stella nascente nel giudaismo ed era più avanti dei suoi colleghi studenti. Era discepolo di Gamaliele, che era un fariseo influente e membro del consiglio supremo ebraico, il Sinedrio. (In Atti 5,34 leggiamo che Gamaliele difese Pietro e gli altri apostoli davanti al sinedrio che intendeva ucciderli.) Da fariseo, Paolo cercava di compiacere Dio in ogni area della sua vita. Seguiva zelantemente le tradizioni ebraiche, il che significava che seguiva lo stile di vita dei farisei. Credeva che perseguitare i cristiani dimostrasse il suo impegno per il giudaismo.

Ma Dio che m'aveva prescelto fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra gli stranieri. Allora io non mi consigliai con nessun uomo.9

Il cambiamento nella vita di Paolo, da persecutore di chi credeva in Cristo ad apostolo di Cristo, avvenne per mano di Dio. Non c’era motivo perché lui, un opponente attivo di Gesù e di chi credeva in Lui, dovesse accettarlo improvvisamente come Signore. Qui Paolo si riferisce a Gesù come al Figlio di Dio e lo fa diciassette volte nelle sue lettere. Che Gesù fosse il Figlio implica la sua preesistenza, oltre a indicare il suo rapporto unico e speciale con Dio.

Paolo continua a enfatizzare che la sua trasformazione era opera di Dio, che lo aveva destinato fin dal grembo di sua madre a essere un apostolo e lo aveva chiamato in un momento così speciale della storia. Il linguaggio che usa qui è un parallelo alla chiamata di Isaia e di Geremia come profeti. In Isaia 49 leggiamo: Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno, ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.10 Nel libro di Geremia leggiamo che Dio gli disse: Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni.11

Dio aveva chiamato Paolo mediante la sua grazia; quella chiamata fu efficace, perché Paolo rispose. Non si offrì volontario per diventare un apostolo, ma fu convocato da Dio. Il suo ministero come apostolo ebbe origine per la grazia di Dio che perdonò i suoi peccati commessi prima della conversione.

Dio aveva chiamato Paolo perché potesse predicare il vangelo. Lui era molto consapevole del suo incarico di andare ai Gentili. Nel libro degli Atti leggiamo che un discepolo di nome Anania ricevette dal Signore delle istruzioni di andare a imporre le mani su Paolo, che era stato colpito da cecità. Va', perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re e ai figli d'Israele. 12Paolo aveva perseguitato i cristiani, ma tutto cambiò quando Anania impose le mani su di lui e disse: “Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo”. In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle squame, e ricuperò la vista; poi, alzatosi, fu battezzato.13

Quando Dio chiamò Paolo per farne un apostolo e gli rivelò il vangelo, lui “non si consigliò con nessun uomo”. Non corse a chiedere ad altri la legittimità della rivelazione. Anche se i falsi insegnanti in Galazia dubitavano che il suo apostolato fosse legittimo, Paolo seppe fin dall’inizio, senza ombra di dubbio, di essere stato chiamato come apostolo e di dover predicare tra i Gentili.

…né salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma me ne andai subito in Arabia; quindi ritornai a Damasco.14

Oltre a non consultarsi con nessuno, Paolo non corse nemmeno a Gerusalemme a controllare la legittimità della rivelazione che Dio gli aveva dato, cercando una convalida da parte degli apostoli. Dato che aveva ricevuto il vangelo per rivelazione di Gesù Cristo, non aveva bisogno che altri ne confermassero la verità. Dopo aver passato qualche tempo a Damasco, Paolo andò in Arabia; in seguito, ritornò a Damasco. Anche se il libro degli Atti non cita i viaggi di Paolo in Arabia, la sua lettera ai Galati include questa informazione.

Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa e stetti da lui quindici giorni.15

Paolo predicò il vangelo per tre anni prima di andare a Gerusalemme per incontrare per la prima volta l’apostolo Pietro, chiamato anche Cefa. Con solo due eccezioni (Galati 2,7-8), Paolo si riferisce a Pietro come Cefa, che era il suo nome aramaico.16

Il vangelo insegnato da Paolo non dipendeva dagli apostoli, perché aveva già predicato la buona notizia ai Gentili in Arabia e a Damasco. I tre anni a cui Paolo si riferisce probabilmente si riferiscono agli anni passati dalla sua conversione, il che è conforme al racconto della visita di Paolo a Gerusalemme, in Atti 9,26-30, quando Barnaba lo presentò agli apostoli.

I commentatori hanno vedute diverse sul motivo per cui Paolo andò a Gerusalemme a vedere Pietro. Alcuni dicono che Paolo desiderava alcune informazioni da lui. Altri credono che ci andò per fare la sua conoscenza, senza alcuna intenzione di chiedere informazioni. In ogni modo, il punto principale è l’indipendenza di Paolo da Pietro nella predicazione del vangelo. Paolo non andò da Pietro per avere informazioni sul vangelo, perché lo aveva ricevuto indipendentemente sulla via di Damasco.17 Comunque, probabilmente chiese a Pietro delle informazioni su Gesù e fu grato di saperne di più sui suoi insegnamenti e sulle sue azioni. È probabile che anche Pietro abbia ricevuto da Paolo alcune nozioni su ciò che Gesù gli aveva insegnato sulla via di Damasco.

E non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore.18

Non solo il tempo che Paolo passò con Pietro fu limitato (quindici giorni), ma non vide nemmeno gli altri apostoli, tranne Giacomo, fratello di Gesù. Prima della morte di Gesù, Giacomo e gli altri fratelli, Giuseppe, Simone e Giuda, non credevano che Gesù fosse il Messia. Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui.19 I suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé».20 Comunque, dopo la morte e risurrezione di Gesù, credettero e Giacomo divenne il leader dei cristiani ebrei a Gerusalemme.21 Leggiamo che Gesù apparve a Giacomo dopo la sua risurrezione.22

Paolo prosegue, dicendo:

Ora, riguardo a ciò che vi scrivo, ecco, vi dichiaro, davanti a Dio, che non mento.23

Giurando di dire la verità, Paolo dimostra quanto è importante per lui questa discussione. Dimostra anche che i giudaizzanti mettevano in dubbio la sua autorità apostolica. Paolo usa un giuramento anche in altri momenti, quando vuole sottolineare l’importanza di ciò che dice, o quando pensa che gli ascoltatori contesteranno o metteranno in dubbio ciò che dice.24

Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia.25

Paolo spiegò il suo itinerario per difendere l’indipendenza del suo vangelo. Si fermò a Gerusalemme solo per un breve periodo e ci andò tre anni dopo la sua conversione. Dopo la sua breve visita a Gerusalemme, Lascò la Palestina e andò in Siria e in Cilicia. Queste due regioni formavano una singola provincia romana ai tempi in cui Paolo scrisse la lettera ai Galati. Il viaggio di Paolo in Siria e Cilicia concorda con Atti 9,30: I fratelli, saputolo, lo condussero a Cesarea e di là lo mandarono a Tarso.26 Tarso era nella regione della Cilicia.

Ma ero sconosciuto personalmente alle chiese di Giudea, che sono in Cristo.27

Paolo incluse questa frase per sottolineare di aver passato poco tempo a Gerusalemme e in Palestina in genere. Non passò tempo a cercare altri. La maggior parte dei credenti in Giudea non incontrò né conobbe Paolo personalmente.

Sentivano soltanto dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora predica la fede che nel passato cercava di distruggere».28

Anche se pochi nelle chiese della Giudea videro Paolo, sentirono senz’altro parlare di lui, perché notizie su di lui si erano diffuse nella regione. Avevano sentito dire che Paolo aveva avuto un cambiamento drammatico nella vita, passando da persecutore dei cristiani a predicatore del vangelo.

Leggiamo che ora Paolo predicava la fede, che in questo caso significa che insegnava la fede cristiana, il “corpo dottrinale”.

E per causa mia glorificavano Dio.29

Le chiese della Giudea erano testimoni della trasformazione avvenuta in Paolo, anche se non lo conoscevano personalmente. Non dubitavano della sua conversione o della sua chiamata, né della sua esperienza sulla via di Damasco; al contrario, lodavano Dio per la conversione di Paolo. Capivano che Dio meritava la gloria, perché era stato Lui a salvare Paolo dalla “presente malvagia età”.30

(Continua.)


Nota

Se non altrimenti indicato, tutte le citazioni bibliche sono tratte da: La Nuova Riveduta, Copyright © 2006 Società Biblica di Ginevra. Tutti i diritti riservati.


1 Galati 1,11.

2 Galati 1,12.

3 Galati 1,13.

4 Galati 1,8–9.

5 Atti 7,58–8,3; 9,1–2.13–14.21; 22,3–5.19–20; 26,4–5.9–11.14–15.

6 1 Corinzi 15,9; Filippesi 3,6; 1 Timoteo 1,13–16.

7 Filippesi 3,6.

8 Galati 1,14.

9 Galati 1,15–16.

10 Isaia 49,1.

11 Geremia 1,5.

12 Atti 9,15.

13 Atti 9,17–18.

14 Galati 1,16–17.

15 Galati 1,18.

16 1 Corinzi 1,12; 3,22; 9,5, Galati 2,9.11.14.

17 Atti 9,3–19.

18 Galati 1,19.

19 Giovanni 7,5.

20 Marco 3,21.

21 Atti 12,17; 15,13–21; 21,18–25.

22 1 Corinzi 15,7.

23 Galati 1,20.

24 Romani 1,9; 9,1; 2 Corinzi 1,23; 11,10; 1 Timoteo 2,7.

25 Galati 1,21.

26 Atti 9,30.

27 Galati 1,22.

28 Galati 1,23.

29 Galati 1,24.

30 Galati 1,4–5 LND.


Pubblicato originariamente in inglese il 1° agosto 2023.